Domus 1035. Passiamo all’azione!

Il cambiamento climatico, l’evoluzione della natura in città, la trasformazione di Parigi e Madrid sono alcuni dei temi del nuovo numero di cui il guest editor Winy Maas racconta nel suo editoriale.

Copertina di GEO, Global Environment Outlook

In questo numero troverete molti prodotti presentati al Salone del Mobile di Milano, un evento che è da sempre la colonna portante e la vetrina del design internazionale. Qui, ogni anno, il settore del design si mette in mostra nell’interminabile serie di stand della Fiera di Milano. In contemporanea, in tutta la città, prodotti innovativi e opere artistiche di ogni genere sono esibiti in una girandola di eventi collaterali.

Due anni fa sono stato ambasciatore della Dutch Design Week di Eindhoven, un evento incentrato sulla sperimentazione. Per il numero di aprile di Domus abbiamo incontrato Claudio Luti, presidente del Salone. Questo mese parliamo invece con Martijn Paulen, direttore della Dutch Design Foundation, della sua visione dell’evento e dei prodotti per la città del futuro. In queste pagine i nostri lettori troveranno una selezione di prodotti della Milano Design Week e della Dutch Design Week che, a nostro avviso, possono contribuire a salvare il pianeta dalla catastrofe climatica verso cui ci stiamo dirigendo. Mentre preparavamo questo numero, un allarmante rapporto pubblicato dalle Nazioni Unite faceva appello a “un’azione urgente”, necessaria per proteggere la salute dell’uomo e dell’ambiente dagli effetti dei cambiamenti climatici. Con quali dei prodotti qui presenti possiamo affrontare il problema? Cosa possono fare il design e i designer per combattere questa cruda realtà?

Gli effetti del riscaldamento globale sono evidenti e influenzano le nostre vite. Le stazioni sciistiche, per esempio, non hanno neve, nemmeno quando si spostano a quote più alte o verso nord nell’emisfero settentrionale. In questo numero, Marco Zorzanello ritrae le spoglie piste da sci delle Alpi, (parzialmente) coperte di neve artificiale, e gli sciatori che vagano in mezzo a pendii verdi con le loro tute invernali.

Mentre preparavamo questo numero, un allarmante rapporto pubblicato dalle Nazioni Unite faceva appello a un’azione urgente, necessaria per proteggere la salute dell’uomo e dell’ambiente dagli effetti dei cambiamenti climatici

Notizie più incoraggianti arrivano da Madrid e Parigi. Ammiro molto ciò che le loro sindache, donne molto determinate, stanno facendo per trasformare le due città. Anne Hidalgo è la figura che sta dietro all’implementazione di un programma trascendentale di edilizia sociale all’interno delle zone centrali, grazie al quale una delle aree urbane più costose del mondo rimane accessibile anche agli abitanti meno privilegiati. Perciò presentiamo quattro dei numerosi e bellissimi progetti di edilizia sociale a Parigi. Allo stesso tempo, Manuela Carmena, sindaca di Madrid, ha discusso con noi del valore della tolleranza, della solidarietà e dell’educazione, del suo piano (già completato) per rendere di nuovo verde il fiume di Madrid e della sua decisione di vietare i veicoli inquinanti nel centro della città.

Una recente analisi di Forbes dimostra che le vendite al dettaglio nelle aree centrali di Madrid sono aumentate del 9,5% a seguito del divieto alle auto. Nel frattempo, Carmena affronta sfide enormi, perché quasi il 25% del territorio urbanizzato all’interno e intorno a Madrid è composto da aree a sviluppo urbano parzialmente disabitate o incomplete a causa della recente crisi. Assumendo di proposito un atteggiamento ingenuo, suggeriamo una possibile maniera di affrontare il problema: mettere le aree inutilizzate a disposizione dei cittadini. Durante la nostra conversazione, Carmena mi ha detto che questo potrebbe essere il suo ultimo incarico, che non ha bisogno di essere rieletta e che, quindi, può permettersi il lusso di adottare una visione audace. Finora il risultato è impressionante, in entrambe le città. 

Un altro incoraggiante contributo è quello di Menno Schilthuizen, che ci spiega come la natura si evolva e si adatti al contesto urbano, come le lumache di città cambino il colore del loro guscio per proteggersi meglio dal calore e come i colombi parigini si siano evoluti per sopravvivere ai metalli pesanti presenti nella catena alimentare in città. Tutto questo mi fa riflettere sull’evoluzione e mi sollecita a tornare a progettare. Se flora e fauna si evolvono, se anche noi umani dobbiamo evolvere, come deve cambiare il design per affrontare le sfide future? 

Immagine di apertura: copertina del fascicolo 6 di GEO, il Global Environment Outlook edito da UN Environment, uscito il 13 marzo 2019, mentre si svolgeva  la quarta Assemblea delle Nazioni Unite sull’ambiente. Strumento di analisi dello stato attuale dell’ambiente, il fascicolo illustra le possibili tendenze future e analizza l’efficacia delle politiche in atto. Courtesy of UN Environment

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