L'architetto americano Philip Johnson non aveva dubbi sul Guggenheim Museum Bilbao progettato Frank Gehry: era nientepopodimeno che "il più grande edificio dei nostri tempi". Completato nel 1997, è stato un progetto rivoluzionario sotto molti aspetti. Non solo ha invertito le sorti della città spagnola, che si trovava alle prese con il problema della riconversione post-industriale, ma ha anche suggerito una connessione senza precedenti tra architettura, pianificazione urbanistica, e city marketing. Nei decenni successivi, moltissime città di tutto il mondo hanno puntato sull'"effetto Guggenheim” per aumentare la loro attrattiva, e Gehry ne è diventato il più famoso interprete. Nato a Toronto nel 1929, Frank O. Gehry è diventato una figura di spicco del decostruttivismo quando Johnson e Mark Wigley lo hanno incluso nella mostra "Deconstructivist Architecture" che hanno curato al MoMA di New York nel 1988. Gehry, virtuoso del design parametrico e vincitore del Pritzker Prize (1989), ha costruito innumerevoli edifici iconici tra cui il famoso Chiat/Day Building a forma di binocolo a Venice, Los Angeles (1991, assieme agli artisti Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen), la Casa Danzante “Fred e Ginger” di Praga (1996), la Torre Beekman di New York (2011) e la Fondazione Louis Vuitton nel Bois de Boulogne a Parigi (2014). Più di mezzo secolo dopo la fondazione del suo studio a Los Angeles (1962), Gehry rimane ancora un architetto molto chiacchierato. La leggenda narra che una mattina dei primi anni '90, Gehry abbia dato un colpo di martello alle pareti del bagno nella sua casa di Santa Monica per renderla “più luminosa”. Vero o falso che sia, questo esempio ci fa capire l’atteggiamento brillante e capriccioso di un artista che incarna i molteplici significati dell'abusatissimo neologismo "starchitect".
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Un artista che incarna i molteplici significati dell'abusatissimo neologismo "starchitect"
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- 18 ottobre 2019