Social-genic #2: Mosca

Oltre che ai nuovi progetti su grande scala e ad altezze esorbitanti, i moscoviti guardano anche al passato: Galina Balashova – l’architetto degli interni dei veicoli Sojuz – e Naum Granovsky – uno dei più importanti fotografi di architettura dell’ex URSS – sono alcuni dei nomi più condivisi sui social.

Crisi o non crisi, Mosca è una città che sta cambiando velocemente da tutti i punti di vista, compreso quello architettonico. Nuovi trend appaiono, altri scompaiono e altri ancora risorgono dalle proprie ceneri, come moderne Fenici.
Per cercare di capirne di più a riguardo, abbiamo realizzato una panoramica (quasi) real-time che abbiamo battezzato “Social-genic Mosca” e che ha l’obbiettivo di partire dagli argomenti che gli stessi russi, moscoviti in-primis , affrontano e discutono quando parlano di architettura sui vari social network. Abbiamo così analizzato, in collaborazione con VOICES from the Blogs , spin-off dell’Università degli Studi di Milano, oltre 270.000 post in lingua russa, pubblicati nell’ultimo trimestre del 2015 che dibattevano esplicitamente di architettura. Una mole di dati assai significativa, a testimonianza dell’ampio interesse su questi temi.
Secondo la nostra ricerca, i temi emergenti sull’architettura moscovita rimandano a tre soggetti per nulla scontati, soprattutto considerando il contesto russo di questi ultimi anni.

Il primo aspetto riguarda lo spazio pubblico. Un trend assolutamente nuovo che, di questi tempi, sta godendo di un fermento particolare. Ne sono prova i numerosi concorsi internazionali che affrontano il tema da tanti e differenti punti di vista. Dalle nuove stazioni della metropolitana, ai grandi progetti di sviluppo urbano che si focalizzano sull’esperienza pedonale a scala umana (tradizionalmente trascurata dalla progettazione sovietica), fino agli interventi più puntuali e diffusi rivolti alla riqualificazione dello spazio urbano.

Questi ultimi sono tra l’altro particolarmente graditi ai moscoviti, almeno secondo le discussioni sui social network. Ed ecco, allora, il Padiglione dell’Energia Atomica presso VDNKh di UNK Project, oppure il progetto dello sviluppo dell’area tra piazza Bolotnaya e il lungofiume Sofiyskaya firmato da Sergey Skuratov Architects. Da notare, tra l’altro, che quest’ultimo progetto è stato preferito alle proposte di CZA Cino Zucchi Architect, MLA+, Nps Tchoban Voss, Miralles Tagliabue EMBT e Steven Holl Architects.

Da segnalare anche i risultati della prima fase del concorso internazionale bandito per le stazioni della metropolitana “Nizhniye Mnevniki” e “Terekhovo”. Sono tante, insomma, le iniziative in cantiere. Secondo l’architetto di Mosca Sergey Kuznetsov, infatti, questo è solo l’inizio del rinnovamento della città che andrà avanti per tutto il 2016.

Dall’altro lato, Mosca non sta solo ripensando il suo “piano terreno”. Punta anche verso le nuvole. Proprio qui stanno nascendo i grattacieli più alti d’Europa, altro tema emergente stante le discussioni online. Da menzionare, le appena inaugurate torri Oko progettate dal gruppo americano Skidmore, Owings & Merrill (alte 355 m) e la torre Evolution di altezza più “modesta” ma sempre rispettabile (255 m) il cui concept iniziale è stato sviluppato dallo studio inglese RMJM e completato successivamente da Gorproject di Mosca. Tutti questi progetti sono collocati nel famoso quartiere di affari Moscow-City, spesso paragonato alla parigina Défense e al londinese Canary Wharf.

L’altro intervento che sta attirando l’attenzione dei social moscoviti è la riqualificazione della ex fabbrica di mezzi pesanti ZIL. Secondo i programmi, fra poco qui si dovrebbero innalzare due grattacieli residenziali: uno di 150 m progettato dallo studio newyorkese Asymptote Architecture e l’altro di 75 m firmato da Neutelings Riedijk Architects di Rotterdam.

Nonostante i molti nomi internazionali e gli interventi su grande scala e ad altezze esorbitanti, Mosca non dimentica il suo passato. In questi mesi, in Rete si condividono infatti con grande interesse soprattutto due nomi: Galina Balashova (1931) l’architetto, oggi 84enne, che progettò gli interni dei veicoli spaziali Sojuz, e quindi se vogliamo una antesignana esploratrice degli spazi minimi, e Naum Granovsky (1910–1984) uno dei più importanti fotografi di architettura dell’ex Unione Sovietica e del cosiddetto stile neoclassico stalinista. E così si finisce per discutere spesso dei suoi lavori che rispecchiano le immagini di città sovietiche che stanno per essere sovrascritte dalle novità ma che vengono, almeno un po’, rimpiante.
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