Da Freewayland all'autorimessa

Il progetto di Space International per il recupero dei Mackey Apartments di Rudolph Schindler è al contempo pragmatico e sublime: rendendo omaggio all'esistente con un gioco di contrasti, lo studio ha ideato un contrappunto di 75 metri quadrati a sbalzo sulle autorimesse.

Reyner Banham, in Los Angeles. L'architettura di quattro ecologie, descrive Freewayland: le distese pianeggianti che costeggiano l'autostrada I-10 e le ex fattorie in direzione di Irvine e Pomona. Banham intitolò spiritosamente il capitolo dedicato a questi territori suburbani The Plains of Id , Le pianure dell'Es. Ma in realtà l'architettura è il paesaggio dell'Ego. A Los Angeles le icone dell'architettura moderna arrivano fin sulle colline. Residenze e case d'appartamenti si arrampicano su per i pendii e i canyon, si inerpicano quanto glielo permette l'economia e si spingono fin sulle creste. Freewayland notoriamente appare come sfondo nelle fotografie di queste abitazioni: una griglia di luci ammiccanti in lontananza. In questa griglia lontana, in una via a sud del Miracle Mile, il "Chilometro del miracolo" dove un antico immobiliarista risparmiava sul verde, ci sono i Mackey Apartments, progettati nel 1939 da Rudolph Schindler. L'incarico di Pearl Mackey era limitato: tre unità residenziali e un attico su due piani destinato a lei stessa. Il contenitore squadrato intonacato di bianco, spezzato dallo slittamento di volumi tipico dell'architetto, è una delle poche sortite di Schindler a Freewayland. Con due eccezioni (la Buck House e l'iconica Chase House, situata in Kings Road nella piattissima West Hollywood) le sue case d'abitazione tendevano a inerpicarsi o a spenzolarsi dalle colline.

Nei Mackey Apartments, con pochi elementi topografici su cui giocare, Schindler rivolse la sua attenzione al paesaggio domestico. Poco si sa delle motivazioni che spingevano Pearl Mackey a costruire la palazzina d'appartamenti. Una casa pratica per una vedova che traeva un supplemento di reddito dagli affitti, pare. Judith Sheine, specialista di Schindler, cita il taccuino dell'architetto di quegli anni, conservato negli archivi della University of California a Santa Barbara, che documenta un rapporto burrascoso tra committente e progettista. L'interno, infinitamente idiomatico, riflette la predilezione dell'architetto per gli spazi compatti e complessi. Armadi e sedute integrati nelle pareti riempiono gli angoli delle stanze. Schindler compone luce naturale e legno in striature accuratamente articolate. Gli appartamenti sono completamente differenti; ognuno adotta una sua logica complessiva particolare. Anche gli spazi esterni sono strettamente controllati. Siepi di bosso incorniciano un giardino al piano terreno, che prolunga l'interno nell'esterno ma riprende anche la tensione verso l'interno dell'architettura.

Space International: recupero dei Mackey Apartments e spazio espositivo, Los Angeles

Nel 1995 la Repubblica Austriaca acquistò i Mackey Apartments e il MAK Center (che ha la sua sede centrale di Los Angeles nella Chase House) attualmente usa l'edificio per ospitarvi gli artisti e gli architetti che partecipano ai suoi programmi di attività residenziale. Alla metà degli anni Novanta il Central Office of Architecture di Los Angeles ha iniziato una ristrutturazione e pochi anni dopo lo studio locale Space International si è assunto l'onere del restauro, per quel che consentivano i finanziamenti. A poco a poco Michael Ferguson, fondatore e principale architetto di Space International, e il suo associato hanno rimesso in sesto gli interni, il sistema strutturale, l'impermeabilizzazione del tetto e i relativi pluviali. A ogni paziente ristrutturazione, nel 2001 e nel 2004, Ferguson ha sviluppato una relazione intima con il palazzo d'appartamenti. Ogni volta che si raggranellavano fondi per la manutenzione faceva sua la deliberata attenzione di Schindler per i materiali e per i particolari; e capiva la predilezione dell'architetto modernista per l'uso, o l'abuso, dei materiali industriali nello scenario domestico. Nel quadro delle ristrutturazioni in programma il MAK Center chiese a Ferguson e a Kirby Smith, responsabile dei progetti di Space International, l'adeguamento delle autorimesse sparse sul retro della proprietà. L'incarico comprendeva una nuova galleria con una sala per manifestazioni. Benché molto esperto del linguaggio di Schindler, Ferguson ha evitato l'ovvietà di un omaggio e ha preferito celebrare l'architettura preesistente tramite il contrasto.

Space International: recupero dei Mackey Apartments e spazio espositivo, Los Angeles

Il contrappunto di 75 metri quadrati all'edificio di Schindler ideato da Space International sorge a sbalzo sulle autorimesse: un contenitore squadrato nero rivestito da una membrana impermeabile come da una muta. Il progetto è pratico quanto sublime. Il lato sublime: la tramatura della superficie e il tono del materiale si colloca fianco a fianco con l'intonaco bianco di Schindler e la forma oscura, strana di Space International si contrappone all'originaria composizione cubista. Il lato pratico: il progetto sfrutta lo spazio aperto sopra le autorimesse. Troppo piccole per le auto, queste ultime sono state ristrutturate come studi per gli inquilini. "Abbiano aumentato la densità del sito con un strumentario limitato", spiega Ferguson. "Nulla è stato demolito e non c'è stato bisogno di riempire esageratamente il lotto." Nonostante la ristrettezza dei mezzi la galleria riesce comunque in un'impresa ambiziosa. Insieme, le funzioni della galleria e il nuovo ampliamento spostano il baricentro di questa enigmatica località di Freewayland dal microdramma residenziale al carattere di palcoscenico pubblico. Tra i compiti del MAK Center c'è lo scambio interdisciplinare di idee tra i membri del MAK (un gruppo di architetti, artisti e designer che si rinnova ogni anno) e il pubblico. Questa esigenza di dialogo con la città si esprime nell'architettura sotto forma di un'enorme porta che si apre scorrendo per svelare un interno pressoché monocromo: pareti bianche, pavimento grigio, luce indiretta. Il carattere neutro dell'ambiente lo rende abbastanza adattabile per accogliere semplici cene, proiezioni cinematografiche oppure complesse installazioni espositive.

Benché molto esperto del linguaggio di Schindler, Ferguson ha evitato l'ovvietà di un omaggio e ha preferito celebrare l'architettura preesistente tramite il contrasto.
Space International: recupero dei Mackey Apartments e spazio espositivo, Los Angeles

E il dialogo è bidirezionale. Dato che la galleria è sopraelevata al secondo piano, quando la porta scorrevole è aperta agli elementi i visitatori possono contemplare il tetto, la corte e le finestre posteriori. Benché la veduta non raggiunga il livello spettacolare dei panorami che Schindler colse nelle sue dimore sui declivi delle colline, l'architettura della galleria delle autorimesse Mackey rinnova il contesto dell'area circostante, aprendo prospettive diverse sul paesaggio residenziale. Secondo Ferguson la storia della città è costruita sul semplice spiazzamento: "Los Angeles è una città la cui essenza sta nel trasformare il quotidiano in icona". L'Es è l'Ego.

Space International: recupero dei Mackey Apartments e spazio espositivo, Los Angeles
Space International: recupero dei Mackey Apartments e spazio espositivo, Los Angeles