Il Nuoveau Festival, come una Babele in pieno centro a Parigi, si interroga ad esempio sul perché Dio parlasse danese. O ancora del come il kobaïen, idioma universale ed extraterrestre proveniente dal pianeta Kobaïa, sia giunto sino a Christian Vander, batterista-fondatore del gruppo Magma, le cui canzoni sono tutte cantate in questa lingua.
Il percorso espositivo prevede tre spazi corrispondenti a tre linee tematiche: la Galleria Sud è dedicata all'universo dei linguaggi fantastici, lo Spazio 315 accoglie un'istallazione e nel Forum, oltre a conferenze, dibattiti, proiezioni e performance, si fabbricano libri.
Nella Galleria Sud, accanto alla vasta opera dell'eclettico Guy de Cointet vi è una sezione consacrata alle "lingue immaginarie e inventate". In una cacofonia di suoni, convivono linguaggi come lo Zaoum dei futuristi russi e il Volapük, ispirato da Dio al religioso tedesco Johann Martin Schleyer nel XIX secolo. O ancora il Vonlenska, linguaggio emotivo-fonetico creato dal gruppo musicale islandese Sigur Rós, la lingua puffa di Peyo e l'opera di Frédéric Werst. Quest'ultimo ha raccolto in un'antologia le opere redatte da un popolo, i Wards, nel corso dei due secoli in cui la loro civilizzazione era al suo apogeo. Vi si ritrovano testi religiosi, filosofici, racconti storici o mitici, libri di poesia, testi di grammatica e di geografia. In annesso al volume di 400 pagine si trova inoltre una grammatica Wardwesân e un dizionario di non meno di 3500 lemmi.
Nello Spazio 315, invece, carta bianca a Fanny de Chaillé e Nadia Lauro con la loro Clairiere. Anticamente una clairiere, ossia una radura, era considerata come un occhio nella foresta attraverso il quale poter leggere gli auspici del cielo. Ostruendo la vista, la foresta faceva da ostacolo alla conoscenza e alla scienza umane. La radura sarebbe dunque lo spazio originario della strutturazione del pensiero.
Quest'archetipo di luogo è all'origine del dispositivo creato nello Spazio 315. Si tratta di una radura minimalista, costruita in carta, di colore bianco, protettivo e aperto al tempo stesso, un ambiente visuale, ideale per "intendere". Immerso in questa "grotta-glottide" lo spettatore si confronta con il suono, con la materialità' della lingua parlata, e con la sua fisicità. Qui la lingua è intesa dal punto di vista dell'oralità e non del segno: del teso, dello spartito.
Il percorso espositivo prevede tre spazi corrispondenti a tre linee tematiche: la Galleria Sud è dedicata all'universo dei linguaggi fantastici, lo Spazio 315 accoglie un'istallazione mentre nel Forum si fabbricano libri
Dal 20 febbraio all'11 marzo 2013
Spazio 315, Galleria sud, Forum - Centre Pompidou, Parigi
Ore 11.00 - 21.00
Ingresso libero
