Nella facciata sono stati aperti dei fori (boquetes) per parlare alla città. I detenuti si sono arrampicati come "uomini-ragno" da un buco all'altro. L'architettura è stata trasformata in un nemico della sorveglianza, anziché svolgere il suo ruolo primario di Panopticon. Benché il sistema carcerario tenti di trasformare il comportamento umano attraverso l'architettura, la prigione di Caseros rappresenta l'antitesi: la trasformazione dell'architettura mediante il comportamento umano.
La mostra "Productos Caseros" ha come suo punto focale il boquete, quale prodotto più 'famigerato' derivante dalla trasformazione fai-da-te di Caseros: un video fa vedere i due lati della facciata di Caseros mentre viene colpita per creare un boquete ed esplora le prestazioni del materiale di cui è fatto il muro. Una serie di fotografie 1:1 mostra Buenos Aires vista e inquadrata attraverso vari boquetes. Dalla demolizione di Caseros è stato risparmiato un boquete originale realizzato dai detenuti. Le riprese video documentano le 7 ore di intervento 'chirurgico' necessarie a estrarre una sezione di muro di 2x2 m nella quale il boquete era inserito. Paradossalmente, un 'vuoto' è l'elemento più rilevante da conservare. Un video mostra Buenos Aires usando come una lente, trasportata attraverso la città, il boquete recuperato durante la demolizione. Sul sito che un tempo ospitava il carcere di Caseros è prevista la realizzazione di un progetto residenziale, un parco, una scuola e un centro culturale. Cosa più importante, i 64.000 metri cubi di materiale di risulta derivanti dalla demolizione sono stati trasformati in un parco costiero. Gaspar Libedinsky
