Lavoriamo su binari differenti. A volte cerchiamo degli spazi freddi, anonimi: colate di cemento armato in luoghi di attrazione turistica (una situazione che in Calabria è molto diffusa), e cerchiamo di "abbatterle" disegnandoci sopra, realizzando delle opere che non siano invasive, ma che attraverso i colori vadano a integrarsi con il paesaggio circostante. Altre volte, utilizziamo luoghi storici, monumenti, antichi castelli, e attraverso differenti tecniche (dalle luci alla musica), cerchiamo di far rivivere e di attualizzate in questi luoghi antiche leggende.
Il vostro obiettivo è fondare una scuola mediterranea del fumetto. Perché proprio a Cosenza? E cosa intendi con "mediterranea"?
Cosenza sta dimostrando un grandissimo interesse per il fumetto. Le mostre, i convegni e qualsiasi tipo di attività legata alla "letteratura disegnata" ha sempre un grande successo. Gli artisti che invitiamo tornano volentieri e sono stupiti dall'affluenza di pubblico e di giovani creativi che chiedono attività legate alla formazione. Un centro di formazione è possibile e necessario anche per una questione di democrazia: oggi chi aspira a diventare un disegnatore di fumetti, un illustratore professionista o vuole imparare le tecniche di animazione 3D è costretto ad emigrare a Roma, Firenze o Milano e non tutti possono farlo per ragioni di opportunità economiche.
Quando, come e dove dovrebbe sorgere questo centro creativo? Quali sono le "forze" coinvolte e quali le difficoltà di lavorare all'interno di un territorio come la Calabria?
Ci auguriamo che il progetto possa essere attivo per l'anno prossimo. Il lavoro da fare è ancora tanto. Pensiamo di coinvolgere gli enti istituzionali che stanno sostenendo questo processo dall'inizio, come la Provincia di Cosenza e le principali case editrici di settore che hanno collaborato con noi nel corso di questi anni. Ma anche l'Università della Calabria e, ovviamente, professionisti del settore come Ivo Milazzo che ha sostenuto questo progetto sin dall'inizio.
Cosa potrebbe significare per la tua terra e per i giovani che ci vivono?
Rendere attrattivo un territorio per i talenti creativi significa aprire infinite possibilità di sviluppo; la cultura è senza dubbio l'asse privilegiato sul quale si può immaginare un cambiamento per il meridione italiano che segni realmente un cambiamento di rotta rispetto alle passate politiche.
Ci sono dei temi su cui gli artisti sono stati (e sono) chiamati a esprimersi?
La nostra produzione culturale è sempre stata legata al territorio, alla sua storia, ai suoi paesaggi, alle architetture fisiche e letterarie che ci circondano. Agli artisti chiediamo sempre, necessariamente, di realizzare opere che siano legate a tutto questo. Siamo sempre stati ostinatamente contrari alla mercificazione della cultura intesa come un prodotto unico da vendere in qualsiasi territorio.
Il festival è quest'anno alla sua quarta edizione. C'è qualcuno, incontrato in questo "viaggio" iniziato nel 2007, che grazie a voi è cresciuto ed è diventato un professionista?
L'impatto che gli eventi culturali hanno è sempre da considerarsi a lungo termine, però in questi anni ci sono stati ragazzi incontrati per caso che ora collaborano con noi. Alcuni hanno per così dire "preso la palla al balzo" e si sono formati nelle varie professionalità, che servono intorno alla creazione di un evento culturale. E poi tanti artisti che prima si conoscevano solo di nome, si sono conosciuti durante le nostre manifestazioni e ora collaborano insieme.
Che risposte ha avuto il progetto sul territorio?
Ci sono state molta attenzione e una crescita inaspettata nel corso di questi tre anni. Stiamo costruendo reti di relazioni importanti con soggetti che come noi lavorano sugli stessi temi e che si trovano nei posti più disparati.
Quanto incide nella tua elaborazione artistica il "paesaggio" della provincia/regione da cui provieni?
In maniera decisiva. Ogni opera d'arte è figlia di un tempo e di un contesto ben preciso. Puoi amare o odiare quello che ti sta intorno, ma non puoi negarlo. Non credo che Basquiat avrebbe potuto mai realizzare le stesse opere che ha realizzato se non avesse avuto davanti agli occhi il landscape newyorkese e Pratt avrebbe mai disegnato Corto Maltese se fosse vissuto in un paesino del Trentino Alto Adige.
Dopo il laboratorio di fumetto con Ivo Milazzo, il visual workshop e l'appuntamento del 6 agosto per una serata live che mescola i linguaggi, cosa c'è in programma?
Siamo già al lavoro per la prossima edizione del Festival che si terrà nell'estate del 2011. L'anno prossimo dedicheremo le nostre energie ad Annibale, che ha soggiornato a lungo in Calabria. Lo faremo attraverso concerti, installazioni, laboratori e una mostra bellissima con le tavole originali di Astarte, un fumetto meraviglioso di Andrea Pazienza in cui le gesta del condottiero africano vengono raccontate dal cane che lo accompagna nelle sue battaglie. Le strade saranno invase da elefanti di carta a grandezza naturale. Un modo come un altro per rivivere le orme del passato, custodire la memoria e renderla viva nel presente attraverso le infinite modifiche che il paesaggio può vivere senza essere stravolto né stravolgerci, ma che sia solo e soltanto un degno teatro delle nostre vite.
