Elemento riconoscibile del paesaggio produttivo lombardo, la torre Schindler di Concorezzo torna oggi al centro dell’attenzione grazie a un intervento di restauro conservativo accompagnato da un nuovo impianto di illuminazione. Parte integrante della sede italiana del gruppo elvetico, la torre rappresenta da decenni non solo un’infrastruttura funzionale, ma anche un segno architettonico identitario per l’azienda e per il territorio che la ospita. Utilizzata per il collaudo di prototipi di ascensori e come spazio per la formazione tecnica, la torre ha sempre incarnato il legame tra sperimentazione tecnologica e architettura. Il recente intervento ne riafferma il valore simbolico, inserendosi in una più ampia strategia di riqualificazione del campus aziendale, che mira a coniugare patrimonio industriale e nuova cultura del lavoro. Progettata tra il 1964 e il 1965 dallo studio V.R.C. Valtolina Rusconi Clerici, protagonista della stagione dell’architettura industriale italiana, la torre è un esempio significativo di brutalismo applicato all’edilizia produttiva. Il cemento armato a vista, la composizione volumetrica a tre facce e l’assenza di elementi decorativi superflui restituiscono un linguaggio essenziale, in cui struttura e funzione coincidono. Una costruzione che esprime solidità e rigore, ma anche una misura formale capace di dialogare con il contesto. Il restauro non si limita a preservare l’immagine originaria, ma lavora per rafforzarne la leggibilità contemporanea. La nuova illuminazione accentua il profilo della torre, con l'obiettivo di accentuare il suo essere un punto di riferimento visivo nello skyline locale, senza alterarne l’impianto formale.  L’intervento sulla torre si inserisce nel progetto di trasformazione complessiva dell’headquarter Schindler, firmato da Gbpa Architects, che ridisegna un complesso di oltre 22mila metri quadrati introducendo nuovi spazi di lavoro, connessioni trasparenti tra gli edifici e ambienti condivisi pensati per il benessere delle persone. In questo quadro, la torre è trattata come un elemento di continuità storica, chiamato a dialogare con un linguaggio architettonico contemporaneo e con strategie orientate alla sostenibilità.