Cino Zucchi e le meraviglie quotidiane di Caccia Dominioni

Nel Padiglione Centrale ai Giardini, Cino Zucchi rilegge le opere dell’architetto milanese e il suo personalissimo modo di pensare l’architettura.

Cino Zucchi e Caccia Dominioni, Biennale 2018

“Meraviglie quotidiane”, le opere di Luigi Caccia Dominioni sono rilette da Cino Zucchi in una corposa mostra-installazione, curata da CZA alla 16. Biennale Architettura di Venezia nel Padiglione Centrale ai Giardini. 

La mostra disvela il mondo di Caccia, il suo personalissimo modo di pensare l’architettura, in uno straordinario equilibrio tra dimensione urbana, argute invenzioni e capacità progettuali, che hanno prodotto soluzioni spaziali originali e ricche di cultura figurativa. Zucchi approfondisce questi aspetti andando oltre la relazione tra tradizione e modernità che pervade il dibattito italiano dal Dopoguerra in poi, e che è stata a lungo l’unica chiave di lettura dell’opera assai più complessa e “a stile libero” di Caccia.

Attraverso un inedito reportage fotografico realizzato per l’occasione, Zucchi riorganizza l’opera di LCD in tre gruppi tematici: facciate, spazi interni, dettagli. Le facciate – schermi abitati all’interno della città – diventano un “importante elemento d’interfaccia e dialogo tra la dimensione privata dell’alloggio e quella pubblica dello spazio urbano”. Gli spazi interni sono “cavità scolpite dalla luce e dal movimento” e i dettagli “intrecci narrativi tra materiale e forma”. Temi, questi, che si riallacciano coerentemente al Manifesto delle curatrici della Biennale, Yvonne Farrell e Shelley McNamara, che mettono in relazione il tema Freespace con le qualità essenziali dell’architettura: “la modulazione, la ricchezza e la materialità delle superfici, l’orchestrazione e la sequenza del movimento, rivelandone il potere intrinseco e la bellezza”. 

Caccia Dominioni si confronta di continuo con questi temi nelle sue architetture, dove un ostacolo o un limite tecnico diventano sempre occasione di originalissima invenzione. Prolifico protagonista della ricostruzione postbellica a Milano – insieme con altri professionisti colti, come Asnago e Vender, Magistretti e Minoletti – Caccia resta il maestro silenzioso raccontato da Zucchi, che nella sua vita l’ha incrociato spesso per motivi professionali e personali. Una bellissima foto di Zucchi bambino insieme a un Caccia Dominioni sorridente è celata dietro il risvolto di copertina del catalogo, a suggerire un legame affettivo e un passaggio di testimone.

L’allestimento dell’esposizione – realizzato dallo studio CZA – documenta in modo meticoloso i progetti milanesi di LCD, fotografati e allestiti su supporti in acciaio brunito, e identificabili in un plastico in scala 1:5000 di Milano, che permette di riconoscere a colpo d’occhio la cospicua quantità di restauri, edifici ex novo, appartamenti, uffici, passaggi urbani firmati dall’architetto. Al centro dell’allestimento, un volume a volta dal perimetro poligonale – tagliato da setti verticali che ne individuano i due ingressi – è una sorta di Wunderkammer che punta la lente d’ingrandimento su un unico progetto, il complesso edilizio TiKiVi di corso Italia. Progettato da LCD nel 1957-1964, è una “sintesi perfetta tra invenzione e rapporto con la struttura urbana circostante del nucleo antico di Milano ferito dai bombardamenti della seconda guerra mondiale”. All’interno di questa stanza-nella-stanza, su pareti in marmorino rosso pompeiano che riprende i tipici colori usati da Caccia, sono esposti i disegni originali e i plastici a varie scale realizzati ad hoc, per comprendere la complessità urbana ma anche i dettagli più raffinati, come la lampada Grappolo, sospesa attraverso l’apertura ellittica, ulteriore citazione del lucernario ovale di Caccia. Un percorso che prende la forma di un piano-sequenza – spiega Zucchi – che mette in evidenza il particolare concetto di “urbanità che dall’opera si irradia al contesto allargato nello spazio e nel tempo”.

CZ non solo rilegge LCD, ma sa rispondergli in modo elegante, usando un linguaggio contemporaneo e allo stesso tempo allusivo, in un gioco di citazioni mai fine a se stesse. Emergono le talentuose capacità di LCD nel controllare le diverse scale del progetto e la sua grande libertà compositiva: dalla lampada alla città, passando per quella tipologia – su cui Caccia si misura spesso a Milano – che è il passaggio urbano: come in corso Europa, la lunga galleria snoda l’edificio dalla strada al cortile, mostrando la stupefacente bellezza del pavimento a mosaico di Francesco Somaini, che per molti anni collabora in sinergia con l’architetto.

Accompagna la mostra un sofisticato volume – curato da Cino Zucchi e da Orsina Simona Pierini – ricco di documentazione, fotografie, schizzi, disegni e moltissime citazioni: Everyday Wonders. Luigi Caccia Dominioni and Milano: the Corso Italia complex (Corraini editore). 

Titolo mostra:
Meraviglie quotidiane – CZ legge MCD
Ideazione installazione:
Cino Zucchi
Ricerca e coordinamento scientifico:
Orsina Simona Pierini
Progetto di allestimento:
Cino Zucchi, Orsina Simona Pierini, Stefano Goffi, Giulia Novati, Giulia Pellegrino, Michele Piolini con Matteo Ardone
Collaboratori:
Sebastiano Beni, Andrea Bergamini, Luca Franchi, Silvia Giabbanelli, Byoung Hyoo Lee, Marco Modesti, Joseph Rigo, Dennis Saiello
Sede:
Padiglione Centrale, Giardini
Date di apertura:
24 maggio – 26 novembre 2018

Speciale Biennale

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