I melting pot del futuro: le global city alla prova del climate change

L'autore de Il Movimento del Mondo e Il Secolo Asiatico? spiega che non esiste soltanto una geografia, bensì quattro, strettamente correlate. E che il loro disallineamento è causa di ingiustizie e diseguaglianze. Ecco perché le migrazioni di massa cambiaranno le nostre società

I mondo complesso di oggi va indagato attreverso quattro geografie fodamentali: quella fisica, data dalla conformazione delle terre e dei mari; quella politica, data dai confini nazionali e dalle sfere di influenza; quella funzionale, data dalle infrastrutture fisiche e digitali; quella umana, data dai popoli e dai loro insediamenti.

Quattro mappe strettamente correlate e però fluide e sempre più disallineate tra loro. 

Incrociando i dati della demografia e le previsioni in tema di cambimento climatico risulta chiaro come la maggior parte delle persone nei prossimi decenni nascerà nelle aree meno ospitali del pianeta e questo non potrà che alimentare un flusso migratorio che ridisegnerà la geografia umana, premiando le città che meglio sapranno attrarre i talenti.    

Abbiamo due soluzioni alla grande sfida del nostro tempo rappresentata dal disallineamento delle quattro geografie globali: indirizzare gli essere umani dove ci sono le risorse oppure le tecnologie dove ce n'è bisogno. Penso che faremo entrambe le cose. Andiamo verso un mondo nel quale la mobilità, compresa quella digitale, sarà un diritto umano e le leggi sull'immigrazione più pragmatiche e mirate all'attrazione del talento.

Foto di apertura © Mirko Cecchi