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Ai Weiwei torna in Italia con una mostra sui terremoti, dal Sichuan all’Aquila

Al Maxxi L’Aquila, "Aftershock" mette in dialogo le opere nate dal terremoto del Sichuan con Palazzo Ardinghelli e con la storia recente della città

Non c’è materiale che Ai Weiwei nel tempo non abbia trasformato in messaggio politico: acciaio, porcellana, marmo, mattoncini giocattolo, giubbotti di salvataggio, oggetti d’uso comune.

E in Aftershock, la mostra con cui l’artista cinese torna in Italia — e più precisamente al MAXXI L’Aquila — questi materiali si ritrovano insieme come un archivio di scosse: fratture spesso aperte, mai del tutto risolte, che attraversano corpi, città e memoria.

Aperta dal 29 aprile al 6 settembre 2026, l’esposizione curata da Tim Marlow, direttore e amministratore delegato del Design Museum di Londra, riunisce circa settanta opere, alcune delle quali inedite, tra installazioni, video, fotografie e sculture.

Ai Weiwei, Stills from Dumbass. Weiwei with guards. Courtesy Fondazione MAXXI.

La mostra arriva nell’anno in cui L’Aquila è Capitale italiana della Cultura e occupa gli spazi di Palazzo Ardinghelli, uno degli esempi più significativi di recupero e riconversione dopo il sisma che ha coinvolto la città abruzzese nel 2009.

Al centro del percorso di mostra c’è il terremoto del Sichuan del 2008, una vicenda decisiva nella ricerca di Ai Weiwei, che crea un ponte immediato con l’esperienza e la memoria dei visitatori italiani.

Ai Wei Wei, Straight, Dettaglio dell'opera. Courtesy Fondazione MAXXI

Non a caso il dialogo con la sede di Palazzo Ardinghelli comincia fin da subito, appena entrati nella corte, dove un velo della serie Camouflage Nets rielabora i pattern mimetici lasciando affiorare figure di gatti, vittime innocenti dei conflitti umani. Nello stesso spazio, l’opera LED Кому війна, кому мати рідна riprende un proverbio ucraino e introduce il tema della guerra come esperienza ambigua, diseguale, capace di cambiare il valore delle cose. Il nucleo più potente in mostra rimane però Straight, opera cardine nella produzione dell'artista, realizzata con tondini d’acciaio recuperati dalle scuole crollate durante il sisma del Sichuan.

Ai Wei Wei, Straight, Dettaglio dell'opera. Courtesy Fondazione MAXXI

Come ha dichiarato Marlow: "tutta l'opera di Ai Weiwei ci invita a guardare il mondo in modi diversi, attraverso oggetti e materiali differenti. Anche se affonda le sue radici nell’esperienza personale dell’artista, ha una risonanza universale: l’incessante lotta di Ai Weiwei per il diritto degli individui di esprimersi liberamente e di non essere soggetti ai dettami illegali dei regimi autoritari scaturisce dalle difficoltà affrontate da lui stesso, nonché dalla sua costante preoccupazione per coloro che non hanno il potere di opporre resistenza".

Mostra:
AI WEIWEI: Aftershock
Dove:
MAXXI L’Aquila, Palazzo Ardinghelli
Quando:
29 aprile – 6 settembre 2026

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