L’architettura come atto sociale. È il filo rosso del lavoro di Atelier Masōmi, fondato nel 2014 dall’architetta nigerina Mariam Kamara – laureata all’University of Washington e con alle spalle esperienze internazionali in USA e Afghanistan – e mosso dalla volontà di creare “spazi che abbiano il potere di elevare, dare dignità e migliorare la qualità di vita delle persone. Uno degli strumenti utilizzati dalla Kamara – nel programma Rolex Mentors & Protègè 2018-2019, seguita da David Adjaye – è rivisitare l’architettura di terra, originaria di questa parte dell’Africa occidentale prima della colonizzazione francese: un’operazione che riconnette con l’ambiente, con le radici dell’architettura Hausa, con i materiali disponibili tra Niger, Nigeria, Cameroun e Ghana. Un’attenzione particolare è rivolta agli aspetti sostenibili, climatici e ambientali, integrando le tradizioni di questi Paesi con input contemporanei. Kamara crede in “un’architettura che si fonda sulla semplicità per produrre ricchezza”, e che sappia rispettare le narrative delle persone. Così, il progetto per il mercato del Villaggio nigeriano Dandaji (2018), che aveva bisogno di una struttura più permanente per far fronte alla crescita della popolazione, una tettoia in metallo colorato creata da una successione di strutture ombreggianti di altezza differente amplifica l’esperienza originale senza tradire lo spirito del luogo. Nello stesso villaggio, l’intervento di Studio Masōmi sull’Hikma Religious Secular Complex – effettuato utilizzando tecniche tradizionali e nuovi materiali come il metallo – trasforma una moschea abbandonata in un centro culturale con biblioteca e l’intera area in un polo didattico utilizzato anche dai villaggi vicini. Il progetto utilizza anche mattoni di terra pressata (CEB) realizzati con terreno laterizio trovato sul sito, una soluzione che offre benefici termici simili all’argilla ma che richiede minore manutenzione. Lo stesso approccio era stato adottato per il progetto di residenze Niamey 2000 (2016), nella capitale del Niger, per il quale Atelier Masōmi aveva utilizzato soprattutto terricci che si trovano in abbondanza in loco e tecniche di raffreddamento passivo per proteggere dal clima torrido nigeriano traducendoli in un linguaggio progettuale contemporaneo, offrendo così un’alternativa concreta alle costose abitazioni in cemento armato.