U-Joints alla Galleria Plusdesign

La mostra curata da Andrea Caputo e Anniina Koivu approfondisce il tema del giunto, attraverso esperimenti, prototipi e prodotti di 50 designer.

Fig.11 "U-Joints. Equations of Universal Lifestyle", exhibition view, Plusdesign, Milano, 2018

La galleria di design sperimentale e d’avanguardia Plusdesign, capitanata da Andrea Caputo e Luca Martinazzoli, ha ideato la mostra collettiva dal titolo “U-Joints”, presentata, in collaborazione con Juventus, all’interno degli spazi di via Archimede 26. L’architetto Andrea Caputo e la curatrice Anniina Koivu hanno lavorato a una densa e trasversale ricognizione, tra storia e presente, del giunto (joint) ossia quell’oggetto (parte di oggetti altri) fondamentale capace di tenere due o più elementi insieme. Come fa una squadra di calcio. Cosi design e sport, per tradizione due pilastri della cultura italiana, uniscono le forze per dare vita a un progetto che si svolge all’interno del palcoscenico meneghino del Salone del Mobile, da sempre capace di attirare in città esperti e appassionati del progetto contemporaneo da tutto il mondo. Ora anche tifosi bianconeri e sportivi.

Come è nato questo progetto?
Andrea Caputo
: Il tema del giunto è un’idea fissa per molti designer, ma inspiegabilmente poco approfondito come campo d’indagine. Esistono vaste pubblicazioni su ambiti specifici, quali il mondo del joinery giapponese e i tradizionali sistemi d’incastro, ma ben poche riflessioni di ampie vedute. La mostra “U-Joints” cerca di mettere a sistema il concetto di connessione organizzato per tipologia, materiali e natura dell’incastro. Abbiamo editato una tassonomia, chiave di lettura del progetto: una infografica che progressivamente relaziona il giunto a pressione, quello incollato, legato o vincolato. È un progetto ambizioso perché prova a sintetizzare un universo eclettico e infinito, background invisibile del nostro quotidiano.

Perché il giunto?
Anniina Koivu
: Il giunto – elemento fondamentale in qualunque oggetto progettato, che si tratti di un ponte o di un mobile – è davvero polivalente: è un particolare concepito ingegnosamente. Ma è sorprendente come spesso venga sottovalutato. Forse perché spesso è invisibile, elegantemente nascosto dentro l’oggetto. Un giunto può essere microscopico oppure grande come una stanza. Si fabbrica con qualunque materiale. Talvolta il giunto è il particolare che tiene insieme un intero oggetto o tutto un pezzo d’arredamento. Moltiplicato come elemento modulare può essere l’unico componente fondamentale che rende possibile realizzare un’intera struttura. Sto pensando a parecchie opere, come gli schermi dei fratelli Bouroullec, per esempio. Mettendo in primo piano il giunto volevamo portare alla ribalta il lavoro quotidiano dei designer. Come dice Charles Eames: “I particolari non sono particolari: sono loro che fanno il prodotto”.

La vostra ricerca parte da lontano – oltre a pezzi di progettisti del presente e del passato, in mostra ci sono esempi provenienti dall’Asia e prestiti museali: quando avete iniziato a lavorare a “U-Joint” e quale l’approccio curatoriale?
AC
: L’analisi di sistemi costruttivi vincolati al nodo è un tema di progettazione che in studio portiamo avanti da tempo, a partire dalle sfere geodetiche di Buckminster Fuller fino ai sistemi Kee Klamp studiati per molteplici applicazioni. La ricerca si è poi intensificata fino all’idea di un’esposizione organizzata per temi: la sezione sull’Asia amplifica la scala e indaga il nodo ligneo negli archetipi della costruzione templare cinese e giapponese. Considerazioni su componenti architettoniche permanenti sono state affiancate da studi di elementi connettivi temporanei: il tubo Innocenti, un dispositivo di unione per armature tubolari metalliche, ha di fatto rivoluzionato il sistema di ponteggi edili del Dopoguerra per l’edificazione di viadotti e infrastrutture cementizie. Da queste implicazioni a misura urbana si è arrivati alla dimensione domestica, all’immaginario dei nodi marinari, all’uso comune nel campo dell’idraulica, elettrotecnica e carpenteria fai-da-te. Il contributo dei singoli autori, oltre 50, restituisce un quadro multiforme di prototipi, esperimenti e prodotti seriali.

