Uno spazio per le “reti di carbonio”

Un’azienda che vuole governare la trasformazione deve prendersi cura e valorizzare le persone e le connessioni tra persone. L’organizzazione del lavoro è come un edificio, da progettare mettendo al centro il principio della bellezza.

Testo di Stefania Boschetti, Ceo di EY Italia

Riflettere sugli spazi di lavoro non si­gnifica parlare solo di architettura o design, pur riconoscendone il valore. Significa anche definire la visione di ciò che oggi rappresenta il senso del fa­re impresa e la relazione tra l'impresa e le persone. Lo spazio è l’ultimo strato verso l’e­sterno della nostra pelle: deve respira­re attraverso le persone per gestire gli scambi con il mondo. È un elemento che educa e a cui dobbiamo educarci: la sua bellezza può ispirare e facilitare il rag­giungimento di obiettivi comuni. In altre parole, lo spazio rafforza il sen­so di appartenenza di chi condivide tem­po ed energie per una meta comune. Per questo va curato con attenzione, affinché non perda elasticità e potere distintivo. 

Oggi è chiaro che lo spazio non è più solo una scrivania assegnata, ma il luo­go in cui si intrecciano relazioni umane e professionali. La progettazione degli ambienti deve rispondere alla visione complessiva dell’impresa: il presente, il futuro, i valori che la rappresentano. Il percorso che in EY Italia abbiamo in­trapreso la riprogettazione delle nostre sedi – nasce da una riflessione globale sulle attese e prospettive dei nostri pro­fessionisti, oltre 10 mila persone. Voglia­mo creare uffici che permettano di espri­mere al meglio il potenziale individuale e trasformarlo in patrimonio comune. Anche il lavoro, insomma, è un edificio: va pensato come oggi si progetta un edifi­cio, non come ieri. Occorre accompagna­re le persone perché siano più consapevoli dello spazio in cui operano, della sua bel­lezza intesa come armonia e comfort psi­cologico. Uno spazio ben organizzato, sti­molante, pulito e integrato nel territorio trasmette energia a chi lo vive. Il princi­pio di questa bellezza è la persona. Solo la persona, che si unisce in comunità e, grazie allo spazio, entra in relazione. In un mondo fatto di reti di silicio e intel­ligenze artificiali, è sempre più neces­sario valorizzare le “reti di carbonio”: le persone e le connessioni tra persone. 

Se vogliamo governare la trasforma­zione digitale che l’AI sta radicalizzan­do, dobbiamo valorizzare e garantire la robustezza di queste reti, prendendoce­ne cura come patrimonio comune del­le aziende evolute. A partire dagli spa­zi che definiscono la forma dell’azione e dell’interazione umana. La rete di carbonio si nutre di incontri fisici, di luoghi accoglienti e funziona­li in cui dialogare, concentrarsi, condi­videre. Solo così l’elemento umano può esprimere e massimizzare se stesso. È questa l’evoluzione che ci permette di affrontare le trasformazioni in atto: non subendole, ma governandole.

Immagine di apertura: Photo Express / Getty Images