Condensatore culturale

A Milano, nell’area Garibaldi-Repubblica, Varesine e Isola, tra le torri imponenti del piano di riqualificazione urbana, un edificio minuto progettato da Boeri Studio ha raccolto l’eredità dell’ex Stecca degli artigiani: l’Incubatore dell’Arte è uno spazio per tutti.


Questo articolo è stato pubblicato su Domus 967 marzo 2013


L’Incubatore dell’Arte è un piccolo edificio pubblico di poco più di 800 mq, un tassello del mastodontico piano di rinnovamento dell’area Garibaldi-Isola. Eppure, è una struttura estremamente significativa, fondamentale nell’ecologia urbana, sociale ed economica del quartiere in cui s’inserisce. Senza la costruzione dell’Incubatore dell’Arte, oggi forse non ci sarebbe nessun altro nuovo edificio nell’area o, assai più probabilmente, la realizzazione del piano di ridisegno urbano avrebbe creato tensioni sociali ancora più grandi.
L’Incubatore rappresenta una parte significativa del risarcimento dovuto dagli immobiliaristi e dall’autorità municipale agli abitanti del quartiere per il controverso abbattimento di una costruzione industriale abbandonata: l’ex Brown Boveri era divenuta nel tempo sede di numerose attività artigianali, luogo per pratiche di urbanistica partecipata, centro sociale dal carattere inclusivo e spazio a disposizione di un’ampia gamma di associazioni—tra cui Apolidia, Architetti Senza Frontiere–Italia , Cantieri Isola , Associazione +bc , GAS Isola Critica, La compagnia del parco-circolo Legambiente, Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica–Lombardia e Controprogetto. Molti di questi gruppi hanno trovato una nuova sede nell’Incubatore dell’Arte; altri—come Ciurma, il Coro di Micene e Cinemaperto—si sono aggiunti.
In apertura: la sede dell’AIAB–Lombardia. Qui sopra: l’edificio si trova sul confine del futuro Parco della Biblioteca degli Alberi, accanto alla Fondazione Riccardo Catella e ai giardini pubblici. Un aggetto di circa 13 m protegge una gradinata che può essere usata come teatro all’aperto.

Ogni cinque anni, il Comune ne metterà a bando gli spazi, nel tentativo di mantenere attivo il carattere sociale dell’intervento. Boeri Studio (Stefano Boeri, Gianandrea Barreca, Giovanni La Varra) ha curato la progettazione dell’edificio con grande attenzione, nonostante le contenute risorse economiche disponibili, consapevole dell’importanza sociale e anche affettiva della struttura e, soprattutto, del suo contenuto possibile.
L’Incubatore dell’Arte è un semplice parallelepipedo allungato, alto due piani, quasi completamente rivestito di lamiera di alluminio stirata. Il colore dominante dell’esterno—grigio chiaro—, il suo aspetto metallico e le proporzioni minute lo inseriscono nella tradizione dei modesti edifici industriali e artigianali della Milano della seconda metà del Novecento, consentendogli di essere appropriato, per contrappunto, rispetto al suo contesto immediato, composto da utilitari volumi di mattoni, coppi e intonaco.
L’Incubatore dell’Arte ha preso il posto della Stecca degli artigiani: l’ex fabbricato industriale è stato demolito, tra le proteste, nel 2007, nell’ambito del piano di riqualificazione Garibaldi-Repubblica, Varesine e Isola. Alla fine degli anni Ottanta, la Stecca fu occupata da artisti, artigiani e associazioni, e trasformata in centro sociale. L’edificio, che le associazioni hanno avuto in comodato d’uso gratuito, è stato riaperto nel 2012. Nella foto, la sede delle associazioni BRIChECO e +bc

Il linguaggio perfettamente contemporaneo delle bucature dialoga a distanza con le grafie della mole non indifferente di torri che stanno crescendo poco più lontano, a nord, ovest e a sud dell’Incubatore. Bizzarramente, le finestre verticali sembrano mimare in maniera precisa i contrafforti che contribuiscono a sostenere la parete cieca di un edificio che gli volge le spalle e che affaccia sul suo stesso giardino, a ovest. Il disegno della copertura è estremamente curato, con la medesima lamiera dei lati lunghi che gira a rivestire il tetto; un unico taglio ospita i pannelli fotovoltaici e un pannello solare. L’Incubatore è un’architettura educata e civile, da qualsiasi angolo la si osservi.
Il disegno degli esterni gioca sulla contrapposizione materica: i due prospetti nord-ovest e sud-est sono definiti da ampie superfici vetrate, mentre quelli laterali sono rivestiti con una maglia metallica che avvolge con continuità la costruzione. I pannelli frangisole fissi e la lamiera bucherellata creano in facciata un gioco di ombre.