AK: È interessante in particolare vedere quanto i tradizionali giunti in legno siano ancora attuali. Se pensiamo alla tradizione giapponese – ma anche a quella cinese – gli elaborati giunti di legno erano – ma sono tuttora – il segno distintivo della buona carpenteria. Erano l’orgoglio dei carpentieri, il modo in cui dimostravano la loro competenza. Tra i pezzi esposti provenienti dal Museo dei giunti di legno di Hida, che conserva e promuove questa tradizione, ci sono dei pezzi unici come un giunto da pilastro del Castello di Osaka: per scoprire lo schema del metodo di collegamento interno della giunzione tra due travature verticali c’è voluta un’analisi ai raggi X. Sono occorsi due secoli per svelare come sia stato realizzato il decorativo schema a profilo montano della giunzione tra le due travature.

Fig.12 "U-Joints. Equations of Universal Lifestyle", exhibition view, Plusdesign, Milano, 2018
"U-Joints. Equations of Universal Lifestyle", exhibition view, Plusdesign, Milano, 2018

Un vostro pensiero sulla situazione attuale del design e un vostro pensiero sul futuro del design.
AC
: È nell’interesse di Plusdesign organizzarsi quale piattaforma di ricerca slegandosi da obblighi produttivi, ennesime speculazioni di forme e virtuosismi di oggetti. Penso sia decisivo selezionare percorsi e iniziative comuni, mettendo insieme tecniche, cose e gruppi di persone. Sotto questo sguardo Plusdesign indaga l’influenza di specifiche culture nella società globale. Il risultato del prodotto finale è secondario, si sacrifica in favore del processo e della simbiosi con il contesto culturale originario. In quest’ottica è nato il progetto sui sound system colombiani, una tradizione musicale di Baranquilla e Cartagena che da decenni riunisce famiglie e quartieri attorno a totem sonori prodotti localmente. O l’iniziativa “Rug Trip” ai piedi della catena montuosa dell’Atlante, in Marocco, dove abbiamo coinvolto diverse famiglie Berbere nella produzione di tappeti pensati da artisti contemporanei (Barry McGee, Anton Bruhin e Susan Kare).  È un lavoro sulle community, su quanto il design sia influente nei gruppi sociali, identificandoli per poi amplificarne la voce.
AK
: Nel nostro mondo visivo, in cui un’immagine, un prodotto o un progetto devono essere percepiti nel giro di un attimo, diventa difficile concentrarsi sui particolari. La generalità sembra prevalere sulla precisione. E i giunti – come i particolari – tendono a perdersi nell’insieme.  

U-Joints è un bel modo per cambiare prospettiva, per concentrarsi – prima di tornare a perdersi nella pura quantità di particolari che abbiamo riunito in un’unica mostra.

La scoperta più interessante mentre lavoravate a questa mostra?
AC
: Esiste oggi un vasto network di designer che pensa all’unisono al joint quale device ideale per risolvere necessità quotidiane. La sintesi di questa indagine, sviluppata insieme con Alessandra Covini di Studio Ossidiana, ci ha portato altrove, ma è stato straordinario osservare quanto il tema del giunto sia ossessivo per la grande maggioranza di studenti e neoprofessionisti: una sorta di esercizio di stile obbligatorio, fortemente legato alla contemporanea cultura dei maker.
AK
: I giunti sono progetti di design a pieno titolo. Anche una vite è bella e geniale se si trova il tempo di guardarla come si deve.

Titolo mostra:
U-Joints. Equations of Universal Lifestyle
Curatori:
Andrea Caputo, Anniina Koivu
Date di apertura:
10–22 aprile 2018
Luogo:
Plusdesign
Indirizzo:
via Archimede 26, Milano
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