Il numero di giugno di Domus è articolato come un’indagine introspettiva sul nostro rapporto con la natura. Toshiko Mori, nel suo Editoriale, parla del rapporto instaurato dall’uomo con la foresta. “La foresta ha una presenza soverchiante. È simbolica e vasta, ha un’estensione insondabile che rispecchia quella dell’oceano. È stata testimone degli eventi e delle tragedie della storia, è intessuta nella memoria della civiltà e continua a esistere come monumento culturale.”
Partendo dalla sezione Saggi, Philip Tidwell analizza la relazione complessa tra l’identità finlandese e la foresta, che emerge con forza nel progetto dei coniugi Aalto per il padiglione nazionale all’Expo di New York del 1939. A seguire Mori dialoga con Simone Farresin di Formafantasma e Marianna Goebl di Artek, evidenziando l’impatto del cambiamento climatico sulla foresta e le evoluzioni dell'iconico Stool 60 di Alvar Aalto. Ana María Durán Calisto spiega come dopo 70 anni di dibattiti, la LiDAR, una nuova tecnologia di prospezione satellitare, sta rivelando il profilo dell’antica urbanistica della regione amazzonica, culla di culture di estrema complessità socioecologica. La Guest Editor intervista poi Jeremy Frey. Discendente di una lunga stirpe di tessitori nativi Passamaquoddy, Frey introduce nuovi materiali e forme, pur mantenendo un forte legame con la pratica tradizionale.
Domus 1080 è in edicola, il primo numero della Guest Editor Toshiko Mori
Il magazine di giugno si concentra sul nostro rapporto con il mondo naturale. Sfoglia la gallery per scoprire i contenuti della rivista.
Testo Toshiko Mori. Foto Lydie Gigerichova / Alamy Photo Stoc
Testo Philip Tidwell. Foto © Ezra Stoller/Esto
Testo Toshiko Mori. Foto ©Formafantasma
Testo Ana María Durán Calisto. Courtesy of Bruce Albert
Testo Toshiko Mori. Foto © Jeremy Frey
Testo Balázs Bognár. Foto © Daici Ano
Testo Toshiko Mori. Foto Masaki Hamada/Kkpo
Testo Toshiko Mori. Foto © Marlon Blackwell Architects
Testo Toshiko Mori. Courtesy Jennifer Bonner / MALL
Testo Toshiko Mori. Foto Tokyo Institute of Technology – Tsukamoto Laboratory
Testo Toshiko Mori. Foto © José Hevia
Testo Toshiko Mori
Testo Toshiko Mori. Foto Joseph Parra
Testo Toshiko Mori
Testo Toshiko Mori. Foto © Alvar Aalto Foundation
Testo Walter Mariotti. Foto Valentina Petrucci
Testo Elena Sommariva. Foto Adriano Ferrara
Testo Cecilia Fabiani. Foto courtesy Flos
Testo Loredana Mascheroni. Courtesy Studio / Archivio Gianfranco Frattini
Testo Giulia Ricci. Illustrazione Felix Petruška
© Candida Höfer / VG-Bild-Kunst, Bonn
Testo Emma Olbers
Testo Valentina Croci. Foto © Andrea Ferrari
Testo Jessica Mairs. Foto Yuta Sawamura
Testo Silvana Annicchiarico. Foto courtesy Studio Gisto, hund.studio
Illustrazione di Liuna Virardi, 2023
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- La redazione di Domus
- 12 giugno 2023
Continuando con Architettura, Balázs Bognár descrive l’utilizzo del legno nei lavori di Kengo Kuma & Associates. Lo studio vede infatti nel legno uno dei suoi materiali d’elezione, in continuità con il patrimonio di conoscenze costruttive giapponesi e il rispetto del satoyama – la montagna del villaggio, fonte di territorio, orientamento, cibo e materiali. Ripercorriamo le tappe evolutive dello studio delinenando i tratti del suo metodo progettuale. Marlon Blackwell parla del suo Bike Barn, edificio multifunzionale, realizzato per una scuola privata, reinterpreta la tipologia tradizionale dei fienili dell’area. Jennifer Bonner spiega l'Haus Gables, progetto sperimentale, interamente realizzato in CLT, che prende le mosse dall’osservazione delle coperture articolate delle residenze unifamiliari degli Stati Uniti. A seguire, Yoshiharu Tsukamoto racconta del rapporto tra architettura ed ecologia ripristinato attraverso il suo lavoro sul villaggio condotto con l’associazione e l’università. Andrés Jaque descrive la sua Reggio School a Madrid, dove la nudità dell’architettura risponde all’esigenza pedagogica d’imparare vivendo in un edificio ecologico e sorprendente che mette in moto la curiosità. A chiudere la sezione, la designer americana Elora Hardy racconta come costruisce un nuovo tipo di edifici di lunga durata e alta qualità nel rispetto dell’ambiente con il suo gruppo di designer, architetti e artigiani.
