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Un Nouveau Festival

Tra grafica e tipografia, cinema e performance live, idiomi immaginari, musica e dibattiti, il Centre Pompidou, per questa quarta edizione del festival dedicato alla cultura visuale, investiga il tema della lingua, andando oltre la sfera dei significati, per coglierne le astrazioni sonore e le manifestazioni più arcane.

Giunge alla sua quarta edizione il Nouveau Festival del Centre Pompidou di Parigi, un'occasione importante in cui si rivelano le complesse diversità insite nella cultura visuale contemporanea. Dal 20 febbraio all'11 marzo 2013 la manifestazione accoglie più di cento ospiti che con le loro proposte si collocano all'incrocio di molteplici discipline. Tra grafica e tipografia, cinema e performance live, idiomi immaginari, musica e dibattiti, il Centre Pompidou, per questa quarta edizione, investiga il tema della lingua, andando oltre la sfera dei significati, per coglierne le astrazioni sonore e le manifestazioni più arcane.

Il Nuoveau Festival, come una Babele in pieno centro a Parigi, si interroga ad esempio sul perché Dio parlasse danese. O ancora del come il kobaïen, idioma universale ed extraterrestre proveniente dal pianeta Kobaïa, sia giunto sino a Christian Vander, batterista-fondatore del gruppo Magma, le cui canzoni sono tutte cantate in questa lingua.

Il percorso espositivo prevede tre spazi corrispondenti a tre linee tematiche: la Galleria Sud è dedicata all'universo dei linguaggi fantastici, lo Spazio 315 accoglie un'istallazione e nel Forum, oltre a conferenze, dibattiti, proiezioni e performance, si fabbricano libri.

Nella Galleria Sud, accanto alla vasta opera dell'eclettico Guy de Cointet vi è una sezione consacrata alle "lingue immaginarie e inventate". In una cacofonia di suoni, convivono linguaggi come lo Zaoum dei futuristi russi e il Volapük, ispirato da Dio al religioso tedesco Johann Martin Schleyer nel XIX secolo. O ancora il Vonlenska, linguaggio emotivo-fonetico creato dal gruppo musicale islandese Sigur Rós, la lingua puffa di Peyo e l'opera di Frédéric Werst. Quest'ultimo ha raccolto in un'antologia le opere redatte da un popolo, i Wards, nel corso dei due secoli in cui la loro civilizzazione era al suo apogeo. Vi si ritrovano testi religiosi, filosofici, racconti storici o mitici, libri di poesia, testi di grammatica e di geografia. In annesso al volume di 400 pagine si trova inoltre una grammatica Wardwesân e un dizionario di non meno di 3500 lemmi.
In apertura: "Un Nouveau Festival", manifestazione dedicata alla cultura visuale, Centre Pompidou, Parigi 2013.  <em>Tell Me</em>, Guy de Cointet. Qui sopra: Pierre Faucheux, <em>Crystal Maze</em>, 1967
In apertura: "Un Nouveau Festival", manifestazione dedicata alla cultura visuale, Centre Pompidou, Parigi 2013. Tell Me, Guy de Cointet. Qui sopra: Pierre Faucheux, Crystal Maze, 1967
Questa lingua è stata in realtà inventata dalla A alla Z dallo stesso Frédéric Werst, influenzato dal lavoro di scrittori come J.R.R. Tolkien che aveva introdotto nelle proprie opere degli idiomi magici e ancestrali creati ex nihilo. In Galleria ci si imbatte inoltre in Santa Ildegarda, autrice di una delle prime lingue artificiali a noi note, la Lingua Ignota; nella medium Hélène Smith o ancora nell'artista e performer cinese Xu Bing e nei suoi logotypes.
"Un Nouveau Festival", manifestazione dedicata alla cultura visuale, Centre Pompidou, Parigi 2013. Locandina
"Un Nouveau Festival", manifestazione dedicata alla cultura visuale, Centre Pompidou, Parigi 2013. Locandina
In questa sorta di laboratorio, ciascuno può cimentarsi con l'esperanto, con gli isotypes (International System of TYpographic Picture Education) o con la Leet Speak. I geek possono tentare l'esperienza di un viaggio intergalattico e imparare così il senso di una frase in Klingon (la lingua creata per la serie tv Star Treck dal linguista Marc Okrand): "tlhlngan Hol Dajatlh' a'?". Troppo difficile? Rimane il videogioco L'Arche du Captain Blood creato da Exxos (che diventerà poi Cryo) nel 1988. Qui il giocatore incarna un programmatore bloccato e clonato all'interno del suo proprio gioco. Per poter superare i diversi livelli bisogna comunicare con gli extraterrestri formando frasi a partire da icone. Più semplice a dirsi che a farsi.

