Se gestione della densità insediativa, sostenibilità ambientale e dimensione collettiva dello spazio — non senza una certa dose di spettacolarità — sono da tempo elementi ricorrenti nella ricerca di Mvrdv, il complesso recentemente completato de "La Vallée Verte" a Bordeaux ne rappresenta un’ulteriore, coerente declinazione. L’intervento si inserisce all’interno del masterplan del quartiere di Bastide Niel, anch’esso firmato dallo studio: un nuovo comparto urbano sulla riva destra della Garonna nato dalla riconversione di un’ex area industriale e militare. Qui, il paesaggio costruito è definito da geometrie irregolari e volutamente deformate, generate attraverso un approccio parametrico che ottimizza orientamento ed esposizione solare per garantire a ogni edificio un’irradiazione naturale equilibrata lungo tutto l’anno ed evitare fenomeni di reciproca ombreggiatura.
Su questo stesso principio si fonda anche l’ultimo intervento, collocato all’estremità nord-occidentale del quartiere. Composto da tre volumi disposti su un lotto triangolare e convergenti verso una corte interna, il complesso ospita 70 alloggi di differenti tipologie, oltre a spazi e servizi collettivi.
Se verso la strada le facciate si mantengono misurate e compatte — rivestite da un involucro liscio in tonalità chiare, per limitare l’effetto isola di calore — all’interno la massa costruita si svuota e si deforma, come incisa da un meteorite e come se nel tempo la ferita generatasi fosse stata progressivamente rimarginata dalla natura. Le facciate si "scarnificano” in una nitida ossatura strutturale e la corte centrale si trasforma in un cratere denso e stratificato, ricoperto di verde di ogni tipo: arbusti fioriti, piccoli alberi, specie sempreverdi e caducifoglie si intrecciano in una composizione continua che risale dal giardino alle logge punteggiate da una ritmica frenetica di vasi e fioriere, proponendo il paesaggio di una valle artificiale costruita secondo diversi livelli di vegetazione e biodiversità.
Una possibile anticipazione di scenari post-antropici, oppure — più semplicemente — un modo radicale di reinterpretare l’abitare collettivo e i benefici del contatto con la luce del sole e la vegetazione.
