Emilie Volka, Art Curial

“Arredate con pezzi antichi: spenderete meno”

Come si fa a diventare direttore di una casa d’aste? Perché noi italiani piacciamo ai francesi (e viceversa)? A queste domande risponde la direttrice della casa d’aste francese.

“Ho cominciato a lavorare nelle case d’asta per amore, ho continuato per caso, fortuna e passione”. Ha la erre di Mestre, Emilie Volka, ma non è veneta: è di Milano centro, nata all’ospedale Mangiagalli, da madre francese. Da settembre è la direttrice di Artcurial Italia, una casa d’aste di opere d’arte, mobili e design fondata a Parigi. Mi accoglie nella sede milanese in corso Venezia, che è spaziosa, vuota e rilassante. Emilie pronuncia il suo nome in inglese, che si leggerebbe in verità alla francese Emilì. Così è più internazionale. Nonostante contesto e ruolo, Emilì non è per nulla snob. È un enfant prodige del mestiere, a 30 anni già gestiva la casa d’aste Cambi. L’amore per l’arredo antico è l’inizio di tutto.

Come è andata?
La mia storia lavorativa è cominciata per amore e per caso. Qui in Italia, rispetto alla Francia, la realtà delle case d’aste 10-15 anni fa non era tanto in voga, io sono cresciuta con loro.

Perché?
In Francia quando hai una eredità devi pagare tasse altissime: i contributi di successione sono molto alti. La maggior parte delle persone mette tutto all’asta e con il ricavato paga le tasse. La figura del commissaire-priseur (notaio) si occupa di questo. In Italia non è così, il cliente si affida a un antiquario o a un gallerista, una cosa più personale. Le aste offrono maggiore trasparenza, il prezzo si vede pubblicato e stampato, abbiamo esperti competenti nel settore.  

Ho cominciato a lavorare nelle case d’asta per amore, ho continuato per caso, fortuna e passione.

C’è una certificazione di autenticità?
Non c’è una certificazione, non siamo una fondazione o un archivio. Noi forniamo tutto lo storico, anche la proprietà, e questo vale come certificato.

Che commissioni chiede una casa d’aste?
Noi chiediamo il 25%, le inglesi il 30%. L’iva è a parte e calcolata sulla commissione. Di solito si chiede il 15 % al venditore e il 25% all’acquirente, non avendo cambiamenti strani. Le commissioni dell’acquirente variano in base al prezzo di vendita: più sale, più diminuisce la commissione. Su 1.000 euro incassiamo 400 euro.

Che cosa vi interessa del mercato italiano?
Tutto. Abbiamo 25 sedi e trattiamo dall’archeologia al vino, tutto quello che è interessante per il mercato internazionale. Del design, tutto il Made in Italy: da Gio Ponti a Gino Sarfatti e Gabriella Crespi. L’arte moderna: Fontana, Burri. Arte antica: Magnasco, Guercino, le scuole dei fondi oro del XIV secolo. Dell’arredamento antico ci interessano comò e consolle venete o genovesi, hanno un gusto internazionale. Nei gioielli Buccellati, per esempio. Tutto il Made in Italy di un certo livello che poi i francesi riescono a valorizzare di più.

I francesi ci valorizzano di più?
Il mix tra Italia Francia è una bomba. In Italia trovi degli oggetti incredibili e i francesi sanno come fare crescere il loro valore. Noi siamo molto più produttivi, loro sono bravi a lavorare col prodotto realizzato. Noi siamo l’inizio e loro sono la fine. Uno ha bisogno dell’altro: la stessa importanza 50%-50%.

Il mix tra Italia Francia è una bomba. In Italia trovi degli oggetti incredibili e i francesi sanno come fare crescere il loro valore.

Cosa hai studiato?
Collegio dei Periti, mi sono specializzata nell’arredo antico: so tutto quello che è mobile. Mi metti un mobile antico davanti ed è il mio pane quotidiano. Anche di design se vuoi: mi sto adattando al mercato.

Sei appassionatissima di mobili antichi?
Sì, anche perché adesso costa niente.

Davvero? Costa meno del design contemporaneo?
Un bel mobiletto del Settecento costa meno di un bel mobiletto di una catena che produce mobili in serie. Ad amici che hanno comprato casa ho consigliato di comprare dalle aste che facevo da Cambi perché capitava di avere pezzi rinascimentali, magari dell’Ottocento a 80-100 euro.  

L’arredamento si costruisce nel tempo. I miei clienti mi raccontano in quale mercato o da quale antiquario hanno comprato ogni oggetto, ed è sempre bello sentire le loro storie.

Addirittura...
Sì sì. Pensa ai servizi di piatti di porcellana: magari non hanno soggetti interessanti, come quello della caccia, però un servizio da 24 completo lo trovi a 400, 500 euro in porcellana dell’Ottocento.

Una volta avevo comprato un busto di bronzo di un vecchietto che somigliava a un mio caro zio, l’ho pagato 100 euro, solo il bronzo sarebbe costato di più. Si fanno delle belle scoperte, interessanti: quando arredi vedi crescere il tuo spazio abitativo. Pian piano metti un pezzo nuovo: la tendenza è “arredo tutto subito”, e poi rimane tutto così. L’arredamento si costruisce nel tempo. Io ho clienti che mi raccontano in quale mercato o da quale antiquario hanno comprato ogni oggetto ed è sempre bello sentire le loro storie

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