Per la rubrica dedicata all’arte, Donald Moffett osserva come sotto la minaccia generalizzata del degrado climatico, l’arte e la scienza non possono più essere separate l’una dall’altra. In chiusura Toshiko Mori racconta la copertina del numero, dove le fotografie di Candida Höfer distillano momenti dell’aspirazione di un architetto. “Catturano questi istanti fugaci in una luce sobria, come se l’esperienza architettonica stessa fosse un oggetto da ammirare. Pur essendo immagini dalle dimensioni imponenti, hanno un fascino fortemente personale e intimo”.
Il Diario di questo mese, con le consuete pagine dedicate all’attualità, è aperto dalla sezione Viaggo in Italia, dove il Direttore Editoriale Walter Mariotti racconta un’altra tappa del viaggio lungo la penisola che durerà tutto l’anno. Questa volta ci fermiamo a San Miniato, il progetto di urbanizzazione esterna più rilevante della storia del Novecento senese. Elena Sommariva scrive della nuova collezione che UNStudio ha disegnato con e per Fantoni, la quale di concentra sui “terzi spazi”, flessibili e collaborativi, a metà strada tra casa e ufficio. Roberta Silva, amministratore delegato di Flos dal 2019, racconta le tappe più significative dell’azienda, che nel 2022 ha festeggiato 60 anni, e l’impegno verso una produzione sempre più sostenibile. Loredana Mascheroni riflette sul patrimonio lasciato da Gianfranco Frattini: progettista eclettico di arredi e interni, amava la manualità della bottega. Una mostra ne ha rilanciato l’opera grazie a un lavoro paziente sul materiale d’archivio.
In allegato al numero di questo mese potrete trovare anche lo speciale EcoWorld – Speciale design, dove Domus affronta la sostenibilità cercando di uscire dai luoghi comuni. Nel suo Editoriale, Walter Mariotti sottolinea la necessità di adottare anche comportamenti, scelte e volontà nuove. “Solo attraverso una mutazione radicale di priorità e decisioni personali, decidendo cosa siamo davvero disponibili a rinunciare, sarà possibile vivere in modo più sostenibile, producendo un mondo fatto di rapporti meno tossici che uniscano, invece di dividere, riconoscendo così qual è la vera posta in gioco”.
Tra i vari contributi, Emma Olbers indaga l’importanza della scelta del materiale: la scelta dei materiali incide infatti per il 50 per cento sull’impronta ecologica di un arredo. Valentina Croci scrive di come la necessità di riduzione dell’impronta di carbonio sta portando le aziende e i designer a sperimentare nuovi materiali basati su processi circolari che si alimentano nella scala locale. Jessica Mairs ricerca sul metabolismo dei rifiuti. Consolidata fra i cardini della sostenibilità, la circolarità punta a fare virtù di scarti e rifiuti. Una ricerca necessaria, in vista di un raddoppio della produzione di rifiuti entro il 2050. Silvana Annicchiarico affronta il tema dello spreco. Da tendenza a necessità, l’ecodesign vuole ripensare in modo complessivo e radicale quel modello produttivo che puntava all’ipersfruttamento delle risorse.
Questo numero è un’indagine introspettiva sul nostro rapporto con la natura, analizza i nostri legami con la progettazione e con le risorse naturali. Intende andare oltre i banali calcoli sull’ambiente costruito, come quelli sull’impronta di carbonio, e avventurarsi nella relazione simbolica e reciproca tra natura e umanità.
Fra l’identità finlandese e la foresta c’è una relazione complessa che emerge con forza nel progetto dei coniugi Aalto per il padiglione nazionale all’Expo di New York del 1939.
