Flying carpet di Numen/For Use

Il tappeto volante dei Numen/For Use al Neue Räume di Zurigo è la nuova 'scultura sociale' del collettivo austriaco-croato.

Per sei giorni, dal 1 al 6 novembre 2011, i padiglioni ABB a Zurigo-Oerlikon ospitano la più grande esposizione internazionale di arredamento della Svizzera, il Neue Räume. Per la prima volta l'intera città viene coinvolta dalla fiera. Tra gli appuntamenti più attesi c'è l'installazione Flying carpet, firmata da Sven Jonke, Christoph Katzler and Nikola Radeljkovic del collettivo croato-austriaco Numen/For Use. I tre designer, attivi dal 1998 nei campi dell'industrial design, della scenografia e dell'arte concettuale, oltre a collaborare con prestigiose aziende europee, come Cappellini e Zanotta, realizzano progetti site-specific, fortemente orientati all'interazione con il pubblico. Flying carpet rappresenta una nuova versione di Tape, il "bozzolo esplorabile", interamente realizzato in nastro adesivo, presentato la prima volta nell'edizione 2009 di Vienna Design Week. Anche nel caso svizzero, i tre designer si misurano con un'installazione percorribile; al nastro di Tape, si sostituisce uno speciale tessuto. "A Zurigo – racconta Christoph Katzler- l'opera ha uno sviluppo di circa otto per cinque metri e presenta una configurazione simile a quelle precedenti, ma, in questo caso, facciamo ricorso all'hand tufting." Si tratta di una tecnica manifatturiera, affine alla cucitura, attraverso la quale è possibile arrivare alla definizione di forme complesse. Così facendo, l'esterno dell'installazione somiglia al retro di un tappeto e la morbida consistenza interna non è immediatamente percepibile. Una volta all'interno dell'installazione, si scopre un microcosmo vellutato: ogni visitatore si ritrova avvolto in un insolito "tappeto tridimensionale", sospeso da terra, tutto da percorrere.
In apertura e qui sopra: il montaggio della nuova installazione <Flying carpet</i>
In apertura e qui sopra: il montaggio della nuova installazione
Valentina Silvestrini: Come è nata l'idea di costituire il collettivo Numen / For Use? Quali sono i vostre esperienze universitarie e professionali?
Christoph: Sven (Janke) e io abbiamo studiato Industrial Design ed diviso lo stesso appartamento. Dopo due anni di conoscenza, ci siamo messi all'opera su un primo progetto in team: da subito abbiamo concordato nel voler fare di più insieme. Nel frattempo, Sven ha studiato anche a Zagabria, dove ha lavorato con Nikola Radeljkovic su altri progetti. Quando ci siamo ritrovati tutti e tre insieme, ci siamo resi conto di avere idee comuni sulla nostra vita professionale. Per questo abbiamo raccolto tutti i nostri progetti in un unico portfolio e ci siamo recati in Italia per incontrare alcune aziende. Ci sembrava la strada migliore per iniziare. E in effetti, due anni dopo, stavamo sviluppando mobili con aziende come Cappellini, Magis, MDF Italia o Zanotta.
La forma complessa dell'installazione è realizzata con la tecnica dell'hand tufting
La forma complessa dell'installazione è realizzata con la tecnica dell'hand tufting
Dalla prima esperienza di Vienna con il nastro adesivo di Tape fino a "NET", il progetto con la rete, esposto fino ad inizio ottobre allo Z33 Museum di Hasselt, in Belgio, qual è il ruolo del design industriale nella selezione dei materiali per le vostre realizzazioni? C'è una relazione?
Per quanto riguarda la selezione dei materiali, la nostra formazione come designer non è molto rilevante. In relazione ai progetti sperimentali e alle scenografie teatrali cerchiamo di misurarci con reti, nastri, stoffe e altri materiali capaci di darci sensazioni di morbidezza e di conservare un certo grado di imperfezione. Siamo alla costante ricerca di nuove materie con cui metterci alla prova per quello che potremmo definire il filone delle "sculture sociali": abbiamo visto che le installazioni in cui le persone possono entrare sono molto amate e intendiamo andare avanti in questo senso.

