Get It Louder, SANS

Lo studio sino-neozelandese SANS ha realizzato l'allestimento per l'edizione di quet'anno di "Get It Louder", mostra biennale itinerante della produzione creativa di Pechino e Shanghai.

I giovani Xu Yijing e Neil McLaren, usando l'iterazione di un modulo in forma di sgabello impilabile come principale componente del progetto, hanno creato una formula espositiva adattabile, eticamente responsabile ed efficiente, che offre un basamento per grandi oggetti, piccoli rilievi per la sosta del pubblico e un palcoscenico per presentazioni e dibattiti. La loro sorpresa è stata la scoperta che diventa anche terreno di gioco per i bambini, che apprezzano le superfici mutevoli e le gallerie create da queste forme.

"In generale abbiamo scelto di affrontare il tema della cultura della condivisione favorendo la trasmissione pacata e informale delle idee e delle teorie in un grande spazio pubblico collocato nell'atrio centrale della mostra", dichiara Neil McLean. "Era importante offrire ai visitatori un'ulteriore esperienza, che si attiva nel caso di momenti in cui non si svolgano eventi organizzati. Anche il caffè costituisce per il flâneur di Pechino o di Shanghai un nuovo punto di riferimento in cui fermarsi, prendere un buon caffè equo e solidale dall'unico specialista di tostatura di Pechino e godersi la mostra."

SAS, lavorando con fondi limitatissimi e con coscienza della forza produttiva cinese, ha scelto di usare due moduli di grande serie in scala differente come base per una mostra temporanea nella nuova costruzione a Sun Li Tun SOHO da poco terminata da Kengo Kuma. Seguirà poi una più tradizionale sistemazione in un "magazzino ristrutturato come galleria d'arte" all'800 Show di Shanghai. "Inoltre, dovendo esporre insieme opere tanto diverse, abbiamo scelto forme e materiali molto generici estremamente personalizzabili da partecipanti e curatori."

Il più piccolo di questi due moduli prende la forma di uno sgabello impilabile fatto di tubi a sezione quadrata, costruito dagli allestitori locali. Questo modulo viene poi moltiplicato per creare la maggior parte delle altre attrezzature e delle strutture indipendenti della mostra. "Come studio cerchiamo di adottare nel nostro lavoro un'etica consistente del trasformare gli oggetti d'uso in elementi spaziali e poi, ci auguriamo, di nuovo in oggetti d'uso", dichiara McLean. "Costruendo questi piccoli moduli abbiamo cercato un fornitore locale che potesse rivendicare il senso della paternità del progetto e che ha lavorato a stretto contatto con noi lungo tutto il processo di costruzione, con reciproci scambi progettuali con persone che riconoscevano la sua competenza. È l'antitesi del consueto invisibile processo di produzione cinese." Beatrice Galilee

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