Spazi complessi e al contempo ultra-flessibili, superfici re-inventate in mille modi e da altrettante prospettive diverse. Sono alcuni degli ingredienti delle architetture di Greg Lynn, allievo di Peter Eisenman e capostipite di quella nuova generazione di progettisti che a metà degli anni Novanta ha rivoluzionato l’utilizzo del computer, trasformandolo in strumento principe di lavoro, fonte inesauribile di forme e linee. (“E' sempre più interessante cominciare da un elenco di quello che le macchine vogliono da noi” afferma, “prima di iniziare a domandarsi cosa desideriamo noi dalle macchine”). Alle sue teorie e realizzazioni il Mak di Vienna dedica un’ampia esposizione (dal 10 settembre e fino al 16 novembre).
Per spiegare in modo concreto come nascono le masse – amorfe, curvilinee, intricate – che costituiscono una sorta di “marchio di fabbrica” dei suoi progetti, l’architetto statunitense, che dal 1994 è alla guida dello studio FORM a Los Angeles, non esita ad attingere alla collezione storica del museo: vetri Jugendstil e argenti Rococò sono messi a confronto diretto con architetture e oggetti di design, ma anche con organismi viventi dalle forme ardite e affascinanti, come meduse e farfalle. Che, lungo il percorso espositivo, si mescolano a disegni e modelli di edifici in corso di realizzazione – come il complesso museale “Ark of the World” in Costa Rica e le abitazioni “Kleiburg Block” vicino ad Amsterdam – e ad architetture virtuali, come la fabbrica BMW di Lipsia o il Museo di Storia Naturale di Sangallo in Svizzera.