Questo libro è dedicato alla ricostruzione della traiettoria di Gregori Warchavchik, architetto russo-ucraino di famiglia ebrea, formato a Roma e riconosciuto in Brasile per il suo ruolo di promotore dell'architettura moderna alla fine degli anni Venti. Frutto di una lunga ricerca di post-dottorato, il libro percorre minuziosamente gli anni di formazione a Odessa e a Roma, prima di fermarsi a San Paolo, dove l'architetto approdò nel 1923 per sviluppare una proficua carriera. Ma la profusione d'informazioni non oscura la visione del problema che l'autore ha costruito: identificare il ruolo di questo architetto nel processo di modernizzazione culturale e produttiva brasiliana, superando i confini istituiti dalla storiografia corrente. Nel presentare il libro di José Lira, lo storico argentino Adrián Gorelik, inserisce un commento interessante sulla condizione di pioniere dell'architettura moderna in Brasile che accompagna Warchavchik: "e c'è qualcosa di più paradossale — e patetico — per un pioniere, dell'aprire un cammino che nessuno percorre?" Sappiamo che l'architettura moderna che rappresenta il Brasile internazionalmente è dovuta alle concezioni di Lucio Costa, il quale, dopo una collaborazione iniziale con Warchavchik, costruisce un diverso orientamento, arrivando a negare la importanza di questo stesso movimento. José Lira elabora un'attenta considerazione di come questa situazione si andò creando. Perché fa un uso della storia sociale e culturale, situando la traiettoria di Warchavchik e identificando i suoi momenti chiave.
Il primo è l'inserimento di Warchavichk nell'avanguardia modernista brasiliana negli anni immediatamente successivi al suo arrivo. In un contesto di immigranti stranieri, è solo la costruzione della sua casa nel 1927, che assicura a Warchavchik di essere accolto da quell'intellighenzia che aveva promosso la Semana de Arte Moderna nel 1922, movimento che conferiva al moderno il compito di costruire un'identità nazionale per il paese. Nazionalismo e modernità sono infatti i fili conduttori dell'architettura moderna brasiliana fin dal principio e sono causa delle tensioni che definiscono anche la posizione di Warchavchik nella storiografia di questa architettura. La vicinanza a i modernisti ha il suo apice nel 1930, quando realizza la "Exposição de uma casa modernista" in una piccola casa costruita per locazione. Durante i mesi nei quali l'esposizione fu aperta, migliaia di visitatori poterono sperimentare un'architettura che integrava arredi, opere d'arte e interventi paesaggistici innovativi. Il successo della casa gli permise l'accesso a una parte dell'aristocrazia locale disposta ad attualizzare il proprio gusto e a distanziarsi dagli stili accademici. Tuttavia, Lira mostra come l'accesso a clienti più abbienti non fu sufficiente per rompere con la sua principale contraddizione. La modernizzazione produttiva della costruzione in Brasile si è verificata sono nelle grandi opere, condotta da ingegneri che non erano legati al rinnovamento estetico modernista. Mentre i cantieri delle opere che adottavano la razionalizzazione del processo costruttivo sono limitati a progetti in stile accademico, le case moderniste di Warchavchik sono stati costruite in modo tradizionale, facendo di ogni innovazione formale un'ardua conquista. L'autore argomenta che questa contraddizione, identificata da alcuni storici come un'anomalia nella sua opera, ha costituito una condizione rivelatrice delle caratteristiche del processo di industrializzazione del Brasile, e pertanto inerente alla modernizzazione del paese.
Le inziali incertezze di questo nuovo governo alimentano la disputa per l'egemonia della rappresentazione dello stato nazionale. Nell'affrontare i modernisti, i sostenitori degli stili accademici approfondiscono le loro accuse xenofobe, che venivano brandite da personaggi come Christiano Stockler das Neves a San Paolo e José Mariano a Rio. Per mezzo della riproduzione degli estratti di queste critiche, Lira permette al lettore di prendere coscienza del livello di argomentazione esercitato dai conservatori brasiliani contro l'architettura moderna. In questi, la frequenza e la facilità della presenza delle accuse antisemite ci permette di osservare che un simile sentimento era molto più diffuso nella società di quanto si pensi (un errore indotto dall'allineamento brasiliano nella guerra contro il nazi-fascismo degli anni seguenti). Lira ci obbliga così a chiederci se questo non sia stato uno dei fattori che hanno portato Lucio Costa a costruire un legame tra l'architettura moderna e le radici nazionali mediterranee, lontano dall'orientamento più prossimo alla Nuova Oggettività tedesca, che caratterizzava l'opera di Warchavchik. Per il nazionalismo dell'architettura moderna, il pioniere straniero andava in personaggio problematico da sostenere. Qui abbiamo l'emergere di nuove posizioni relative a Lucio Costa e Gregori Warchavchik nella storiografia dell'architettura moderna brasiliana.
Un libro cruciale nel suggerire quanto l’architettura brasiliana avrebbe potuto essere diversa da quella che pensiamo debba essere e come le scelte stilistiche che diamo per scontate siano il frutto anche di mediazioni politiche e attente scelte di riferimenti culturali ed etnici, giocate sull’orizzonte della costruzione del modernismo come stile nazionale.
