Nel progetto di OMA per il recupero dello Zollverein Kohlenwäsche, i visitatori attraversano l’edificio secondo lo stesso percorso che seguiva il carbone. Foto di Thomas Mayer. A cura di Joseph Grima

L’edificio dello Zollverein Kohlenwäsche è stato costruito negli anni Trenta secondo il progetto di due giovani architetti tedeschi, Fritz Schupp e Martin Kremmer, nel contesto di uno dei maggiori impianti di estrazione di carbone in Europa. Il progetto originale prevedeva per l’edificio un ciclo di vita di soli 20 anni, ossia il tempo necessario per esaurire la vena di carbone sottostante. Lo scorso settembre il Kohlenwäsche è invece stato inaugurato al pubblico: i suoi sette piani sono stati oggetto di restauro e riadattamento ad opera di OMA, e oggi contengono un grande spazio espositivo, un centro visitatori e un ristorante. Floris Alkemade, responsabile del progetto a OMA, descrive l’intero edificio come un’unica grande macchina: “Il Kohlenwäsche non era stato pensato per essere attraversato da persone ma da fiumi di carbone, e per questo alcune parti erano talmente piene di macchinari da essere inaccessibili. Per rendere praticabili i sette piani dell’edificio abbiamo dovuto togliere alcuni dei macchinari e costruire una grande scala di acciaio che funge da collegamento verticale. L’abbiamo collocata in uno dei grandi bunker senza finestre, adibito in precedenza a deposito di carbone grezzo. I segni visibili del nostro intervento sono molto limitati, in particolare dall’esterno: le uniche cose che abbiamo aggiunto sono la scala mobile e una sala riunioni di vetro all’ultimo piano. Paradossalmente, il funzionamento dell’edificio non è poi cambiato così tanto: così come il carbone veniva portato all’ultimo piano da nastri trasportatori per poi essere purificato mentre scendeva, allo stesso modo oggi si comincia la visita salendo in alto con la scala mobile per poi essere condotti verso il basso, piano per piano, dalla scala”.

Essendo la scala mobile l’elemento più visibile dell’intervento di ristrutturazione, OMA ha scelto di darle forte visibilità e valore simbolico. Il progetto utilizza una tecnica sviluppata da Kruppe e già impiegata nel progetto per la Seattle Public Library per colorare le pedate e i pannelli laterali della scala, dando la suggestione dell’acciaio liquefatto. Con una campata di 24 m, è la scala mobile autoportante più lunga d’Europa. La scala all’interno dell’edificio è realizzata in lastre di acciaio grezzo saldato; l’illusione che sia colorata di arancione è data dalle luci filtrate incassate nel corrimano.