L’intero complesso si distingue sia per le tipologie delle residenze sia per la loro disposizione.
Comprende il recupero della ex mensa dell’Alfa Romeo, il cui volume, rivestito in pietra del Cardoso, viene attraversato da un percorso diagonale e da un cavedio.
Nella zona sud sono allineati tre edifici di otto piani per residenza convenzionata. Le tre facciate rivolte su viale Serra sono protette, dal fatto di essere chiuse e da una certa distanza, dal rumore e dal traffico del viale e l’orientamento dei tre corpi paralleli a via Traiano è in grado di massimizzare l’esposizione solare. Corti aperte di servizio consentono l’accesso ai blocchi dal lato opposto, attraverso alti portici dalle colonne rivestite in pietra bianca che affacciano sui giardini comuni.
La zona nord è caratterizzata da cinque torri snelle che lasciano aperte visuali da via Traiano verso il parco retrostante. Due torri di residenza convenzionata sono allineate con la via; altre tre di residenza libera sono disposte in un giardino più interno.
Le aperture e i materiali utilizzati (cotto decolorato e pietra bianca di Trani) rappresentano una preziosa riflessione sull’edilizia milanese del dopoguerra.
Pubblicato in origine su Domus 900 / febbraio 2007
Dialogo urbano
Alle porte della città, in un’area strategica in cui dagli anni Trenta a oggi Milano ha cercato di modellare l’immagine originale e contraddittoria di una propria modernità [...] si sta lentamente costruendo un frammento architettonico e urbano, che potrebbe diventare importante per l’architettura italiana contemporanea e per gli sviluppi di un mercato immobiliare in forte crescita ma anche con molte zone d’ombra. L’area dell’ex fabbrica Alfa Romeo al Portello, cuneo incastrato tra il QT8 e la Fiera, è stata ripensata verso la fine degli anni Novanta da Gino Valle che ha disegnato il masterplan generale su cui in seguito sono stati chiamati lo stesso Valle – che ha realizzato la prima opera, un centro commerciale – quindi Cino Zucchi e Guido Canali per la residenza e Charles Jencks con Andreas Kipar e Land per il parco urbano. L’area – un grande trapezio tagliato a metà da una strada di scorrimento veloce – è stata organizzata da Valle in maniera molto elementare: quattro settori, di cui uno occupato dal parco, mentre i rimanenti, destinati alla residenza sia convenzionata che libera, sono collegati secondo diagonali pedonali che traguardano con un ponte l’asse attrezzato. Il primo nucleo residenziale realizzato, disegnato da Cino Zucchi, sorge alle spalle del centro commerciale, che con il suo portico centrale fuori scala lancia una delle traiettorie pedonali a definire il limite esterno dell’isolato verso il parco. La percezione immediata è quella di un insediamento denso, costruito attraverso il dialogo serrato tra edifici pensati come famiglie di individui autonomi legati da assonanze, rimandi, dettagli ripetuti, materiali che si rispecchiano. [...]. Al centro del complesso domina per massa e densità l’ex mensa adibita a uffici: salvata la fetta della facciata originale su via Traiano, il resto del corpo che segue e che si incunea fino al centro dell’isolato è trattato con un rivestimento in Pietra del Cardoso a lunghi conci orizzontali e con serramenti in alluminio e vetro. La mensa fa da baricentro su strada nella disposizione dei nuovi edifici, due torri e tre edifici bassi in linea di edilizia convenzionata, mentre sul versante opposto altre tre torri residenziali guardano verso il parco a definire il fronte meridionale dell’isolato. Tutte le facciate sono trattate con un doppio registro narrativo che viene ampliato in continue, abili variazioni sul tema: un fronte più duro e chiuso verso città, e un secondo che viene risolto con un sistema molto profondo e complesso di logge, che si aprono al parco e che trasformano un semplice trattamento delle facciate in un volume autonomo e poroso. Gli scarti nel gioco delle aperture e degli infissi blu cobalto, l’impaginato attento delle facciate nei contrappunti tra il rivestimento in cotto decolorato e la pietra bianca di Trani, il trattamento sofisticato delle logge nei tagli che portano luce ai locali interni degli appartamenti indicano la volontà consapevole del progettista di affinare un linguaggio formale in cui la lezione milanese di Caccia Dominioni, Asnago e Vender, ma anche del Bottoni al QT8 e al quartiere Harar, si incontra con le più recenti esperienze residenziali olandesi e tedesche. [...]. Tutto l’isolato mantiene una cura e un controllo dei dettagli e degli elementi al piano terra, dalle portinerie alle panchine, dai recinti delle diverse aree residenziali al rapporto verde-piano di calpestio, che sembra voler indicare una strada necessaria per l’architettura urbana residenziale che sia pubblica o privata: il risarcimento di quella drammatica cesura tra spazio interno della casa e abbandono della qualità dello spazio pubblico, che purtroppo ha segnato la crescita delle città italiane dagli anni Sessanta a oggi. [...]
