Questa casa olandese è un capolavoro del postmoderno e adesso è in vendita

Non solo Koolhaas: la casa che l’architetto Mart Van Schijndel realizza per sé nel cuore di Utrecht è un fuoco d’artificio di ironie, azzardi tecnologici, e ricerca delle atmosfere. un insolito gioco postmoderno tra innovazione e reinterpretazioni di Gerrit Rietveld.

Mart van Schijndel, Van Schijndel House, Utrecht, Paesi Bassi, 1992

Courtesy Dstrct

Mart van Schijndel, Van Schijndel House, Utrecht, Paesi Bassi, 1992

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Mart van Schijndel, Van Schijndel House, Utrecht, Paesi Bassi, 1992

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Mart van Schijndel, Van Schijndel House, Utrecht, Paesi Bassi, 1992

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Mart van Schijndel, Van Schijndel House, Utrecht, Paesi Bassi, 1992

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È più facile che in termini di architettura e design l’Olanda evochi subito immagini contemporanee, la Rotterdam-nuovo-millennio di Oma, Mvrdv e UNStudio, al massimo il moderno strutturalista-brutalista di Aldo Van Eyck e Jaap Bakema. Ma c’è tutta una linea ironica e fondamentalmente postmoderna che sarebbe necessario scoprire, e ingiusto ignorare; anche perché a pensarci, senza di lei tutta quell’estetica nuovo-millennio non l’avremmo avuta, basta pensare a Delirious New York di Rem Koolhaas. Mart Van Schijndel è stato proprio uno dei campioni di quella linea ironica, raccontato oggi come uno dei pochi ad accogliere apertamente il postmoderno in Olanda, e sul finire degli anni ’80 si imbarcava per un’impresa che, ogni architetto lo sa, avrebbe potuto rivelarsi disastrosa: progettare la propria casa. E invece la Van Schijndel House combina l’idea dell’abitare postmoderno e quello della casa dell’architetto per sé nel fuoco d’artificio definitivo, che riesce allo stesso tempo a essere iconico e a giocare su una complessità fatta tutta di sfumature.

Mart van Schijndel, Van Schijndel House, Utrecht, Paesi Bassi, 1992. Courtesy Dstrct

Si comincia in maschera: la casa si nasconde rispetto alla strada del centro di Utrecht dove si trova, il vero intervento architettonico bisogna andarlo a cercare all’interno del lotto. Ed è lì che allora il fuoco d’artificio esplode: una sagra di composizioni geometriche astratte e ironiche, linee gradonate e fasce di colore – giocata attorno a un living irregolare e a una protagonistica scala a vista – che si sposa con gli esperimenti tecnologici più avanzati e azzardati dell’epoca. Van Schijndel è affascinato dalla poetica di un altro grande artista e progettista di Utrecht, il Gerrit Rietveld della casa Schroeder, vero manifesto del Neoplasticismo con i suoi angoli decostruiti e vetrati. La vuole riprendere ma – ecco il gioco postmodern – stavolta negli angoli delle vetrate sul patio: sono angoli acuti, non c’è ortogonalità, e le ante dovranno aprirsi verso il patio, quindi verso l’interno dell’angolo. Per permetterne l’apertura, una delle due farà quindi un piccolo scarto laterale prima di ruotare, in modo da non incastrare l’altra. E poi ancora ci sono le sigillature in silicone di alcune porte e ante degli arredi fissi, progettate per fare esse stesse da perno, escludendo i classici dispositivi in metallo.

Mart van Schijndel, Van Schijndel House, Utrecht, Paesi Bassi, 1992. Courtesy Dstrct

Anche lo studio del colore fa di questa casa un capolavoro postmoderno, ma non come lo potrebbe fare nella Piazza d’Italia di Charles Moore a New Orleans: anche in questo Van Schijndel gioca la stessa partita della non-immediatezza appena vista nelle soluzioni tecnologiche. All’interno della casa, tutto è bianco solo in apparenza, mentre la realtà è quella di un sistema di mezzi toni pensati per interagire con la luce, a seconda del momento della giornata in cui li raggiunge: gli spazi del mattino virano verso il giallo per un apporto compostamente energetico, quelli del pomeriggio, come la scala, hanno i toni freddi del lavanda e quelli del tramonto il bianco, il verde o il grigio; un rosa morbido porta invece calore agli spazi senza sole diretto. Anche gli arredi e gli oggetti della casa vengono pensati dall’architetto, seguendo i tempi dell’abitare: Van Schijndel si trasferisce nel nuovo edificio nel 1992 e sviluppa gradualmente gli interni, completandoli tra il ’95 e il ’96. Nel 1995 arriva per la casa anche il Rietveld Prize, anche a coronare un discorso di ispirazione dichiarato fin dall’inizio del progetto.

Mart van Schijndel, Van Schijndel House, Utrecht, Paesi Bassi, 1992. Courtesy Dstrct

La casa Van Schijndel adesso è in vendita, dopo essere diventata visitabile col suo ingresso nel circuito delle Iconic Houses (assieme alla Pedrera di Gaudí, alla Fallingwater di Wright, alla Maison  La Roche di Le Corbusier e al Cap Moderne con la E-1027 di Eileen Gray, per intenderci). Anche se, come suggerisce Robert Venturi, nel postmoderno l’idea di monumento è più che fluida – potrebbe essere sufficiente mettere su un edificio qualsiasi il famoso cartello “I am a monument” – questa casa nel cuore di Utrecht è un monumento contemporaneo non solo perché è viva, ma perché apre una finestra su una nicchia preziosa dell’architettura contemporanea, e ci auguriamo che chi se ne prenderà cura per i prossimi anni vorrà continuare a condividere la sua storia.

Mart van Schijndel, Van Schijndel House, Utrecht, Paesi Bassi, 1992 Courtesy Dstrct

Mart van Schijndel, Van Schijndel House, Utrecht, Paesi Bassi, 1992 Courtesy Dstrct

Mart van Schijndel, Van Schijndel House, Utrecht, Paesi Bassi, 1992 Courtesy Dstrct

Mart van Schijndel, Van Schijndel House, Utrecht, Paesi Bassi, 1992 Courtesy Dstrct

Mart van Schijndel, Van Schijndel House, Utrecht, Paesi Bassi, 1992 Courtesy Dstrct