Le Vent des Forêts

Da poco inaugurate nei boschi della Lorena, le due capanne-rifugio di Matali Crasset sono parte di un programma d’arte, che permetterà ai visitatori d’integrarsi nella natura a impatto zero.


Non è semplice da raggiungere, ma è interessante e tutto da vivere il nuovo progetto work in progress di Matali Crasset. Occorre partecipare alla filosofia silvestre che lo permea e abbandonarsi all’afflato naturale dei luoghi che lo ospitano: Le Vent des Forêts (“Il vento delle foreste”) è un programma d’arte contemporanea che attraversa con forti utopie visionarie il cuore della Lorena. Nel dipartimento della Meuse, a metà strada tra le memorie della Prima guerra mondiale e le nuove geografie culturali ridisegnate dal Pompidou di Metz, si snoda il suo straordinario percorso a cielo aperto: 45 km di sentieri con più di 90 opere d’arte, che punteggiano una verdissima foresta divisa tra sei comuni agricoli.

In questo contesto, Matali Crasset ha ultimato le prime due Maisons Sylvestres (“Case dei boschi”) – le Nichoir et la Noisette – e, proprio davanti a una di queste capanne-rifugio, come un elfo dei nostri giorni, la designer francese ha ricevuto il titolo di cavaliere delle Arti e delle Lettere. Una bella sorpresa, nel giorno dell’inaugurazione, visto il suo impegno a favore di un design fortemente contrassegnato da scelte etiche ed ecologiche. Queste prime due strutture, che riflettono il suo minimalismo progettuale, sono parte di una serie che, nel tempo, formerà una struttura per vivere nella foresta e per la fruizione delle opere d’arte ospitate, che paiono strutture spontanee, soprattutto per la leggerezza delle loro forme.

Matali Crasset
In apertura: la Noisette di Matali Crasset. Photo Camille Gresset. Qui sopra: Le Nichoir di Matali Crasset. Photo Camille Hofgaertner

Le strutture permetteranno ai visitatori di integrarsi nella natura, rigenerarsi e vivere esperienze naturali a impatto zero. La Noisette è, per esempio, pensata per osservare gli uccelli, senza interferire con il loro habitat. Il tetto di paglia, le strutture in corda e il suo spazio silenzioso per la vita nei boschi sono ritagliati da una capanna molto radicale, che prevede la condivisione del corso d’acqua con flora e fauna e l’assunzione degli stessi ritmi naturali dei dintorni. Niente corrente elettrica, solo un forno a legna per organizzare un bivacco e per il riscaldamento. La Noisette è un piccolo gioiello che ci riporta all’infanzia, ma anche a forme di vita regolate da bioritmi ormai dimenticati.
Matali Crasset
Le Nichoir di Matali Crasset. Photo Sébastien Agnetti

Le Nichoir,
il secondo modulo inventato da Matali Crasset, rievoca l’utopia descritta nel progetto Blobterre visto al Pompidou qualche mese fa. È quasi una casa-teatro dove si condividono esperienze e nella quale ci si riunisce secondo i ritmi di un tribalismo contemporaneo, per interpretare e rileggere i segni che la grande enciclopedia del mondo naturale consegna quotidianamente ai nostri sensi. Entrando in contatto con queste strutture, viene voglia di abbandonare le regole urbane e di immergersi nell’elemento primordiale.
Matali Crasset
Le Nichoir di Matali Crasset. Photo Sébastien-Agnetti

È interessante osservare come, con il suo lavoro improntato all’uso di risorse locali, l’intero progetto riesca a cortocircuitare la scala industriale e quella artigianale della regione. Piccole imprese, associazioni e artigiani: tutti concorrono alla costruzione e alla messa a punto dell’opera (e, più in generale, delle opere d’arte più o meno effimere che costellano il paesaggio). Le strutture in metallo sono elaborate e realizzate dall’azienda Gigot e, oltre alla manodopera benevola, sono coinvolti Les Compagnons des Chemin de Ville che arrivano da programmi che coinvolgono gli studenti dei licei della zona: è dunque un’intera comunità che si re-incontra in questo eco-progetto.

Matali Crasset ha  in cantiere altre capanne. Le Crysalide per l’osservazione della fauna selvatica – ben presente su tutto questo territorio di caccia regolamentata, con cinghiali, cervi, volpi e lepri – che si svilupperà in simbiosi con un imponente albero caduto i cui rami finiranno per mimetizzarla ricoprendola interamente. E, infine, Le Champignon, un fungo che è il simbolo della trasformazione e riproduzione della foresta, a partire dal sottobosco e dalle radici: la sua capacità di digerire, riciclare ed elaborare il caduco. Una sorta di cucina collettiva in grado di fornire linfa e nutrimento all’intero sistema.
Matali Crasset
Le Nichoir, interno

Sotto l’accurata e complice direzione artistica di Pascal Yonet, ben ancorata ai luoghi alla loro meteorologia e costantemente in ascolto delle realtà territoriali, nuovi progetti si sono venuti ad aggiungere nel 2012, facendo seguito ai tantissimi progetti che nei quindici anni di attività si sono sedimentati e che stanno seguendo il loro cammino naturale. Tutto comunque è rintracciabile e godibilissimo: le variabili obsolete di Nicolas Boulard, l’opera cubista con un cannone antigrandine capace di disintegrare le nuvole, la/le sculture aeree di Vincent Lamouroux o gli alveoli impiantati nel sottobosco da Ernesto Sartori. Una vasta esposizione in piena crescita che sta ridisegnando la trama culturale di questa vivacissima provincia francese.

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