Nello Spazio 315, invece, carta bianca a Fanny de Chaillé e Nadia Lauro con la loro Clairiere. Anticamente una clairiere, ossia una radura, era considerata come un occhio nella foresta attraverso il quale poter leggere gli auspici del cielo. Ostruendo la vista, la foresta faceva da ostacolo alla conoscenza e alla scienza umane. La radura sarebbe dunque lo spazio originario della strutturazione del pensiero.

Quest'archetipo di luogo è all'origine del dispositivo creato nello Spazio 315. Si tratta di una radura minimalista, costruita in carta, di colore bianco, protettivo e aperto al tempo stesso, un ambiente visuale, ideale per "intendere". Immerso in questa "grotta-glottide" lo spettatore si confronta con il suono, con la materialità' della lingua parlata, e con la sua fisicità. Qui la lingua è intesa dal punto di vista dell'oralità e non del segno: del teso, dello spartito.
Il percorso espositivo prevede tre spazi corrispondenti a tre linee tematiche: la Galleria Sud è dedicata all'universo dei linguaggi fantastici, lo Spazio 315 accoglie un'istallazione mentre nel Forum si fabbricano libri
"Un Nouveau Festival", manifestazione dedicata alla cultura visuale, Centre Pompidou, Parigi 2013. Apertura del percorso espositivo
"Un Nouveau Festival", manifestazione dedicata alla cultura visuale, Centre Pompidou, Parigi 2013. Apertura del percorso espositivo
Nel Forum, terza ed ultima sezione del Festival, Christophe Boutin e Mélanie Scarciglia, cofondatori di onestar press e Three Star Books, in complicità con Patrick Javault, hanno ideato la Book Machine. Una manifestazione consacrata al processo di creazione del libro d'arte.
"Un Nouveau Festival", manifestazione dedicata alla cultura visuale, Centre Pompidou, Parigi 2013. La lingua al cinema
"Un Nouveau Festival", manifestazione dedicata alla cultura visuale, Centre Pompidou, Parigi 2013. La lingua al cinema
Al cuore del dispositivo e nelle profondità del Centre Pompidou, l'artista americana Mika Tajima ha creato una scenografia in cui una vasta scrivania accoglie dieci grafici di tre scuole d'arte internazionali. Grazie al loro sostegno, il pubblico (iscritto in precedenza online) concepisce la creazione del proprio libro d'arte, mentre un'agenzia di stampa effimera si occupa dell'impaginazione in corso d'opera. Il risultato finale è un libro di 100 pagine con copertina a colori. Il giorno di chiusura del festival, è prevista una consegna di premi per tutti coloro, artisti e non, i cui progetti si siano distinti per il loro apporto creativo originale. Quasi come in una performance collettiva, i membri della giuria, tutti professionisti del mondo dell'arte, non soltanto avranno il compito di votare ma anche quello di creare dei premi, unici perché attribuiti una sola volta.
"Un Nouveau Festival", manifestazione dedicata alla cultura visuale, Centre Pompidou, Parigi 2013. <em>Tell Me</em>, Guy de Cointet
"Un Nouveau Festival", manifestazione dedicata alla cultura visuale, Centre Pompidou, Parigi 2013. Tell Me, Guy de Cointet
Un Nouveau Festival
Dal 20 febbraio all'11 marzo 2013
Spazio 315, Galleria sud, Forum - Centre Pompidou, Parigi
Ore 11.00 - 21.00
Ingresso libero
"Un Nouveau Festival", manifestazione dedicata alla cultura visuale, Centre Pompidou, Parigi 2013. La lingua al cinema
"Un Nouveau Festival", manifestazione dedicata alla cultura visuale, Centre Pompidou, Parigi 2013. La lingua al cinema

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