Non la solita boutique: cosa abbiamo visto al nuovo Palazzo Fendi di Milano

Arte, moda e architettura: alla scoperta della nuova casa del brand nel cuore di Milano, concepita come un’opera d’arte totale, dal razionalismo anni Trenta agli interventi site specific dell'artista Edoardo Piermattei.

Palazzo FENDI

Palazzo FENDI Milan ©Delfino Sisto Legnani e Melania Dalle Grave

Palazzo FENDI Veduta dell'opera di Edoardo Piermattei

Palazzo FENDI Milan ©Delfino Sisto Legnani e Melania Dalle Grave

Palazzo FENDI

Palazzo FENDI Milan ©Delfino Sisto Legnani e Melania Dalle Grave

Palazzo FENDI

Palazzo FENDI Milan ©Delfino Sisto Legnani e Melania Dalle Grave

Palazzo FENDI

Palazzo FENDI Milan ©Delfino Sisto Legnani e Melania Dalle Grave

Palazzo FENDI

Palazzo FENDI Milan ©Delfino Sisto Legnani e Melania Dalle Grave

Palazzo FENDI

Palazzo FENDI Milan ©Delfino Sisto Legnani e Melania Dalle Grave

Palazzo FENDI

Palazzo FENDI Milan ©Delfino Sisto Legnani e Melania Dalle Grave

Palazzo FENDI

Palazzo FENDI Milan ©Delfino Sisto Legnani e Melania Dalle Grave

Come nelle fiabe più belle, anche questa storia comincia con una soglia da attraversare. All’angolo tra Via Montenapoleone e Corso Matteotti, un edificio razionalista degli anni Trenta si erge come un guardiano silenzioso nel cuore di Milano. Questo è il nuovo Palazzo Fendi: discreto all’esterno ma ricco di storie da raccontare all’interno, dove ogni dettaglio sembra custodire un segreto. Varcata la sua porta, è l’artista Edoardo Piermattei a farci da guida: l’ultimo arrivato in una lunga tradizione di collaborazioni tra Fendi e il mondo dell’arte, che racconta: “Nella mia pittura il progetto è centrale ed è anche l’aspetto che impiega più tempo. Forse è per questo che il mio lavoro ha sempre avuto un rapporto particolare con lo spazio e l'architettura."

Palazzo FENDI Milan ©Delfino Sisto Legnani e Melania Dalle Grave

C'era una volta il Palazzo

Progettato da Emilio Lancia tra il 1933 e il 1936, l’edificio conserva intatta la sua facciata razionalista: archi, finestre squadrate e una torre centrale che domina l’incrocio come un faro urbano, ma appena varcata la soglia, il tempo sembra sdoppiarsi. I suoi quattro piani e 910 metri quadrati si aprono come i capitoli di un racconto, dove il concept ideato dal dipartimento di Architettura Fendi dialoga con l’anima originaria dell’edificio. Travertino e calce romana, legni scuri, boiserie e pavimenti geometrici ispirati all’opus sectile intrecciano la Milano degli anni Trenta con la tradizione romana della maison. Ogni piano è un mondo a sé, un episodio di questa “casa totale” di Fendi: il piano terra accoglie gli accessori, baguette e foulard che brillano come gemme sparse su un tavolo di marmo; il primo piano conduce invece nell’universo maschile e kids. Il secondo si apre all’alta couture e alla gioielleria mentre al terzo, nell’Atelier e l’Appartamento Fendi, si custodisce il cuore pulsante del savoir-faire della maison.

Palazzo FENDI Milan ©Delfino Sisto Legnani e Melania Dalle Grave

Un percorso scandito da un’architettura lineare, segnata dalla severità dei materiali che, tuttavia, si ammorbidisce davanti a palette pastello e superfici vellutate, a pellicce che sembrano nuvole. Le scale si avvolgono attorno a inserti romboidali in vetro rosa, mentre i corrimani in Cuoio Romano con cuciture Selleria raccontano storie di mani sapienti. È il segno distintivo della maison: un marchio storico capace di trasformare la propria eredità artigianale in un gioco elegante, mescolando rigore e leggerezza, radici e sperimentazione.

Trattare il cemento come fosse panna montata significa qualcosa di veramente importante.

Edoardo Piermattei

Fendi e l'arte

Sculture, ceramiche, installazioni punteggiano ogni piano, trasformando gli ambienti in una galleria diffusa dove le creazioni del brand dialogano con l’arte moderna e contemporanea in un continuo gioco di rimandi. Il nuovo Palazzo si trasforma così in un vero e proprio dispositivo culturale, in dialogo con alcune delle realtà più vivaci del panorama italiano: dalla Fondazione Officine Saffi alle gallerie Mazzoleni e Secci, fino alla Fondazione Arnaldo Pomodoro, legata alla maison da una collaborazione pluriennale. L’opera-manifesto di questa crasi tra moda, arte e architettura ci accoglie già dall’ingresso: una scultura murale in travertino che si apre come un abbraccio di pietra, le cui pieghe evocano le vesti romane. È il primo intervento voluto dal nuovo CEO Ramón Ros, nominato lo scorso luglio, quando i lavori erano già in corso. Ma intrecciare moda e arte è un’abitudine antica per Fendi: fu infatti già Karl Lagerfeld, negli anni della sua direzione creativa, amava intelaiare gli scampoli di pelliccia inutilizzabili, trasformandoli in pannelli decorativi che sfidavano i confini tra moda, design e pittura. Alcuni di quei lavori sono ancora qui, testimoni silenziosi di una tradizione che non smette di rinnovarsi.

