I migliori stand del Salone del Mobile a Rho Fiera

Ragnatele di acciaio, pedane per spettacolini osé e piazze italiane. L’effetto wow degli allestimenti 2018 mescola tutto: da Andrea Palladio al pop.

USM al Salone 2018

Pedrali – Calvi Brambilla
Pad 10 Stand B19-C28

800 mq organizzati in un percorso museale diviso in sette spazi espositivi. Caratterizzati da una trovata inaspettata: un set design composto da piccoli palchi profilati con lampadine a distanza regolare, in quel modo classico usato nei prosceni teatrali. L’effetto è di trasformare i prodotti in stelle di uno spettacolo di cui sono – ovviamente – i protagonisti. In una posizione di ammirazione amplificata da uno specchio che ne riflette l’immagine. In un atto – forse – di supremo narcisismo, come si addice a ogni diva. Realizzato da Calvi Brambilla, l’allestimento che gioca sulla lampadina è inteso con un significato duplice: come omaggio alle “nuove ottime idee” dell’azienda bergamasca: #pedraligoodideas; e all’artista Félix González Torres. Dunque sia come oggetto scenico sia come metafora. Elemento comunicativo e architettonico assieme, usato anche per sottolineare la struttura esterna dello stand. Non c’è limite alla spettacolarizzazione però, e sul retro dello stand è possibile curiosare il peep show di due ballerini che interagiscono con alcune icone di Pedrali.

USM – UNStudio
Pad 20 Stand A07-B06

Progettato dal team Futures di UNStudio, lo stand di USM ha l’aspetto di un’architettura da film di fantascienza. Ma rétro, quasi fosse uno dei rifugi di Diabolik. Un effetto ottenuto in modo semplice e geniale attraverso la moltiplicazione modulare dell’elemento base di USM, l’intelaiatura di acciaio. Uno scheletro nudo e crudo composto da 13.318 tubi che ingloba un bagno e una stanza da lavoro, sospesi tra casa e ufficio. O meglio, imprigionati da una ragnatela che rappresenta le forze opposte tra dovere e piacere. Già, perché l’indagine condotta da UNStudio vuole sottolineare appunto l’ibridazione contemporanea di questi due ambienti. E di come strutturali per non inquinarli, concentrandosi sulle qualità umane che ci differenziano dalle macchine. Tenendo presente che a causa, o grazie, all’automazione avremo più tempo libero per noi e le relazione sociali. Non come nel passato, rappresentato da uno spazio cubico dove tre segretarie anni Cinquanta battono costantemente a macchina, divise da screen che ne impediscono l’interazione.

Kvadrat – Doshi Levien
Pad 20 Stand E25-F22

Vertical waves, ovvero pareti animate da onde e contro onde di diversa altezza, rivestite con i nuovi tessuti disegnati da loro, in lana e nylon Raas e Lila. È il concept che Doshi Levien, la coppia di designer – lui scozzese lei indiana – ha pensato per Kvadrat con il loro primo progetto per uno stand. “Volevamo dare un’immagine di estrema morbidezza, che invitasse con grazia ad entrare all’interno dello spazio”, raccontano. “Progettare uno stand è un’evoluzione naturale del nostro processo creativo. In questo caso, trattandosi nello specifico di Kvadrat, ci siamo ispirati anche ai sistemi acustici per proteggere gli ambienti dal suono. Di solito caratterizzati da forme e texture particolari.” Stretto e lungo, aperto sui lati più corti, lo stand è meticolosamente studiato nella sequenza cromatica dei vari tessuti. Con pause neutre di legno grezzo e superfici grigie che, assieme ai supporti a parete e a terra da cui cadono tessuti e tappeti, spezzano il ritmo elegante delle onde di tessuto ma non l’armonia. “È il nostro concetto totale di architettura, scultura e studio dei materiali: tre elementi su cui basiamo tutto la nostra ricerca. Raas e Lila, per esempio, sono state ispirate dalle ceramiche di Sèvres, dall’arte bizantina e dai palazzi di Jaipur”.

Kartell – Ferruccio Laviani
Pad 20 Stand A15-B14

Tutto bianco e strutturato in una sequenza parallela di otto pedane giganti a forma di L, dedicate ciascuna a un progetto specifico: lo stand di Ferruccio Laviani per Kartell risulta monumentale ma non opprimente. Anzi, semplice e comprensibile. A tutti. Dai visitatori ai professionisti, a cui è riservata la novità di uno spazio retail in cui si snoda il concetto lifestyle del marchio. La presentazione dei nuovi prodotti, supportati da una ricerca iconografica che ne rafforza l’immagine e il concept unitamente a degli schermi video, potrebbe essere letta anche come un gioco di miniature. Con uno sforzo di immaginazione, infatti, le pedane diventano delle mensole sulle quali sono appoggiati mobili-giocattolo accostati a elementi personali come fotografie, schizzi, appunti, ricordi e oggetti. Che come in qualsiasi spazio privato sono organizzati in modo fresco e leggero, sovrapponendosi leggermente l’uno all’altro. Il problema delle didascalie, corpose e dettagliate, è invece risolto tramite una corrispondenza spaziale intuitiva, e cioè inserendo i testi sulla parete opposta a ogni macro gruppo.