Come prende avvio il processo creativo e come arrivate alla definizione delle forme dei vostri progetti? Avete un metodo di lavoro consolidato?
La visita al sito è essenziale: uno dei nostro obiettivi è utilizzare ciò che è già esistente, come i pilastri e le strutture in cemento armato; anche alberi, tubi e altri materiali possono entrare a far parte dei nostri lavori. Normalmente all'interno dello studio facciamo solo un modello, utile per provare tridimensionalmente la forma base. Tutto il resto avviene in fase di montaggio, direi piuttosto intuitivamente. Quindi non c'è nessun computer coinvolto in tutto il processo. Essenzialmente il metodo si riduce a lavorare intensamente, per arrivare ad alleggerire la forma e raggiungere quella geometricamente perfetta. Spesso l'allestimento si traduce in una vera corsa contro il tempo e genera anche un po' di caos! All'inizio ci capitava di pensare di aver fatto delle valutazioni errate: adesso sappiamo che alla fine andrà tutto bene e siamo diventati capaci di superare eventuali momenti critici.
Normalmente all'interno dello studio facciamo solo un modello, utile per provare tridimensionalmente la forma base. Tutto il resto avviene in fase di montaggio, direi piuttosto intuitivamente. Quindi non c'è nessun computer coinvolto in tutto il processo
<i>Tape</i>, il "bozzolo esplorabile", interamente realizzato in nastro adesivo
Tape, il "bozzolo esplorabile", interamente realizzato in nastro adesivo
Nei vostri progetti sembrano unirsi tre aspetti: la ricerca spaziale, l'elemento educativo e quello ludico. Dopo le esperienze fatte in giro per l'Europa con Tape, come avete visto cambiare la percezione da parte del pubblico degli spazi effimeri da voi creati? Quali sensazioni credete riescano a produrre i vostri progetti sugli utenti finali?
Le reazioni che registriamo nelle varie città in cui operiamo sono sempre molto positive. Per noi è essenziale che le persone riescano a vivere un'esperienza in libertà (e in sicurezza!), stando all'interno delle opere. A livello personale queste esperienze ci stanno dando molto e non nascondo che la soddisfazione dei visitatori è anche uno dei motivi per cui ripetiamo i progetti frequentemente: pensiamo sia un bene consentire a più persone di provare sensazioni piacevoli e interessanti. Credo che una delle specificità del design e delle arti applicate sia riuscire a dare alla gente comune qualcosa di cui godere.
Veduta di <i>Tape</i>
Veduta di Tape
Quali sono le dinamiche che si instaurano una volta superato l'ingresso delle installazioni?
Al primo sguardo, le reazioni di chi osserva dall'esterno i nostri progetti sono comuni: tutti manifestano stupore, curiosità e anche desiderio di entrare. E poi, non importa quale età abbiano, non importa se si occupano di architettura, design, arte o di tutt'altro: dal primo minuto in cui le persone entrano nell'installazione, iniziano a divertirsi come bambini! Ogni inibizione cade quando si tolgono le scarpe: da quel momento in poi, ciascuno può iniziare un'esplorazione individuale tra nuove superfici. Anche se spesso gli utenti non si conoscono tra loro, vivendo questo momento insieme, diventano comunicativi. Ed è questo che ci piace vedere nel pubblico: constatare come, trovandosi in una sorta di "mondo diverso", alcune regole e confini del quotidiano cessino di esistere. Almeno per un po'!
<i>NET</i>, l'installazione realizzata con reti
NET, l'installazione realizzata con reti
L'esperienza di ripetere un modello simile in spazi diversi di città diverse, quali modifiche ha prodotto?
Dalla prima esperienza nell'attico di Vienna del 2009 a oggi, di sicuro abbiamo migliorato la tecnica di montaggio. La principale novità è che oggi siamo in grado di realizzare installazioni di maggiori dimensioni, con il vantaggio che l'esplorazione può farsi più lunga ed emozionante. La riproposizione in diversi luoghi ci sta permettendo di fare valutazioni sui risultati ottenuti e sugli esiti più stimolanti. Una sfida interessante sarebbe misurarci con un intero quartiere e fare una sorta di ponte lungo una strada, passando da una casa all'altra, magari fissando la struttura agli alberi.

In effetti con NET avete annunciato qualcosa di simile, oltre ad aver manifestato un interesse più marcato verso le questioni sociali. Come è nato il concept di NET e quale può essere una sua possibile evoluzione?
Nikola: Il nostro obiettivo è quello di coprire interi cortili chiusi da muro a muro, sistemando uno strato di rete per ciascun piano. È questo un modo per permettere agli abitanti di uscire dalle finestre e scoprire nuovi paesaggi trasparenti. Nello stesso tempo si riesce a generare una sensazione simile a quella del volo, della sospensione. Lo scopo è arrivare a reinventare il concetto di giardino, inteso come luogo comune per tutte le persone che abitano nella stessa porzione di città. Vorremmo tentare di superare l'alienazione che negli ultimi anni si è creata nei quartieri: in questo modo pensiamo di poter dare vita a una vera rete per l'integrazione del quartiere, una sorta di "balcone pubblico" per una futura comunità. In ogni caso, il vantaggio sarà poter arrivare all'ultimo piano e avere uno spazio privilegiato per un bagno di sole, anche in città.
Tra i progetti del collettivo c'è quello di ampliare <i>NET</i> fino a farla diventare collegamento percorribile tra diversi edifici
Tra i progetti del collettivo c'è quello di ampliare NET fino a farla diventare collegamento percorribile tra diversi edifici

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