Simone Farresin di Formafantasma e Marianna Goebl di Artek evidenziano l'impatto del cambiamento climatico sulla foresta e le evoluzioni dell'iconico Stool 60 di Alvar Aalto.
Dopo 70 anni di dibattiti, la LiDAR, una nuova tecnologia di prospezione satellitare, sta rivelando il profilo dell’antica urbanistica della regione amazzonica, culla di società multinazionali di estrema bellezza e complessità socioecologica.
Discendente di una lunga stirpe di tessitori nativi Passamaquoddy, Frey introduce nuovi materiali e forme, pur mantenendo un forte legame con la pratica tradizionale.
La pratica di KKAA vede nel legno uno dei suoi materiali d’elezione, in continuità con il patrimonio di conoscenze costruttive giapponesi e il rispetto del satoyama – la montagna del villaggio, fonte di territorio, orientamento, cibo e materiali. Ripercorriamo le tappe evolutive dello studio delinenando i tratti del suo metodo progettuale.
Cresciuto a contatto con il legno, il progettista giapponese mantiene il legame con il materiale nella sua produzione attraverso una relazione con l’artigianato.
L’edificio multifunzionale, realizzato per una scuola privata, reinterpreta la tipologia tradizionale dei fienili dell’area.
Il progetto sperimentale, interamente realizzato in CLT, prende le mosse dall’osservazione delle coperture articolate delle residenze unifamiliari degli Stati Uniti.
Yoshiharu Tsukamoto racconta del rapporto tra architettura ed ecologia ripristinato attraverso il suo lavoro sul villaggio condotto con l’associazione e l’università.
Nel progetto dell’architetto spagnolo, la nudità dell’architettura risponde all’esigenza pedagogica d’imparare vivendo in un edificio ecologico e sorprendente che mette in moto la curiosità.
La designer americana racconta come costruisce un nuovo tipo di edifici di lunga durata e alta qualità nel rispetto dell’ambiente con il suo gruppo di designer, architetti e artigiani.
Sotto la minaccia generalizzata del degrado climatico, l’arte e la scienza non possono più essere separate l’una dall’altra. Occorre una riconciliazione.
Le fotografie di Candida Höfer distillano momenti dell’aspirazione di un architetto. Catturano questi istanti fugaci in una luce sobria, come se l’esperienza architettonica stessa fosse un oggetto da ammirare.
Osservato oggi, San Miniato, il progetto di urbanizzazione esterna più rilevante della storia del Novecento senese, lascia una sensazione di straniamento, e non solo perché in piena antitesi con l’energia del luogo.
La nuova collezione che UNStudio ha disegnato con e per Fantoni si concentra sui “terzi spazi”, flessibili e collaborativi, a metà strada tra casa e ufficio.
Roberta Silva, amministratore delegato di Flos dal 2019, racconta le tappe più significative dell’azienda, che nel 2022 ha festeggiato 60 anni, e l’impegno verso una produzione sempre più sostenibile.
Progettista eclettico di arredi e interni, amava la manualità della bottega. Una mostra ne ha rilanciato l’opera grazie a un lavoro paziente sul materiale d’archivio.
Negli ultimi anni, il costo della casa nei centri urbani europei è aumentato drasticamente, raggiungendo livelli allarmanti. Quali sono le cause e quali le soluzioni possibili? Ne abbiamo parlato con Javier Arpa Fernández e Cristina Gamboa.
Candida Höfer, “Woodberry Poetry Room, Lamont Library, Harvard University, Cambridge, MA, 2001”
La scelta dei materiali incide per il 50 per cento sull’impronta ecologica di un arredo. Bisogna rivedere il processo produttivo alla base.
La necessità di riduzione dell’impronta di carbonio sta portando le aziende e i dsigner a sperimentare nuovi materiali basati su processi circolari che si alimentano nella scala locale.
Consolidata fra i cardini della sostenibilità, la circolarità punta a fare virtù di scarti e rifiuti. Una ricerca necessaria, in vista di un raddoppio della produzione di rifiuti entro il 2050.
Da tendenza a necessità, l’ecodesign vuole ripensare in modo complessivo e radicale quel modello produttivo che puntava all’ipersfruttamento delle risorse.