Milton Glaser: “Less isn’t more, just enough is more”

Ci ha lasciato nel giorno del suo novantunesimo compleanno Milton Glaser, leggenda della grafica del Novecento, emblema di quella New York dove era nato e vissuto e di cui aveva contribuito a forgiare l’identità con un logo.

Milton Glaser, I love NY, 1976

Ci ha lasciato nel giorno del suo novantunesimo compleanno Milton Glaser, leggenda vivente della grafica del Novecento, emblema di quella New York dove era nato e vissuto e di cui aveva contribuito a forgiare l’identità con un logo, il celeberrimo I ♥ NY, che è penetrato nell’immaginario collettivo mondiale grazie ad una sintesi fulminea tra genius loci ed autentico guizzo popolare. Una capacità di sintesi, appunto, su cui Glaser ha costruito l’efficacia e l’incanto della sua produzione grafica, rimasta sempre ancorata alla supremazia della figurazione e del disegno – Glaser resterà sempre scettico non solo rispetto alle possibilità offerte dalla computer graphics, ma anche di tecniche quali il collage – e all’idea di una mediazione efficace tra fine arts e commercial arts, tra ispirazioni nobili e traduzioni intuitive a servizio di beni di largo consumo, giornali, o comunicazione culturale.

There are three responses to a piece of design—yes, no, and WOW! Wow is the one to aim for – MG
Bob Dylan, Milton Glaser

Nato nel 1929 nel Bronx da genitori ebrei di origine ungherese, Glaser si avvicinerà al disegno già da ragazzino ispirato da un medium ancora una volta popolare e squisitamente americano: il fumetto. Dopo gli anni del liceo alla High School of Music & Art, entrerà alla Cooper Union dove incontrerà i suoi futuri soci del leggendario studio di progettazione grafica Pushpin Studios, fondato nel 1954 con Seymour Chwast, Edward Sorel e Reynold Ruffins. L’impatto della loro attività, che si guadagnerà in fretta riconoscibilità iconica e fama, segnerà un passaggio di rottura con il versante più prettamente commerciale dell’advertising americana, nonché con il gusto modernista degli ambienti più elitari.

A definirne il tratto, forme piatte, contorni netti e colori spiccati, ispirati come Glaser ha spesso rivendicato da movimenti quali l’Art Nouveau e la Secessione Viennese, ma anche la pittura a tempera cinese, l’Arte Islamica o la American Primitive Painting, e che troveranno la popolarità nel celebre poster disegnato per l’album “Bob Dylan’s Greatest Hits”, dove il profilo stilizzato del cantante americano – ispirato peraltro ad un autoscatto di Marcel Duchamp – si anima attraverso una psichedelica chioma di capelli dalle ciocche colorate. La fama di quella che verrà anche parafrasata come “Yellow Submarine art” non faticherà ad arrivare oltre Atlantico, dove sarà il Louvre a consacrarne la notorietà con la mostra “Pushpin Style” nel 1970.

Computers are to design as microwaves are to cooking – MG

Risale sempre agli anni ’60 un’altra delle esperienze che più segneranno la carriera di Glaser, inaugurando un filone produttivo, quello dell’art direction e più in generale della grafica a servizio dell’editoria, che Glaser percorrerà per tutto l’arco della sua carriera. È nel 1968 che, insieme a Clay Felker, Glaser fonda New York, antesignano del city magazine, dove peraltro Glaser curerà per anni la rubrica sui ristoranti etnici a buon mercato. Chiusa l’esperienza dei Pushpin, è del 1070, invece, la fondazione di Milton Glaser Inc., il suo studio di design, a cui si affiancherà WEMG, costola dedicata alla produzione editoriale.

What I’m suggesting is we eliminate the term art and call everything work. When it’s really extraordinary and moves it in a certain way, we call it great work. We call it good when it accomplishes a task, and we call it bad when it misses a target. – MG
Milton Glaser, I love NY more than ever
Milton Glaser, I love NY more than ever

La lista dei suoi lavori più celebri è, oltre che prolifica – sono oltre 500 i poster realizzati da Glaser nel corso della sua carriera – estremamente eterogenea e capace di spaziare su registri diversissimi: ricordiamo, tra gli altri, le copertine delle opere di Shakespeare per Signet Classic, il marchio della DC Comics, l’identità visiva della Brooklyn Brewery, il murales della New Federal Office Building di Indianapolis, il poster per la campagna sull’Aids dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Eppure, la più creazione più nota resta senza alcun dubbio quell’emblema dedicato alla sua città natale di cui, nonostante che la proliferazione incontrollata, continuerà a rivendicarne una orgogliosissima paternità. Oggetto di repliche ad ogni latitudine senza che una sola rilettura non sia suonata altro che posticcia, il celebre logo dal cuore rosso – vero e proprio antesignano delle emoticon attuali – fu progettato pro bono per il Dipartimento cittadino del Turismo nel momento in cui la popolarità della Grande Mela stava conoscendo, tra picchi della criminalità e concreti rischi di bancarotta, il suo momento più critico. Scarabocchiato su una busta durante un percorso in taxi, il logo si è trasformato nell’oggetto di un merchandising sfrenato senza per questo, caso più unico che raro, svilire la sua corda emotiva. E proprio all’insegna dell’emotività che I ♥ NY sarà riattualizzato da Glaser all’indomani dell’11 settembre: la versione del logo “I ♥ New York more than ever” presenterà qui una porzione del cuore rosso oscurata, una piccola macchia nera che getterà un’ombra rispetto ad una comunicazione sempre segnata dai toni della gioia, dell’ironia e dell’ottimismo.

A dispetto della sua indissolubile americanità, o del suo essere ancora più profondamente un New Yorker, Glaser ha sempre avuto con l’Italia un legame profondo. Subito dopo gli anni alla Cooper Union, è a Bologna che approda grazie ad una borsa Fulbright per frequentare l’Accademia di Belle Arti e le lezioni di Giorgio Morandi. Sempre in Italia, si avvicinerà ai grandi maestri del Rinascimento, tra i quali Piero della Francesca rimarrà un riferimento importante, celebrato con una serie di acquarelli degli anni ‘90. Numerose sono state poi le collaborazioni con aziende italiane quali Campari, Olivetti, di cui firmerà il celebre manifesto per la Valentine del 1966, o la Piaggio per il poster dei 50 anni della Vespa. Non mancheranno poi i rapporti con il mondo della cultura, tra cui la Biennale di Venezia, o operazioni che chiameremmo oggi di marketing territoriale, quale la serie di poster per il Carnevale di Venezia, per Positano, per Napoli o per Rimini.

Professionista a tutto tondo, nel senso rinascimentale del termine, eclettico al punto di saper comprendere antico e moderno al tempo stesso – Compasso d’Oro alla Carriera

Oggetto di numerose mostre monografiche, quali quelle consacrate dal Centre Pompidou e dal MOMA di New York, l’attività di Milton Glaser ha conquistato numerosi riconoscimenti. Nel 2004 lo Smithsonian Cooper-Hewitt, National Design Museum gli conferisce il Lifetime Achievement Award, mentre è dalle mani dello stesso Barak Obama che riceve nel 2009 la prima National Medal of Arts mai conferita ad un graphic designer. Nel 2018 gli era stato conferito un Compasso d’Oro alla carriera. La sua produzione grafica e teorica è raccolta in numerosi libri, tra cui ricordiamo “The Milton Glaser Poster Book” (1977), “Art Is Work” (2000), “The Design of Dissent” (2005) e “Drawing Is Thinking” (2008).

Immagine di apertura: I love New York more than ever, Milton Glaser

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