Il sito ha un grande potenziale, tuttavia...

Il sito è limitato:
un parcheggio e una stazione di depurazione esistenti al piano interrato, le loro rampe di accesso che attraversano il terreno, una falda freatica a livello del mare, un suolo costituito di terrapieno, un'esposizione sottoposta agli spruzzi del mare…

Il sito non è neutro:
ha la vocazione di creare una densificazione della città verso il mare, di inserirsi come un basamento nel quadro urbano esistente. L'edificio si deve quindi inserire nella trama urbana, deve generare una riconquista pedonale del lungomare mentonese (Quai Monléon).

Il sito parla:
dice che è evidente che non si debba costruire davanti al mercato coperto, edificio di straordinario valore architettonico. Destinare questa superficie di 3000 mq ai pedoni e dargli una funzione di sagrato oltre che di giardino, significa introdurre nell'area urbana il futuro museo Cocteau e allo stesso tempo mettere in rilievo il fronte urbano del 1900.

Il futuro museo Cocteau (contenuto in altezza grazie alla creazione di un livello sotterraneo) non si metterà quindi in competizione con Casa Trenca creando una maschera visiva a scapito del mare, ma creerà piuttosto un "vis a vis" attraente, riallacciandosi all'elegante politica architettonica originaria di Mentone dove un tempo si incontravano le grandi correnti stilistiche del Novecento.

«Tutto ciò che si dimostra è volgare, agire senza prove esige un atto di fede» Cocteau.

Dobbiamo spiegare tutto? L'edificio deve essere letto come un'evidenza, è là perche non potrebbe essere da nessun'altra parte. È al suo posto come il mercato coperto è al suo posto. È un pezzo urbano che aiuta a risolvere una parte di quartiere, a disegnare la città. È uno spazio urbano offerto al mare.

«La verità è troppo nuda, non eccita gli uomini» Cocteau.

L'edificio deve essere scoperto, intuito. Non può conservare un mistero apparente? Il mistero della sua verità costruttiva, della sua statica? L'edificio pone delle questioni a causa del suo aspetto, intriga per le sue trasparenze, attira perché lascia intravedere le sue viscere. Ed è l'idea del "labirinto" e delle sue sorprese che, per il disordine apparente del suo percorso attraverso le semi- trasparenze, evoca la continuità imprevedibile tra i molteplici aspetti dell'artista. Siamo nel suo universo.

Bisognava concepire in questo museo un'atmosfera che riflettesse la forza diametralmente opposta della luce e delle tenebre con lo scopo di produrre con questi giochi di ombre «l'emozione che si ha nel guardare, nel pensare, nel riflettere e nel sognare»… «scriverò una pellicola come se lo facessi con l'inchiostro » (Henri Alekan). La scelta di questa scenografia d'illuminazione e soprattutto l'estetica del bianco e nero qui s'impone.

"Bisogna fare oggi ciò che tutto il mondo farà domani" Cocteau.

Bisogna rifiutare la dittatura del tardo neo-modernismo e considerare la narrazione, l'onirismo e il disegno come una soluzione architettonica. Rudy Ricciotti

Museo Cocteau (Collezione Severin Wunderman), Mentone, Francia
Progetto: Rudy Ricciotti
Responsabile del progetto: Marco Arioldi
Museografia: EDP et Associés – Belle Alexandre
Illuminotecnica: Lightec – Marcillox Franck
Gestione progetto: Sudeco – Dubief Thierry
Acustica: Thermibel – Joëlle Latouche
Progettazione paesaggistica: APS Paysagistes Associés
Ingegneria facciate: Van Santen & Associés – J. Bart
Costruzione: ottobre 2009 – maggio 2011