Newton, la prima “tavoletta” di Apple

Nato nel 1992, permetteva di scrivere appunti a mano libera, eseguiva calcoli e faceva da rubrica e calendario. Innovativo nel concetto, la sua realizzazione imperfetta ne compromise il successo.    

Sembrava avanti anni luce in quel 1992. Apple Newton è una linea di dispositivi che ha anticipato l'iPhone e gli smartphone. Tecnicamente erano dei computer palmari. O meglio, dei Pda: fu il Newton stesso a portare nel mondo la concezione di Personal Digital Assistent, di un dispositivo dotato di schermo in grado di raccogliere gli appunti, eseguire calcoli, fare da rubrica e calendario. La chicca però era il sistema di riconoscimento della scrittura. Bastava scrivere con il pennino sul display per vedere le proprie parole trasformarsi in appunti digitali. Era il primo ad averlo e la stampa del tempo aveva quasi gridato al miracolo: c'era un nuovo mezzo di interazione tra uomo e macchina, un po' come accaduto con il touch, e andava celebrato.

L'apripista della linea è stato il Newton Message Pad, un dispositivo dotato di un display a cristalli liquidi con risoluzione di 336×240 pixel, rigorosamente in bianco e nero e senza la retroilluminazione. Scorrere tra le caratteristiche tecniche fa sorridere. Dentro a questa scocca nera di ben quattro etti con in risalto la mela morsicata allora multicolore si trovavano una memoria interna di 4 megabyte, una rom di 640 kilobyte poi portata a un megabyte ma soprattutto quattro pile ministilo che alimentavano il tutto.

Foto di Jim Abeles, pubblicata su flickr.com .

Esteticamente non era bellissimo, molto squadrato, poco futuristico. Nonostante la buona accoglienza della critica, il pubblico rimase tiepido. Il Newton costava tantissimo, tra i 799 e i 999 dollari (degli anni '90), era grande, pesante, aveva poca autonomia e nel caso del primo modello il suo punto di forza fu la sua maggior debolezza. Il riconoscimento della scrittura infatti zoppicava, era ancora acerbo. Il motivo dell'insuccesso fu ben sintetizzato dal fumettista Garry Trudeau. In una delle celebri strisce del suo Doonesbury presentava il Newton come un prodotto costosissimo che alla fine aveva le stesse funzioni di un economicissimo taccuino per appunti.

La linea fu rinnovata con nuovi modelli fino al 1998. In soli sei anni il Newton cambiò pelle ben otto volte e nella sua ultima incarnazione, chiamata eMate 300, era diventato simile a un netbook, un piccolo portatile con tastiera qwerty completa e display da 6.8 pollici in scala di grigi e risoluzione di 480x320 pixel. La morte però arrivò nel 1997 da parte di un killer d'eccezione, Steve Jobs. Fu lui, appena ritornato in Apple per salvare l'azienda, a dargli il colpo di grazia. Ma quell'insegnamento gli fu utile. È dal Newton che nacque l'idea di un dispositivo digitale con più mansioni, quello che poi, nel 2001, avremmo chiamato iPod e nel 2007 iPhone.

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