Cosa succede quando a progettare l’ecosistema della cucina arriva uno studio nato fra le automobili? A raccontarlo la collezione di elettrodomestici Musa, l’ultima collaborazione di BorromeodeSilva con Smeg, pensata per uno spazio cucina sempre più integrato, che può diventare unico se si trova il linguaggio giusto con cui farlo parlare.
Ci riesce Musa, un'estetica rigorosa nelle forme, che lascia però scoprire gradualmente un’alta complessità di livelli nella composizione e nella lettura. Sulla chiarezza delle geometrie e su una prima partitura di curvature si innesta un contrasto tra la superficie lucida e la texture di una serigrafia opaca, innescando un effetto di profondità dinamica subito capace di affermare un carattere e al tempo stesso aprire un dialogo con ciò che c’è intorno.
Dall’automotive alla cucina di design: Carlo Borromeo racconta il progetto Musa per Smeg
Nella nuova collezione, BorromeodeSilva ha lavorato sull’identità di un brand e su quella di un ambiente centrale dell’abitare, con una vocazione tutta italiana alla contaminazione tra linguaggi e discipline. Una storia di design trasversale e crosspollinazione.
View Article details
- 29 maggio 2026
È il risultato di un lavoro che solo uno studio dalla vocazione ibrida e trasversale poteva sviluppare al meglio. Fondato nel 2011 da Carlo Borromeo con Fabio de Silva, BorromeodeSilva è uno studio che nasce nel mondo dell’automotive e all’interno di quel mondo cresce e si consolida, trovando la sua identità attraverso una forte selettività sui progetti. “Siamo uno studio boutique” ci racconta Borromeo, “ci piace dire che quando lavori con noi lavori sempre con l’A-team, perché non c'è un B-team”. Negli anni si sono succeduti progetti per grandi brand dell’auto, ma anche una quota crescente di progetti che quell’identità la rappresentano e la arrotondano, facendo della contaminazione tra i diversi campi del design la vera cifra dello studio: comunicazione, branding, prodotto.
Ecco com’è stato possibile che il progetto Musa si sia sviluppato proprio, e prima di tutto, come un progetto fondato sull’identità: “Smeg è un brand atipico, con una cifra di espressività rara nel settore, ed è un marchio evocativo, collegato a immagini anche del passato: pensiamo al frigorifero colorato Fab, un prodotto self standing che si prende il suo spazio, decora, dando carattere all'ambiente. Dall’altro lato abbiamo la cucina contemporanea che è cambiata tantissimo perché, come tutto il resto della casa, è andata man mano a svuotarsi”. E, sottolinea Borromeo, “Smeg è la quintessenza del premium, non inteso come lusso, ma come 'regalo' che chi acquista un prodotto Smeg fa a se stesso”.
Smeg inoltre è un marchio che ha sempre guardato al design come a un territorio ampio, descritto dal pensiero prima ancora che dal prodotto o dai confini disciplinari, tant’è che molti sono gli architetti che hanno firmato icone Smeg, da Guido Canali a Mario Bellini e Renzo Piano: progettisti di spazio, che hanno tradotto la loro visione in oggetti per la vita quotidiana. Quell’identità su cui BorromeodeSilva ha lavorato è infatti un’identità anche spaziale, espressa nel modo contemporaneo di concepire e abitare uno spazio come la cucina: “Se pensiamo alle cucine del passato, della tradizione, erano ricche di oggetti, di suppellettili, di ogni sorta di decorazione che andava poi a definirne l'identità. Adesso siamo in ambienti più puliti”, riflette Borromeo. “Oltretutto era un ambiente di lavoro, una stanza funzionale. Oggi molte persone si sono appassionate alla cucina, e quindi è diventata un palcoscenico, un elemento di espressione della propria personalità”.
Per noi l’ispirazione più grande è stata Carlo Scarpa, le sue architetture fatte di queste geometrie pulite ma espressive, nella loro semplice complessità.
Carlo Borromeo
Per raggiungere il punto d’incontro tra espressività dell’ambiente e integrazione di funzioni e tecnologie, è stata fondamentale l’esperienza dello studio, maturata nel mondo delle automobili: “Siamo abituati a lavorare con il CMF (colori, materiali, finiture), che di fatto è l'ultima parte del processo di car design – spiega Borromeo –. Abbiamo portato questa pratica, crosspollinando, nel progetto di Musa e, usando le texture, abbiamo creato una decorazione che va a generare una cornice e, nei forni, un oblò che invita ad avvicinarsi e guardare dentro”.
Un lavoro antropologico, di indagine nelle pratiche, che è fondamento del design, è anche da sempre la cifra dell’approccio italiano al progetto. Lo conferma Borromeo: “Siamo studiosi di quella che è, prima ancora del design, la storia dell'arte, del prodotto, dell'inventiva nel nostro Paese”. Il riferimento che ha accompagnato la nascita di Musa, come molto del lavoro dello studio, infatti, ha un nome e un cognome: Carlo Scarpa, “le sue architetture” evoca Borromeo mentre concludiamo la nostra conversazione “fatte di queste geometrie molto pulite ma estremamente espressive, estremamente decorative, nella loro semplice complessità”.
Immagine d'apertura: Carlo Borromeo. Foto Luca Ronzoni