Palazzo FENDI Milan ©Delfino Sisto Legnani e Melania Dalle Grave

Edoardo Piermattei: dipingere col cemento

Ed è in questa eredità di intrecci che si inserisce il lavoro di Edoardo Piermattei, chiamato a realizzare una serie di interventi site-specific che definisce come “un unico progetto”, pensato per abitare le volte dell’edificio. Ci racconta di un’architettura non è solo contenitore ma superficie narrativa: “Sono serviti sette mesi di studi, infiniti bozzetti e 54 versioni prima di arrivare alla realizzazione finale". In un processo così lungo e ponderato "che a quel punto la realizzazione diventa quasi automatica.” Le sue opere si distribuiscono sui tre piani del palazzo: al primo, una volta lavorata a mano con petali di cemento che si aprono colorati come una rosa sopra la testa del visitatore; al secondo, un’altra volta decorata con l’uso del sac à poche da pasticcere; al terzo, una finitura ancora diversa, sempre realizzata a mano. “Ho provato a pensare a quattro modalità differenti di trattare uno stesso materiale,” spiega, “che non è un caso sia il cemento.”

Come lo uso io, il cemento si svuota di quella parte di investimento politico e simbolico — finalmente può essere leggero, un po’ 'cretino'.

Edoardo Piermattei

Un materiale che porta con sé un immaginario ben consolidato che, come in un incantesimo, sotto le sue mani si trasforma. “Il cemento è investito di un forte un simbolismo politico e sociale: è l’Unione Sovietica, è il dopoguerra, la ricostruzione, ma è anche il materiale del monumento alla memoria, se si pensa a quello di Libeskind.” Torinese di nascita, cresciuto nella culla dell’Arte Povera, che ha reso il cemento un materiale concettuale e storicizzato, Piermattei sceglie il cemento per svuotarlo di ogni peso ideologico. “La gente continua a pensare che siano stucchi, e io non smetto di ribadire che in realtà è cemento". "Solo perché siamo abituati a immaginarlo come un materiale da colata non significa che non possa prendere altre forme.” 


“Trattare il cemento come fosse panna montata significa qualcosa di veramente importante per me. Una cosa leggera può essere seria, senza diventare necessariamente seriosa.” “Mi piace portare i materiali ai loro limiti semantici,” aggiunge, sottolineando un aspetto che trova eco con molti dei lavori esposti nella collezione permanente del Palazzo, che già riunisce opere di Anton Alvarez, Roberto Sironi, Roger Cal, Daniel Crews-Chubbs, Luke Edward Hall, Florian Tomballe, Nick Cave, Arnaldo Pomodoro e Agostino Bonalumi.

Il futuro del lusso tra esperienza e cultura

All’ultimo piano, il percorso si apre sull’Atelier Fendi: un vero e proprio laboratorio di savoir-faire, dove è possibile assistere alla nascita delle linee della maison tra tavoli colmi di campionari, macchinari in funzione e artigiani al lavoro. Intorno, espositori in alluminio ispirati ai disegni di Franco Albini accolgono alcuni dei pezzi più iconici, come in una sfilata continua e silenziosa.


L’Atelier è anche il cuore del progetto “Rock the Craft”, nato per raccontare la dimensione artigianale di Fendi e aprire uno spazio di riflessione contemporanea sul valore del fare manuale. È all’interno di questo programma che Edoardo Piermattei, in stretta collaborazione con gli artigiani della maison, ha tradotto i suoi interventi per il palazzo in una nuova borsa Peekaboo, presentata come parte della serie Peekaboo Artists. La seconda borsa progettata dall’artista sarà presentata al Palazzo il 25 ottobre 2025, in attesa che il progetto si completi con il nuovo concept restaurant firmato Langosteria.

Palazzo FENDI Palazzo FENDI Milan ©Delfino Sisto Legnani e Melania Dalle Grave

Palazzo FENDI Palazzo FENDI Milan ©Delfino Sisto Legnani e Melania Dalle Grave

Veduta dell'opera di Edoardo Piermattei

Palazzo FENDI Palazzo FENDI Milan ©Delfino Sisto Legnani e Melania Dalle Grave

Palazzo FENDI Palazzo FENDI Milan ©Delfino Sisto Legnani e Melania Dalle Grave

Palazzo FENDI Palazzo FENDI Milan ©Delfino Sisto Legnani e Melania Dalle Grave

Palazzo FENDI Palazzo FENDI Milan ©Delfino Sisto Legnani e Melania Dalle Grave

Palazzo FENDI Palazzo FENDI Milan ©Delfino Sisto Legnani e Melania Dalle Grave

Palazzo FENDI Palazzo FENDI Milan ©Delfino Sisto Legnani e Melania Dalle Grave

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