Sulla bidimensionalità della fotografia

Con la mostra “Twice”, Cyrille Weiner e Gregory Lacoua, rispettivamente fotografo e designer, riflettono sulle possibili strategie espositive delle immagini fotografiche.

Il primo piano della galleria Laurent Mueller a Parigi è stato occasionalmente riconfigurato dall’intervento sperimentale di due artisti riuniti per presentare una riflessione comune sulla costruzione dello spazio attraverso l’immagine.

Cyrille Weiner e Gregory Lacoua, rispettivamente fotografo e designer, hanno concepito e realizzato collettivamente l’allestimento di una piccola sala, per riflettere sull’utilizzo sperimentale dello spazio da parte della della bidimensionalità fotografica.

Vista della mostra “Twice, Cyrille Weiner et Grégory Lacoua”, Galerie Laurent Mueller, Parigi

L’esposizione “Twice”, inserita all’interno del ciclo di mostre “Code Inconnu” e curata da Marguerite Pilven, evoca, già dal titolo, una relazione biunivoca tra due discipline, e indaga un uso pragmatico e concettuale delle possibili strategie espositive per l’immagine fotografica. L’intento è associare l’esperienza contemplativa di una fotografia a un’esperienza scenografica di allestimento. Il visitatore è accolto all’interno di uno spazio immersivo, dove le immagini delimitano le quattro superfici della stanza. I due artisti giocano con il potere intrinseco delle immagini di ridurre le quattro dimensioni dello spazio-tempo alle due dimensioni della “superficie sensibile”. La dimensione raccolta e intima della sala espositiva favorisce l’ingresso del visitatore nel mondo delle immagini, creando un rapporto diretto con il pubblico.

Vista della mostra “Twice, Cyrille Weiner et Grégory Lacoua”, Galerie Laurent Mueller, Parigi

La riflessione proposta da questa installazione riguarda le diverse modalità che consentono all’immagine fotografica di comporre lo spazio. Il contesto, ossia l’ambiente in cui l’immagine viene presentata, è plurale: è composto, in questo caso, da tre livelli di presentazione e diffusione delle immagini.

Le immagini sono innanzitutto appese al muro, e questo costituisce il primo livello. Pur essendo un gesto che garantisce alla foto lo statuto di opera d’arte, la disposizione sulle pareti è insolita, così che il visitatore può, attraverso un processo interattivo, ripetere l’esperienza del fotografo nella sua personale ricerca.

Vista della mostra “Twice, Cyrille Weiner et Grégory Lacoua”, Galerie Laurent Mueller, Parigi

Le fotografie di Cyrille Weiner sono poi stampate sul libro Twice, pubblicato da éditions 19/80 e presentato in occasione della mostra. Il libro diventa, quindi, il secondo livello di diffusione dell’immagine, in quanto oggetto tridimensionale, che partecipa alla creazione dello spazio espositivo. Le fotografie sono composte all’interno di due volumi uniti che si possono osservare insieme o alternando la parte di destra a quella sinistra. L’effetto di duplicazione della visione sulle quattro pagine del libro ne aumenta il potere tridimensionale ed è capace di dare vita a una relazione visiva sempre diversa tra le immagini contenute all’interno. Quella di sfogliare il doppio libro è un’esperienza tutta personale per il visitatore-lettore, un momento in cui è possibile seguire le marce fotografiche di Weiner, che hanno l’intento d’indagare il processo continuo di trasformazione del territorio contemporaneo da parte dell’uomo.

Vista della mostra “Twice, Cyrille Weiner et Grégory Lacoua”, Galerie Laurent Mueller, Parigi

Infine – ed ecco il terzo livello di rappresentazione – le fotografie sono contenute all’interno di un “banco di riproduzione”. Questo dispositivo concepito per la mostra ed è costituito da un supporto ligneo, nel quale s’incastrano tre immagini stampate su vetro realizzate dal fotografo francese. Così come le fotografie ri-producono la realtà, questo oggetto intende riprodurre una definizione d’immagine nel quale i segni visivi di ogni fotografia si alternano e si sovrappongono alla creazione di un insieme omogeneo. In questo modo, i due artisti interrogano una nuova dimensione dell’immagine, non più caratterizzata dalla superficie, ma dalla profondità degli strati che la compongono. Lo spettatore è invitato a esplorare lo “spessore” materico delle immagini. Il lavoro di Weiner, caratterizzato da una ricostruzione di frammenti, è condensato in una stratificazione visiva.

Vista della mostra “Twice, Cyrille Weiner et Grégory Lacoua”, Galerie Laurent Mueller, Parigi

È possibile ritrovare nella volontà espressiva di questa mostra la stessa inquietudine del regista tedesco Werner Herzog che, nel lontano 1983, rifletteva sulla necessità di rinnovare la rappresentazione del mondo presentando delle immagini “chiare, pulite e trasparenti”. In effetti, la trasparenza reale delle fotografie di Cyrille Weiner consente di ritrovare l’ordine nuovo nell’aspetto del paesaggio contemporaneo. Il messaggio intrinseco di questo dispositivo fotografico permette infine di ricostruire una nuova relazione con il reale, attraverso una sedimentazione di tracce e segni che riuniscono in una presentazione armonica l’artificio e la natura.

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Fino al 14 marzo 2015
Twice, Cyrille Weiner et Grégory Lacoua
Curata da Marguerite Pilven
Galerie Laurent Mueller
75 rue des Archives, Paris