Simon Kuper, Stefan Szymanki, ISBN Edizioni, Milano 2010(pp. 364, € 24,00)
Oggi la maggior parte degli economisti concorda con Rob Baade: una grande manifestazione sportiva non rende più ricco il luogo che la ospita. La questione a questo punto è perché i paesi continuano a provarci, perché Stati Uniti, Russia, Australia, Inghilterra, Indonesia, Giappone, Spagna e Portogallo, Olanda e Belgio vogliono organizzare i Mondiali del 2018? La risposta non ha niente a che vedere con i soldi, ma piuttosto rivela qualcosa sulle nuove politiche della felicità che stanno emergendo nel mondo ricco. (…)
Il giorno prima della finale dei Mondiali del 2006, uno degli autori di questo libro, Simon, fece un salto nella via di Berlino dove un tempo aveva abitato. Quindici anni prima, la Hohenfriedbergstrasse era una strada color marrone slavato con i bagni sulle scale, in cui nessuno rivolgeva mai la parola ai vicini. Ora dovette controllare il cartello della via per accertarsi che fosse lo stesso posto. Da ogni casa sventolavano le bandiere (…) e ovunque c'erano bambini che giocavano, benché in teoria in Germania dovessero essere quasi estinti. Il Mondiale sembrava aver reso felice un paese solitamente malinconico. (pp. 226-228)
