Salone del mobile e Fuorisalone 2021

“The Lost Graduation Show”: molte buone idee, ma qualcosa manca

Tantissime le buone idee presentate al Supersalone per la mostra degli studenti. Il risultato finale però è troppo superficiale e non permette un approfondimento dei temi trattati.

All’interno del nuovo format del Salone del Mobile, ideato da Stefano Boeri, curatore del “supersalone”, e Andrea Caputo, che ha progettato l’allestimento della fiera, trova spazio anche un’ampia sezione dedicata a studenti e giovani designer. La mostra “The Lost Graduation Show” occupa trasversalmente un’ampia porzione dei Padiglioni 2 e 4 di Rho Fiera, dando visibilità a tutti quei laureati che nell’ultimo anno didattico non hanno potuto esporre il risultato del loro lavoro. Parliamo di 170 designer, provenienti da 48 scuole di 22 paesi diversi, selezionati tramite una open call a cui hanno risposto quasi 300 scuole da 59 paesi.

I progetti sono disposti su un sistema di allestimento modulare e mono-materico: i blocchi Ytong in calcestruzzo aerato autoclavato fornito da Xella Italia. Come per il resto dell’allestimento in fiera, l’installazione una volta smontata sarà completamente restituita al ciclo produttivo del materiale da costruzione.

“The Lost Graduation Show”, curata da Anniina Koivu, è un’iniziativa unica nella lunga storia del Salone, ma il risultato finale è un po’ caotico sia nell’allestimento sia nella sostanza.

Innanzitutto, chi ha passeggiato tra i corridoi della fiera – tra gli stand delle aziende – ha percepito il caos visivo generato dalla successione di prodotti, allestimenti e marchi, oltre che dal viavai dei (numerosi) visitatori. L’intensità di stimoli visivi si intensifica ulteriormente in corrispondenza di “The Lost Graduation Show”, rendendo difficile prestare attenzione ai singoli lavori, che sono divisi per isole ma senza alcuna separazione visiva né tra loro né dal resto della fiera. 

La disposizione dei progetti non sembra seguire un ordine preciso. Uno dietro l’altro troviamo progetti sociali e politici, sperimentazioni materiche e formali, arredi stampati in 3D o di produzione artigianale, realizzati con elementi di scarto o con biomateriali… L’obiettivo della mostra è far vedere la grande varietà di prospettive che il design può avere. Ma per un pubblico generalista, già sovraeccitato e distratto, si rischia di avere un effetto folkloristico: da una parte ci sono le aziende che fanno il vero design; dall’altra i giovani “creativi” con le loro idee bizzarre. Senza un dovuto approfondimento non è facile capire come queste sperimentazioni possano essere determinanti anche nel mondo della produzione industriale, e ragionare sulla loro rilevanza nella società di oggi. Un raggruppamento in categorie sarebbe stato possibile, magari riducendo anche il numero di categorie e temi trattati.

Sviscerare i progetti ci risulta impossibile anche provando a visitare la “piattaforma digitale” – che poi è una semplice (e ordinata) pagina di Instagram. Abbiamo tentato di accedervi tramite i QR Code posizionati accanto alle didascalie, ma ogni volta il link ci ha indirizzato al primo post del feed: un quadrato nero. Quello che ci è rimasto per capirci qualcosa in più è una didascalia di qualche riga.

Per questo – nonostante abbiamo dedicato più di due ore all’osservazione dei progetti – abbiamo fatto un po’ di fatica a leggerli in profondità e non possiamo dare un contributo critico sui singoli pezzi. Ve ne proponiamo comunque 10, di cui speriamo possiate trovare qualcosa di più online.

Dopo un mese e mezzo di dirette streaming e riviste digitali era proprio necessario costringerci a cercare designer e progetti su Google?

Mostra:
Lost graduation Show
Luogo:
Salone, Rho Fiera, Padiglioni 2 e 4
Aperture:
4 - 10 settembre
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