Architettura/cinema

Un DVD con tre filmati di Véronique Goël. Accanto al DVD, il cofanetto contiene un volume di piccolo formato, assai ben curato, le cui pagine scorrono parallele alle immagini

L'architecturure du cinéma. Hans Schmidt, architecte / Agbar
Véronique Goël, testi di Jacques Gubler, Luca Ortelli, François Bovier e Véronique Goël con Olivier Lugon, Métis Presses, Genève 2008 (pp. 128, s.i.p.)

Tra i mantra prediletti dalla cultura contemporanea c'è multimedialità . Adatto a piegarsi a ogni significato, ma anche a perdere ogni significato, tale termine spesso descrive soltanto una (noiosa) sovrapposizione di narrazioni dove l'autore o l'autrice in sostanza racconta, con mezzi espressivi diversi, sempre la stessa storia. Assai più interessante e rara, invece, è la multimedialità che si traduce in una moltiplicazione di storie non coincidenti, dove ciascun medium condiziona il significato dell'opera, mentre ciascun soggetto suggerisce specifiche modalità narrative. È quest'ultimo il caso del cofanetto L'architecture du cinéma , titolo un po' fuorviante per indicare una somma di testi diversi (video, fotografie, parole) su temi all'apparenza slegati tra loro.

Al suo interno si trova un DVD con tre filmati di Véronique Goël. Il più lungo e articolato (45', 2005) è dedicato a Hans Schmidt (1893-1972), protagonista a Basilea del neues Bauen , primo motore dell'ABC Gruppe , comunista inossidabile, membro della 'brigata' d'architetti al seguito di Ernst May in Unione Sovietica, accademico nella Berlino Est degli anni Cinquanta e Sessanta. Il secondo video (11', 2005) è in realtà una sequenza di quattro inquadrature fisse della celeberrima (ma allora appena inaugurata) torre AGBAR di Jean Nouvel, a Barcellona, su cui scorrono testi di varia provenienza. La terza traccia (20', 2008) presenta un'intervista a un'anziana (101 anni!) quanto affascinante Margarete Schütte-Lihotzky (1897-2000), straordinaria protagonista d'una vita lunga e avventurosa che va ben oltre la frankfurter Küche d'abitudine associata al suo nome. Accanto al DVD, il cofanetto contiene un volume di piccolo formato, assai ben curato, le cui pagine scorrono parallele alle immagini. I due saggi d'apertura, firmati rispettivamente da Jacques Gubler e Luca Ortelli, sono dedicati a Schmidt. Il primo presenta un'agile ma efficace sintesi della sua opera, seguendo da vicino lo svolgimento del film di Goël eppure introducendo suggestioni inedite. Il secondo descrive, in modo più analitico, le fasi della carriera dell'architetto svizzero entro la cornice delle diverse geografie culturali che s'è trovato ad attraversare. In questi scritti non sono contenuti elementi che possono stravolgere le interpretazioni correnti sul tema, soprattutto quelle avanzate dal medesimo Gubler nei suoi scritti su ABC ovvero contenute nel volume curato da Ursula Suter, unica monografia su Schmidt, pubblicata nel 1993. Tuttavia si tratta di notevoli testi d'esemplare chiarezza, quasi didattici nella corrispondenza tra forma, linguaggio e contenuto – una chiarezza che non sarebbe dispiaciuta allo stesso Schmidt, si può immaginare.

Della torre AGBAR (o piuttosto del film dedicatole da Goël) nel volume scrive François Bovier, aiutando a sciogliere gli enigmi di un filmato un po' straniante a prima vista. Nonostante la fissità dell'immagine, appare evidente che sono le incessanti, convulse modificazioni del paesaggio urbano di Barcellona, con la loro terribile capacità di alterare o addirittura azzerare memorie individuali e collettive, a diventare le vere protagoniste del video, come lo saranno del resto anche d'altri lavori dell'artista svizzera, quali il film Poble Noe la raccolta fotografica Hotel Comercio , entrambi del 2007. L'accostamento delle ascetiche abitazioni del neues Bauen svizzero allo skyline ipermediatizzato di Barcellona o al volto espressivo di Schütte-Lihotzky può apparire soltanto bislacco. Alla fine della visione o della lettura, ci si rende conto tuttavia che ciò che tiene insieme tali materiali è soprattutto la personalità dell'autrice. Véronique Goël, "cineasta e scultrice [che] vive e lavora a Ginevra" (come la quarta di copertina descrive, con modestia eccessiva), è artista di gran complessità, arrivata al cinema dalla moda, passando per la pittura e l'incisione, che ha scoperto e mette in scena architettura e città come luoghi di tensioni e conflitti permanenti.

Una sua intervista con Olivier Lugon, indispensabile guida alla lettura e visione, chiude il volume. Qui ancora meglio si chiarisce come il cinema sia per Goël "un'arte critica", che contribuisce alla costruzione delle interpretazioni e dei giudizi, senza limitarsi a descrivere scene e situazioni in apparente, consolatoria continuità narrativa. In tal modo la sua scrittura cinematografica aiuta a comprendere il valore simbolico e finanche politico dello spazio architettonico o urbano. Con gli implacabili fermo-immagine ma anche i lunghi piani-sequenza, grazie a cui la camera pare viaggiare attraverso le architetture guardandosi intorno con attitudine quasi contemplativa, lo spazio è svelato come "enjeu primordial des rapports sociaux". In tal maniera un documentario su Schmidt, un'intervista a Schütte-Lihotzky o un esperimento di video-arte su un landmark architettonico a Barcellona, accanto a più tradizionali testi di storia e critica dell'architettura e della città, finiscono per raccontare i molteplici e contraddittori valori politici della forma e del linguaggio. Lontano dalle ideologie, certo, ma anche lontano dalle facili semplificazioni.

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