E se il museo smettesse di essere un edificio? Nelle Filippine, Kontempo lo trasforma in una foresta

A Manila, lungo il Pasig River, il nuovo centro d’arte progettato da Kulapat Yantrasast per Ayala Foundation rinuncia alla collezione permanente e si immagina come una foresta aperta: un’infrastruttura civica fatta di luce, ventilazione naturale e programmi in continua evoluzione.

Quando Kulapat Yantrasast, architetto americano di origine thailandese, descrive Kontempo, il nuovo centro d’arte contemporanea che sta progettando a Manila, a un certo punto smette di parlare di architettura per evocare foreste e natura.

Yantrasast, fondatore nel 2004 dello studio Why Architecture con sedi a Los Angeles e New York, è anche autore della risistemazione della Michael C. Rockefeller Wing al Metropolitan Museum of Art, oltre che del Dib Bangkok  — il primo museo d’arte contemporanea internazionale della Thailandia — del Grand Rapids Art Museum in Michigan e dell’espansione dello Speed Art Museum in Kentucky. Quando racconta il percorso che ha portato a Kontempo, uno dei centri d’arte contemporanea più interessanti oggi in cantiere, sceglie un’immagine precisa: “Dall’architettura tropicale alla natura, dalla natura alle foglie, dalle foglie alla foresta.” Una foresta, appunto, non un edificio museale, non un semplice contenitore per l’arte, non un landmark urbano — anche se Kontempo sarà in realtà tutto questo. Ma prima di tutto, una foresta.

Why Architecture, Lor Calma & Partners, Kontempo, 2028, Manila, Filippine. Courtesy Ayala Foundation, Why Architecture e Lor Calma & Partners

Il centro sorgerà lungo il Pasig River, nel distretto di Circuit Makati a Manila, con apertura prevista per la fine del 2028. Why Architecture lavora in collaborazione con lo studio locale Lor Calma & Partners; il committente è Ayala Foundation, braccio culturale e sociale di uno dei principali gruppi industriali delle Filippine. Il progetto promette di ridefinire cosa può essere un’istituzione culturale nel XXI secolo — e i motivi per crederci sono concreti.

I numeri danno una prima misura dell’ambizione: circa 9.300 metri quadrati, tre grandi spazi espositivi, aree pubbliche, aule didattiche, una presenza significativa sul waterfront. Ma sono i principi a raccontarlo davvero. Kontempo sarà un’istituzione non-collecting: nessuna collezione permanente, nessun deposito, nessuna logica conservativa. Solo programmi, mostre, events, relazioni. Un centro d’arte nel senso più letterale: un luogo che sta al centro di qualcosa, non che accumula.

Le grandi istituzioni artistiche devono fare più che esporre opere: devono favorire la connessione umana e coltivare l’empatia.

Kulapat Yantrasast

Il cuore strutturale è una grande copertura ispirata alla morfologia delle foglie di palma: una serie di “foglie” in acciaio leggero che formano un tetto poroso, capace di filtrare la luce, garantire ventilazione naturale e creare ombra senza chiudere. La copertura non separa interno ed esterno: li mette in relazione, li sovrappone, li lascia compenetrare. Sotto di essa, spazi di sosta, percorsi coperti, vasche d’acqua e piante tropicali. “Un unico, generoso tetto sotto il quale la vita si dispiega senza confini,” dice Yantrasast. “Il tetto raccoglie, trattiene e invita. È al tempo stesso palcoscenico e santuario.”

Le facciate dei padiglioni espositivi riprendono tecniche di tessitura tradizionale filippina — abacà, piña, bambù, fibre di palma — reinterpretate in pannelli contemporanei che funzionano da schermo climatico, riducendo il guadagno termico e offrendo al tempo stesso una narrazione materica precisa. “Questo craft è un linguaggio vivo, in evoluzione,” chiarisce Yantrasast. “Il risultato onora il passato senza esserne vincolato.”

Kulapat Yantrasast, Founder and Creative Director of Why Architecture. Foto Manfredi Gioacchini. Courtesy Ayala Foundation, Why Architecture e Lor Calma & Partners

La relazione con il Pasig River è fondamentale. Il progetto non si limita ad affacciarsi sul fiume, ma cerca di assorbirlo, di farlo diventare parte dell’esperienza museale. “Vogliamo che Kontempo abbracci il fiume,” spiega Yantrasast, “e che ne aspiri la vita e l’energia, per riversarle nella città.” Un’ambizione urbana oltre che architettonica: l’istituzione come infrastruttura civica, cerniera tra lungofiume e quartiere.

L’aspetto forse più radicale riguarda la flessibilità programmatica: gallerie pensate per mostre, installazioni digitali, ambienti immersivi, concerti, eventi di design ed “esperienze che non abbiamo ancora immaginato.” L’architettura non prescrive una modalità unica d’incontro con l’arte: mantiene lo spazio aperto, letteralmente e concettualmente. “Le grandi istituzioni artistiche devono fare più che esporre opere: devono favorire la connessione umana e coltivare l’empatia,” dice l’architetto.

Vogliamo che Kontempo abbracci il fiume e che ne aspiri la vita e l’energia, per riversarle nella città.

Kulapat Yantrasast

Quando gli si chiede cosa il visitatore noterà per primo, la risposta è semplice: “Qualcosa che apra, non che sopraffaccia.” Forse il fiume, forse un’opera inattesa. “Soprattutto, voglio che i visitatori sentano il desiderio di esplorare tutto ciò che l’edificio contiene — e ciò che possono immaginare al suo interno.” Una foresta, appunto, dove perdersi volontariamente.

Immagine di apertura: Why Architecture, Lor Calma & Partners, Kontempo, 2028, Manila, Filippine. Courtesy Ayala Foundation, Why Architecture e Lor Calma & Partners

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