Poltrona Frau – Michele De Lucchi
Pad 20 Stand E 01-02-06-04

Non un negozio né uno showroom, lo stand di Poltrona Frau progettato da Michele De Lucchi è un teatro aperto al pubblico, chiamato ad interagire con la sua struttura. Con protagonista sempre il concetto della prospettiva ma quest’anno arricchito da un ragionamento sul tema dell’equilibrio. Che Michele sintetizza così: “Le proporzioni non sono solamente armonia, sono la ricerca delle relazioni tra pieno e vuoto, luce e ombra, celato e svelato, bellezza ideale e cicatrici del tempo”. Per arrivare a questa sintesi lo spazio si compone di pochi elementi architettonici, e un misto tra ispirazioni classiche e linguaggi contemporanei. In un gioco di contrasti in cui convivono la solidità delle pareti in muratura accanto alla leggerezza delle logge in metallo e vetro; dei muri scabri con la perfezione dei prodotti Frau. Un sistema di forze messo “a repentaglio” da un atto vandalico ripreso dall’opera dell’artista Rudolf Stingel: la possibilità – altrimenti inconciliabile con la formalità di un allestimento fieristico – di marchiare la superficie delle pareti con scarabocchi, firme, disegni. Gesti che intensificato nella sua espressività l’idea di De Lucchi di uno spazio dedicato soprattutto all’immaginazione, anche polemica.

Cappellini – Giulio Cappellini
Pad 20 Stand C01-C03

Lo stand di Giulio Cappellini è una sequenza volumetrica di torri e scatole cave profilate al neon. Al cui interno sono inserite le nuove collezioni. Un set design che ricorda gli allestimenti museali di arte contemporanea, e nello specifico le opere di Dan Flavin e Lucio Fontana, di cui vuole essere anche un omaggio, seppure non così mirato. Lo stand rappresenta un modo di organizzare lo spazio che, oltre a risentire di influssi architettonici, dimostra inequivocabilmente una chiarezza di pensiero organizzativo, tutto concentrato sulla bellezza progettuale delle novità. Coadiuvato dall’uso del coloro grigio dei muri perimetrali, e dalla pavimentazione in seminato terrazzo tono su tono. L’economia dei mezzi espressivi, dunque, non pregiudica l’effetto wow che di solito ci si aspetta da uno stand del Salone del mobile. Anzi, impartisce una lezione a chi sovrabbonda gli allestimenti con oggetti scenici che affogano la lettura dei pezzi. Less is more nella confezione è sempre un’idea vincente. L’importante è che i progetti siano more than less nella ricerca. E di questo, Cappellini, ha fatto una filosofia.

Magis – Note Design Studio
Pad 20 Stand C-15-D14

Senza pareti, dunque completamente alla mercé dei flussi incontrollati dei visitatori. È la cambiale di Magis in cambio di un colpo d’occhio alquanto originale però: punteggiato da colonne, piccole pedane e screen a spina di pesce. Sul fondo, una quinta percorsa da aperture arcuate nasconde gli uffici. L’ispirazione che sottende l’allestimento dello stand, ideato dallo studio svedese Note Design Studio, è l’architettura di una piccola città ideale italiana. Più precisamente il linguaggio rinascimentale di Andrea Palladio, i cui topos architettonici sono stati stilizzati attraverso gabbie in plexiglass - trasparente oppure opaco - che inglobano il colonnato suggerendo capitelli oppure basamenti; dall’uso dell’arco; ma soprattutto da una palette sui toni ocra, marroni e beige. L’allestimento però, oltre che a una città ideale, potrebbe anche essere letto in modi diversi. Ovvero come una piazza, nella quale prodotti outdoor e indoor si passano il testimone tra privato e pubblico. E, visto il recupero degli elementi dell’architettura classica, anche come una costruzione omaggio al movimento postmoderno.

Antonio Lupi – Calvi Brambilla
Pad 22 Stand A29-B20

È uno stand che si riallaccia stilisticamente allo showroom che Antonio Lupi ha aperto a ridosso di Parco Sempione, in via di Porta Tenaglia.
E come quello spazio, l’aspetto interessante di questo allestimento, progettato sempre dallo studio Calvi Brambilla, risiede nella particolarità del soffitto. Una serie di ampie volte irregolari magicamente sospese alle pareti scure dello stand, talvolta anche interrotte bruscamente. Sottolineate da luci al neon, questi elementi architettonici donano maestosità e importanza agli ambienti, e un senso di perfetta corrispondenza con prodotti dedicati al benessere. Come se a proposito di un set design dedicato a collezioni bagno, la scelta di una volta a botte fosse la soluzione di styling più appropriata. E infatti, il modello che ha ispirato lo stand è un hamam dove il soffitto è appunto percorso da grandi volte e cupole piene di luce: il Kılıç Ali Paşa di Istanbul, disegnati dal celebre architetto del Sedicesimo secolo Mimar Sinan. Mentre in seconda battuta, c’è la lezione autoriale dei maestri del Moderno, da Johnson a Kahn, che progettando molto per istituzioni museali, del soffitto hanno sempre dato una lettura molto particolare.

Tubes – Ludovica+Roberto Palomba
Pad 24 Stand G21-G25

240 mq. Ma con il trucco di un soffitto completamente specchiato, la sensazione che si prova una volta entrati nello stand di Tubes è di essere in un luogo largo – e alto – almeno il doppio. L’escamotage è semplice e tradizionale, eppure ogni volta che ci si imbatte non fallisce mai di stupire. E Ludovica e Roberto Palomba lo hanno usato in modo strategico per creare un allestimento lieve e assieme potente, avendo in mente anche l’esempio prestigioso di The Weather Project di Olafur Eliasson: l’installazione artistica che nel 2003 trasformò la Tate Modern di Londra in un tramonto perpetuo. Sebbene nello stand di Tubes un sole infuocato sia assente, l’atmosfera dello spazio possiede caratteristiche tattili come quella della Tate durante l’evento di Olafur. Qualcosa di magico e vibrante che risulta amplificato anche dall’organizzazione dei prodotti, raccolti secondo un approccio minimal all’interno di nicchie dipinte di chiaro. Che, annegati come sono nello spazio grigio circostante, appaiono quasi sospesi da terra.

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