La raffinata eleganza del rivestimento, l’accurata precisione del sistema di posa e il ritmo calcolato dei giunti non solo sono partecipi di un linguaggio contemporaneo di respiro internazionale, ma si ricollegano alle opere migliori della straordinaria stagione milanese tra gli anni Cinquanta e Settanta, quando una schiera di abilissimi architetti-designer costruiva edifici notevoli a partire dal montaggio e dalla trasfigurazione di materiali spesso ordinari, ma prodotti da un’industria di qualità: l’architettura come oggetto di design—solo più in grande—, nella tradizione, per esempio, della coppia Mangiarotti-Morassutti.
Ecco, quindi che la costruzione è quasi completamente a secco, a partire dalla struttura metallica e dai pannelli di tamponamento e isolamento, fino al rivestimento esterno: processo, questo, da sempre poco popolare nel panorama dell’edilizia civile in Italia e oggi, forse, ancora meno di 50 anni fa. La costruzione a secco promette anche una facile riconfigurazione degli spazi interni (a eccezione del nucleo di cemento armato contenente l’ascensore e i servizi igienici), nel caso in cui dovessero cambiare in maniera radicale le esigenze o la destinazione d’uso della costruzione.


Scelte legate al contenimento dei costi hanno spinto alla semplificazione di alcune soluzioni, anche in corso d’opera: gli stessi pannelli di lamiera stirata che rivestono le facciate avrebbero dovuto ricoprire anche le finestre verticali, con la possibilità di essere regolati per filtrare l’afflusso di luce naturale e creare un oggetto architettonico dall’aspetto mutevole. Efficacemente, i progettisti hanno optato per dei frangisole fissi, sempre in lamiera stirata, raddoppiata per garantire la rigidità necessaria, bloccati a 90 gradi rispetto al piano verso sud. L’interno, intonacato di bianco, è oltremodo semplice; i soffitti del piano terra mostrano con onestà la lamiera corrugata e tutti i pavimenti sono in cemento elicotterato. La neutralità degli ambienti dovrebbe favorire il processo, già iniziato, della loro appropriazione e personalizzazione da parte delle associazioni.
Diversamente, gli spazi comuni non rinunciano alle ambizioni del linguaggio architettonico, come nella riuscita sequenza spaziale fornita dalla grande stanza al primo piano, affacciata a sud sui gradoni utilizzabili per spettacoli all’aperto, a loro volta protetti da un forte aggetto della copertura. Dalla sala sopraelevata, si potrà godere di una vista unica sul futuro Parco della Biblioteca degli Alberi, disegnato da Petra Blaisse (Inside Outside): l’argentea copertura aggettante dell’Incubatore dell’Arte focalizzerà la vista sullo spettacolo della natura progettata, contemporaneamente celando le alte torri in costruzione più a sud. Andrea Zanderigo. Architetto

Architetti

Boeri Studio (Stefano Boeri, Gianandrea Barreca, Giovanni La Varra)
Gruppo di progetto
Marco Brega (project coordinator), Chiara Quinzii (project leader); Alessandro Agosti, Daniele Barillari, Frederic De Smet, Kristina Drapic, Marco Giorgio, Inge Lengwenus (collaboratori)
Strutture, Impianti
TEKNE
Supervisione costruzione
Boeri Studio, TEKNE
Progetto Paesaggistico del Parco della Biblioteca degli Alberi
Petra Blaisse/Inside Outside
General Contractor
COIMA
Committente
Hines Italia
Area Costruita
800 mq (lordi)
Costo
€ 1,8 milioni
Fase Progettuale
2006—2009
Costruzione
2010

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