In una Città del Messico enorme, pulsante di vita e crescita, dove diverse storie umane cercano i loro spazi là dove gli spazi dell’abitare si fanno sempre più piccoli, è arrivata la Terraza Alba di Omar Vergara Taller. È una storia che si svolge sul rooftop di un edificio nell’area di Narvarte, dove una coppia di matematici cercava lo spazio per il lavoro, la convivialità, e la coltivazione di un hobby molto specifico: produrre birra artigianale. Attorno a un’idea di luce, alle diverse identità che può assumere una tenda, e soprattutto attorno a un bancone-scultura plasmato dai gesti del condividere e da un retaggio culturale profondo, è nata la Terraza. Attorno a questi elementi, e all’intuizione di alcune opportunità.
Terrazza Alba a città del Messico è il cuore della casa messicana
Tra la ceramica verde e le terre di Oaxaca, Omar Vergara Taller ha ampliato un appartamento con un rooftop ibrido dove si snodano sociale e privato, accogliendo la città intorno come un paesaggio.
Foto Cúmulo Taller, Omar Vergara
Foto Cúmulo Taller, Omar Vergara
Foto Cúmulo Taller, Omar Vergara
Foto Cúmulo Taller, Omar Vergara
Foto Cúmulo Taller, Omar Vergara
Foto Cúmulo Taller, Omar Vergara
Foto Cúmulo Taller, Omar Vergara
Foto Cúmulo Taller, Omar Vergara
Foto Cúmulo Taller, Omar Vergara
Foto Cúmulo Taller, Omar Vergara
Foto Cúmulo Taller, Omar Vergara
Foto Cúmulo Taller, Omar Vergara
Foto Cúmulo Taller, Omar Vergara
Foto Cúmulo Taller, Omar Vergara
Foto Cúmulo Taller, Omar Vergara
Foto Cúmulo Taller, Omar Vergara
Foto Cúmulo Taller, Omar Vergara
Foto Cúmulo Taller, Omar Vergara
Foto Cúmulo Taller, Omar Vergara
Foto Cúmulo Taller, Omar Vergara
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Courtesy Omar Vergara Taller
Courtesy Omar Vergara Taller
Courtesy Omar Vergara Taller
Courtesy Omar Vergara Taller
Courtesy Omar Vergara Taller
Courtesy Omar Vergara Taller
Courtesy Omar Vergara Taller
View Article details
- Giovanni Comoglio
- 02 febbraio 2026
- Narvarte, Città del Messico
- Omar Vergara Taller
- 27 mq (spazio coperto); 47 mq (terrazza)
- residenza
- 2025
È nata da un’abitudine semplice, quella di stare assieme per preparare qualcosa. La vita è richiamata attorno al bancone verde, materializzazione del cuore del progetto, poi pulsa per tutta la casa, innescando i rituali e le atmosfere delle cucine di Oaxaca.
Omar Vergara
È Omar Vergara, che nel 2017 ha fondato Omar Vergara Taller, a raccontarci queste svolte. Prima di tutto, una casa che già in partenza ne conteneva potenzialmente un’altra: “Oggi a Città del Messico, se compri gli appartamenti dell’ultimo piano, ti viene anche venduta la possibilità di un’estensione al piano superiore”.
Ed ecco che in aggiunta ai 95 mq di casa in cui concentrare le funzioni convenzionali, compare quello spazio ibrido che i proprietari non avevano ancora ben focalizzato: “Volevano qualcosa di semplice, una copertura per il barbecue, ma dopo i primi incontri abbiamo visto un grande potenziale qui, per creare uno spazio totalmente differente nella città, differente anche dallo stesso appartamento al livello inferiore”.
La cliente, poi, viene da Oaxaca, uno stato del Messico denso di cultura materiale e naturale: “Dico sempre che Oaxaca è speciale”, aggiunge Vergara, “perché lì prevale lo spirito indigeno della nostra cultura messicana”. Il verde che punteggia tutto lo spazio è una traduzione nella quotidianità domestica delle cromie dei minerali della regione, ci spiega dallo studio Valeria Flores, e l’origine è la stessa per la tonalità delle terre che ritroviamo alle pareti.
Poi, la cucina.
Il ruolo del bancone, del monolite piastrellato di verde che orienta l’intero spazio, è quello che ha la cucina nella tradizione messicana: “È un luogo che guarda alla vita della famiglia e dell’intera comunità, quello attorno a cui la vita si svolge per davvero, come in un ciclo: ti ritrovi e parli con la tua famiglia la mattina, mangi assieme a metà giornata e ceni assieme la sera; ma anche le feste e i ritrovi più larghi succedono lì. È il cuore della casa messicana”.
E attorno a questo cuore si sviluppa la distribuzione di questa terrazza ibrida, conviviale e abitabile, dove rifugiarsi per il relax o il lavoro, oppure ancora dove invitare amici e visitatori: gravita attorno a esso, e coi suoi flussi ne determina al tempo stesso la forma plastica e sinuosa, in una coreografia dell’abitare.
Una grande tenda diventa lo strumento per definire questi flussi, seguendo i diversi scenari che si vogliono creare nello spazio: può separare il bancone nella sua funzione di beer lab dall’area tv e dallo studio, oppure isolare il solo studio lasciando in continuità tutto lo spazio sociale, accessibile direttamente dalle scale del condominio senza bisogno di attraversare il nucleo della casa, e proteso verso la parte aperta del terrazzo, bordata da una panca in muratura.
Anche quando la città sembra opprimente, da qui ci è concesso osservarla, da questo punto elevato dove il caos si trasforma in paesaggio.
Senza voler scomodare il progetto anni ’70 di Renzo Piano, quella che si esplora sul tetto di questo palazzo urbano è una casa evolutiva, è un’atmosfera che prende forma dalla cultura e dalla materia di diversi luoghi, tutti legati alla vita di chi la abita.
Traguardando le sue vetrate coi loro telai sottili di ferro verde, si potrebbe trovare una traccia di quella Città del Messico che Luca Guadagnino ha provato ad evocare negli interni-modello del suo Queer, senza raggiungerne le esasperazioni chimiche figlie di Burroughs: un cielo urbano che entra dentro muri leggeri, mentre i tetti degli altri edifici generano un tappeto vivo appena sotto.
È la storia della città che si compenetra con quella di una famiglia, con le sue radici, tradotta dalla presenza ancestrale di materia e artigianato che incontra i gesti di un vivere contemporaneo.
- Omar Vergara, Uriel Herrera, Ana López
- Arriaga Castillo Ingenieros
- Arroyo Arquitectos
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