Forse, il primo passo per impostare una riflessione sullo scenario attuale dell’outdoor dovrebbe essere quello di riscrivere il lessico con cui si affronta il tema. Un esercizio utile per raccontare una trasformazione ormai compiuta: l’esterno non è più un’appendice accessoria all’abitazione o alla struttura alberghiera.
È ormai “casa” a tutti gli effetti: uno spazio di vita, di lavoro, di relazioni, di svago tanto quanto l’interno, chiamato a rispondere a più funzioni e non più relegato ai soli momenti di relax.
Grandi aperture, palette cromatiche coerenti e materiali condivisi consentono oggi la costruzione di narrazioni fluide tra i due ambienti, nelle quali il terrazzo o il giardino diventano un’estensione naturale del living, mentre sistemi modulari consentono di riconfigurare l’assetto degli spazi esterni in base alle stagioni o alle occasioni, senza snaturarne la visione progettuale complessiva.
Oltre alle barriere tra gli spazi, infatti, nella nuova grammatica dell’outdoor sono meno rigide anche le barriere temporali: il design da esterno sta superando l’idea di arredo stagionale per abbracciare – anche grazie all’evoluzione tecnologica dei materiali – una visione abitativa che vive tutto l’anno.
Come sintetizza Roberto Pompa, consigliere incaricato del gruppo Arredi per esterno di Assarredo – FederlegnoArredo, oltre che fondatore e presidente di Roda, brand di riferimento del settore, “la sfida, per le aziende e per i designer, non è replicare l’interno all’esterno, ma condividere gli stessi presupposti culturali: qualità del progetto, attenzione al comfort, coerenza estetica. Arredo interno e arredo esterno viaggiano oggi su binari paralleli, condividendo qualità e ricerca stilistica. Dall’inizio degli anni Duemila è nata e cresciuta una vera e propria ‘via italiana’ all’outdoor, che fa la differenza nel mondo”.
Una crescita rispetto alla quale la pratica ha superato una compiuta teorizzazione, tanto che non esiste un vero e proprio perimetro del settore (che è ampio e comprende l’arredamento, ma anche illuminazione, superfici e rivestimenti) né dati aggregati di riferimento, volumi, fatturati, mercati di destinazione. Si va quindi per analogia rispetto ai numeri complessivi dell’arredo.
Più di una hall o di una camera, sono le piscine, i dehors e gli spazi relax ciò che resta davvero impresso nell’esperienza dell’utente
Roberto Pompa
“Proprio per questo si è sentita la necessità, in ambito associativo, di creare un gruppo dedicato, perché è un ambito rispetto al quale l’industria italiana ha tanto da dire, e le prospettive di crescita sono significative”, dice Pompa.
Se gli anni del Covid, con la riscoperta degli spazi esterni, hanno dato un boost importante al mercato domestico, ad aprire gli scenari economicamente più importanti è oggi il contract.
“Nel mondo dell’ospitalità, l’esterno non è più una zona residuale del progetto. Tempo fa, chi lavorava nell’outdoor veniva chiamato a fine lavori, nel momento in cui la proprietà si accorgeva – a budget ormai pressoché esaurito – di dover attrezzare anche gli spazi esterni. Oggi è il contrario: il progetto dell’esterno è spesso il primo elemento su cui si costruisce l’identità alberghiera”.
Osserva Pompa: “Più di una hall o di una camera, sono le piscine, i dehors e gli spazi relax ciò che resta davvero impresso nell’esperienza dell’utente”.
In che cosa si concretizza, poi, questo scenario di mercato? Come risponde il prodotto a questi trend?
A guidare la trasformazione è stata l’innovazione nei materiali: metalli, tessuti tecnici, compositi riciclati. La ricerca non è più orientata alla performance fine a se stessa, che è un elemento ormai acquisito, ma a un equilibrio tra resistenza, armonia estetica e sostenibilità.
Il designer Francesco Meda sottolinea come la matericità giochi un ruolo centrale nella percezione del progetto da esterno: “Nei nostri lavori cerchiamo materiali che abbiano un legame con l’ambiente, dal teak alle pietre naturali, vale a dire che non risultino alieni rispetto al contesto in cui vengono inseriti, ma che stabiliscano una relazione con la natura”.
Grande spazio poi all’alluminio, materiale riciclabile al 100 per cento e che consente personalizzazioni cromatiche anche per lotti ridotti.
“Un tema centrale è dato dal tessile, ormai fondamentale in quelli che sono veri e propri salotti outdoor”, sottolineano Ludovica Serafini e Roberto Palomba, di Palomba Serafini Associati.
“Negli ultimi anni si è verificata una sovrapposizione sempre più evidente tra tessuti indoor e outdoor: molti materiali progettati per l’esterno entrano nelle collezioni generali grazie a una ricerca approfondita su strutture e composizioni. In questo processo, i produttori italiani hanno dimostrato un’attenzione e una qualità progettuale particolarmente elevate”.
Il tema della sostenibilità attraversa l’intero settore, ma senza retorica. Durabilità, disassemblabilità, filiere controllate sono diventate condizioni di progetto.
“Per noi, sostenibilità significa soprattutto progettare oggetti che non invecchiano”, spiegano Alberto Basaglia e Natalia Rota Nodari, dello studio Basaglia Rota Nodari. “Puntare su forme pulite, non legate alle mode, capaci di durare dieci anni o più senza perdere senso o valore. Questo è importante, per esempio, per tutta quella parte di outdoor che riguarda l’ambiente urbano, un campo importante, che mette alla prova gli aspetti più critici di un prodotto: la resistenza a uno stress d’uso prolungato e non sempre attento da parte degli utenti, la qualità estetica e la capacità di inserirsi nel contesto in maniera armonica”.
In questa prospettiva, la ricerca formale diventa parte integrante di una strategia più ampia: meno sostituzioni, meno spreco, meno necessità di manutenzione, più valore nel tempo.
Anche la ricerca del comfort si è radicalmente evoluta. Non è più solo una questione di morbidezza o di imbottiture generose, ma di ergonomia, traspirabilità, durata. Sedute pensate per un uso prolungato, superfici che non si surriscaldano, tessuti capaci di resistere a cicli intensivi di utilizzo senza perdere qualità.
Il tutto, esteso su collezioni sempre più ampie di prodotti, all’insegna di un’organicità della proposta che risulta determinante sia per la clientela privata sia in ambito contract.
“Oggi le funzioni che tradizionalmente riguardano l’interno le vogliamo svolgere anche nello spazio esterno”, conferma Meda. “Se all’interno hai un divano con un side table, all’esterno ti aspetti la stessa dinamica e la stessa naturalezza d’uso”.
Per i progettisti, e per le aziende, questo ha significato non fermarsi al singolo elemento. L’outdoor viene sempre più concepito come un progetto unitario, in cui arredi, ma anche rivestimenti, pavimentazioni e illuminazione concorrono a definire un ambiente coerente.
“Non si ragiona più per pezzi isolati, ma sempre più in termini di collezione”, afferma Meda. “Chi investe in uno spazio esterno chiede una soluzione completa, leggibile, risolta”.
Una visione condivisa da Ludovica Serafini e Roberto Palomba, per i quali la maturità raggiunta dal settore impone una responsabilità ulteriore: “Oggi l’outdoor non può prescindere dalla progettazione di ambienti empatici e confortevoli quanto quelli interni”.
Questa continuità non è una cancellazione delle differenze, ma una loro integrazione sapiente. “L’esterno mantiene caratteristiche proprie, fatte di materiali, intrecci, dimensioni. La qualità del progetto sta nel far dialogare i due mondi, senza confonderli”.
