L'ufficio come spazio dell'identità


Il progetto di redesign delle sedi EY in Italia


Le parole che disegnano lo spazio

Piuarch immagina architetture come dispositivi capaci di favorire connessioni tra persone, spazi e paesaggi, andando oltre la semplice funzione. Bellezza, identità e relazione sono le tre parole-guida che danno forma a questo principio.

Come si disegna oggi uno spazio di lavoro? Per provare a rispondere a questa domanda dobbiamo andare alle radici del nostro me­stiere. Per noi, il progetto non inizia trac­ciando una linea, ma definendo i valori che quella linea dovrà rappresentare: principi universali, capaci di orientare una scelta prima ancora di tradurla in uno spazio. Nei progetti di Piuarch, questo processo pren­de forma attraverso alcune parole chiave, concetti che suggeriscono una direzione e che, in senso quasi letterale, ci aiutano a di­segnare lo spazio. 

Il giardino pensile della Fendi Factory a Bagno a Ripoli (FI) riveste una funzione non solo ambientale ma anche sociale e collettiva, diventando spazio fruibile e luogo di socializzazione per i dipendenti. Foto courtesy Piuarch

La prima parola è bellezza e per raccon­tarla vorrei citare Gio Ponti che, in un libro meraviglioso del 1957, Amate l’architettura, paragona l’architettura a un cristallo: una forma pura, sfaccettata, capace di restitu­ire la propria coerenza interna. Questa im­magine ci accompagna idealmente ancora oggi con la sua straordinaria potenza evo­cativa. Siamo convinti che la bellezza in architettura non risieda nel semplice col­po d’occhio, nell’immediatezza della per­cezione, ma nasca dalla sinergia di molte componenti. La qualità dei dettagli deter­mina l’armonia complessiva: il materiale, il riflesso, la luce, la geometria che si rinno­va. Vorremmo che questa nostra ricerca si percepisse nell’esperienza quotidiana del­le architetture che progettiamo: nell’apri­re una porta, nel cogliere una proporzione, nell’osservare un dettaglio.

La seconda parola è identità. Creare luo­ghi identitari significa costruire contesti in cui le persone possano riconoscersi e ai qua­li, in qualche modo, sentano di appartenere. Difficilmente possono nascere assonanze profonde con valori imposti dall’alto. Cre­diamo in un processo di ascolto e di interpre­tazione dell’eredità dei luoghi: la loro storia, le stratificazioni, ciò che hanno rappresen­tato per chi li ha abitati. Ogni progetto inne­sca un esercizio di trasformazione che acco­glie il passato e lo reimmagina alla luce del futuro, preservandone i valori e intreccian­doli con il nuovo. È attraverso questo proces­so di contaminazione che possiamo costrui­re identità profondamente condivise.

Dolce&Gabbana Headquarters a Milano. Il fronte su viale Piave utilizza un linguaggio che rimanda a trasparenza e leggerezza, aprendosi al dialogo con il contesto urbano. Foto Andrea Martiradonna

La terza parola, relazione, è forse quella che maggiormente ha guidato e guida il la­voro di Piuarch negli ultimi anni, una ma­trice ricorrente in tutti gli interventi del­lo studio. Parliamo di relazione tra perso­ne e spazio, tra spazio e paesaggio e tra le persone tra loro. È ciò che permette ad un luogo di diventare vivo e significativo: non un semplice contenitore di funzioni, ma un ambiente che incoraggia l’incontro, sostie­ne la collaborazione e favorisce forme spon­tanee di condivisione. Con il nostro lavoro indaghiamo quindi lo spazio nella sua capa­cità di generare relazioni e di creare comu­nità, prima ancora che nel suo aspetto tri­dimensionale. In questo risiede, per noi, la qualità profonda di un luogo.

Bellezza, identità, relazione: sono queste le parole che guidano il nostro modo di di­segnare lo spazio. E ci piacerebbe che nelle sedi EY, di cui oggi ci occupiamo, la quali­tà dell’ambiente possa essere letta anche al­la luce di questi tre principi, come una trac­cia di coerenza e riconoscibilità che accom­pagna il progetto dalla sua genesi alla vita quotidiana di chi lo abiterà.

Immagine di apertura: Gino Garbellini, Founding Partner Piuarch

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