Palazzina San Maurizio

Luigi Moretti progetta nel 1962 un edificio per abitazioni sulle pendici di Monte Mario, a Roma.

Con questo testo, pubblicato in origine su Domus 428/luglio 1965, l'architetto introduceva sulle pagine della rivista il progetto.


Un movimento erompente, dall'interno all'esterno
La costruzione - dice Moretti - è posta sul versante di Monte Mario, steso verso Roma, in una zona ancora oggi non scempia di verde. Tutto questo versante si apre alla vista della cupola di S. Pietro; viene in mente l'evo medio quando dai pellegrini, che venivano dal Nord, dalla Cassia, e scorciavano per queste pendici l'ultimo loro tragitto verso la città santa, Monte Mario era chiamato Mons-joie, perchè da esso si scorgeva per la prima volta la anelata basilica di S. Pietro e la commozione e la letizia erano perciò grandi. Questa architettura è il tentativo di dare forma a un sentimento di violenta espansione che dall'interno delle strutture vuole versarsi verso l'esterno: una carica di energia che dall'interno vuole esplodere verso l'esterno e le sue forze contrarie e contraddittorie.
I volumi orizzontali, sovrapposti e staccati, sospesi, sono realizzati in una materia povera di origine quanto ricca di vibrazioni e colore (uno speciale intonaco ‘grosso’)
I volumi orizzontali, sovrapposti e staccati, sospesi, sono realizzati in una materia povera di origine quanto ricca di vibrazioni e colore (uno speciale intonaco ‘grosso’)
Alcune delle architetture barocche più intense (Borromini, S. Ivo) hanno questo strano senso di esplosione costretta nelle sue forme finali dalle forze avverse del mondo; senso che è poi al fondo di ogni fatto, non remissivo, di architettura, che, in quanto tale, si attua sempre forzando, conquistando e rompendo il mondo esterno. La spina che divide gli spazi dei diversi appartamenti dovrebbe segnare la linea di divergenza delle due direzioni di espansione proprie di ciascuna delle due colonne di spazi omogenei.
Le terrazze, vasche orizzontali sovrapposte, hanno eliminato, visivamente, tutta la muratura verticale; il perimetro di chiusura, arretrato, scompare, lasciando evidente il protendersi dell'interno verso l'esterno. Non esiste più una ‘facciata’, ma una curva superficie continua su tutti i lati, nata da un libero disegno, non da regole fisse o esigenze strutturali
Le terrazze, vasche orizzontali sovrapposte, hanno eliminato, visivamente, tutta la muratura verticale; il perimetro di chiusura, arretrato, scompare, lasciando evidente il protendersi dell'interno verso l'esterno. Non esiste più una ‘facciata’, ma una curva superficie continua su tutti i lati, nata da un libero disegno, non da regole fisse o esigenze strutturali
Vi è anche la ricerca, in questa costruzione, di trovare nuove modulazioni agli usurati schemi di volumi prismatici, individuando nuove forme dinamiche che vivano del giuoco di contrappunto (curvature, luce, materia, ecc.) dell'une sull'altre.

Questa ricerca trova, naturalmente, il suo parametro fondamentale nella esigenza che si ritiene sempre più pressante e ineluttabile di avere per ogni spazio di abitazione chiudibile amplissimi spazi all'aperto e tali che, per differenza di forma e di estensione, rendano ancora più tipici gli spazi interni, concepiti per altro, per mezzo delle vetrate scorrevoli, unitariamente con quelli aperti delle terrazze. Si formano così tipi di spazi nuovi, unitari, ma di diversa densità di luce e d'aria.

Questa architettura troverà la sua espressione compiuta, espressione da cui è ancora ben lontana, allorchè tutte le terrazze, una volta abitate, si trasformeranno in giardini, il cui verde e i cui fiori ricadranno sui parapetti all'esterno. Allorchè gli alberi, sui giardini pensili laterali. siano cresciuti e rendano questa architettura come certi elementi di antiche ville, materia promiscua di verde e murature.
I profili delle balconate non si sovrappongono mai
I profili delle balconate non si sovrappongono mai

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