Unknown Unknowns, guida alla 23a Triennale di Milano

Dalla mostra principale ai padiglioni internazionali, passando per il Portal of Mysteries e il Corridoio Rosso, ecco cosa vedere all’esposizione internazionale che sarà aperta fino a dicembre, ma merita fin da subito una visita.

Unknown Unknowns La mostra tematica principale, curata da Ersilia Vaudo, traccia un’orbita intorno ad un immaginario centro di gravità in cui si abbandona la visione antropocentrica e si aprono nuovi gradi di apertura visiva su quello che tradotto suona più o meno chiaramente come ciò che “non sappiamo di non sapere”. Solo 100 anni fa, quando si inaugurava la Biennale di Monza, primogenita dell’istituzione milanese, si pensava che la Via Lattea fosse l’unica galassia esistente. A oggi, se ne sono scoperte altre 250 miliardi. Secondo le parole della curatrice, di fronte al mistero che non si può svelare, che ci prescinde e ci contiene, non bisogna avere l’ansia di conoscere e di svelarlo ma bisogna piuttosto imparare conviverci, elaborando una nuova coabitazione con l’ignoto. La gravità e la matematica, le neuroscienze e l’astronomia, la fisica teorica e la filosofia della biologia diventano così temi in cui l’arte, il design e l’architettura, con anche opere site specific, si confrontano per provare a trovare soluzioni in cui le culture del progetto possano diventare, forse un giorno, degli strumenti attuativi e non solo speculativi.

La Tradizione del Nuovo – Padiglione Italia Seguendo una tesi consolidata della storia del design italiano che vede nel design di “ricerca” una modalità di sperimentazione e quindi di scoperta, tra arte e design, la mostra curata da Marco Sammicheli, direttore del locale Museo del Design che usualmente ha sede negli stessi spazi in cui si trova questa esplorazione e che per l’occasione si trasforma nel Padiglione Italia, indaga il periodo tra la XIII Triennale del 1964 (Tempo Libero) e la XIX del 1996 (Identità e Differenze). Il percorso tematico che intreccia vari documenti, opere e oggetti, individua delle aree comuni di progetti e azioni – La gravità, Contenitori umani, Environments, La Redazione, I movimenti degli anni ’80, Orizzonti, Sinestesia e Musica – e approfondimenti monografici, che illustrano le ricerche e i risultati raggiunti da autori individuali o gruppi e collettivi che hanno iniziato negli anni in cui una visione “radicale” del design poneva l’attenzione su una nuova cultura del progetto.

Il Corridoio Rosso Il corridoio rosso che si percorre in mostra è la riproduzione fedele (allestita dalla scenografa Margherita Palli) del corridoio della casa di Giovanni Agosti, curatore insieme a Jacopo Stoppa, luogo pieno di opere, libri, oggetti che rappresentano i misteri della sua vita e testimoniano la presenza dell'ignoto negli spazi domestici e quotidiani. Oltre all’ingresso e all’uscita (attraverso un bagno istallato in una immaginaria e verosimile tomba etrusca), dal corridoio si accede a 4 porte aperte su 4 ambienti astratti in cui si indagano temi diversi e molto universali e che si rifanno ai 4 elementi aria, fuoco, acqua, terra e in cui arte antica e arte contemporanea dialogano con opere da Leonardo da Vinci a Galileo Galilei, da Lucio Fontana a Pino Pascali fino ad Alberto Garutti.

Ettore Sottsass, Casa Lana, Il Calcolo Intorno all’esposizione permanente del soggiorno di Casa Lana, interno originale progettato da Sottsass nel 1967 e riallestito in Triennale nel 2021, si tiene la seconda esposizione temporanea curata da Marco Sammicheli, con oggetti e disegni riordinati secondo un tema specifico che per questa occasione è il “calcolo”. Termine utilizzato per riunire due progetti a testimonianza della ricerca di Sottsass nel tentativo di misurare il “grande numero” e organizzare le nuove tecnologie in cui iniziare ad abitare. In mostra alcuni speciali disegni e rari oggetti del calcolatore ELEA 9003 progettato con l’ingegnere Mario Tchou per Olivetti nel 1959 e alcuni elementi del Microenvironment disegnato nel 1972 per la mostra Italy: The New Domestic Landscape allestita al MoMA di New York.

The Future’s Present Quattro sono le iniziative che coinvolgono Francis Kéré partendo dalla prima installazione architettonica visibile all’ingresso della Triennale. The Future’s Present è una alta torre come luogo di isolamento e di riflessione, in cui entrare prima, durante o dopo la visita all’esposizione e sedersi guardando in alto. Luogo di compressione e comprensione, e confronto con sé stessi o con altri, dove trovare un proprio contatto tra la terra della conoscenza (cercando di abbandonare i problemi quotidiani) e il cielo del mistero in cui l’immaginazione si fa largo.

Under a Coffee Tree Come la torre è tipologicamente e metaforicamente un grande albero, un tronco cavo in cui entrare a meditare per conoscere l’”altro”, anche Under a Coffee Tree, seconda opera di Kèré, in asse con la precedente e interna all’edificio posta all’ingresso della caffetteria, è una interpretazione scultorea e arredativa di un albero del caffè, sotto e intorno al quale i visitatori possono accomodarsi per il rito del caffè come nell’idea di una piazza pubblica.

Courtesy Lavazza

Kéré ai Padiglioni Internazionali Nella sezione della Triennale dedicata ai Padiglioni Internazionali, Kéré è il progettista dell’allestimento generale che vede i padiglioni africani al centro e le altre partecipazioni al perimetro, come in un ideale abbraccio comunitario. Il fulcro di questo spazio è Yesterday’s Tomorrow, installazione spaziale che, con 2 pareti decorate da motivi del vernacolo africano, si avvita intorno a un’area centrale da percorrere e abitare ascoltando voci che pongono domande sui temi dell’Esposizione. Infine, sul lato esterno dell’area delle partecipazioni internazionali si trova il padiglione del Burkina Faso, suo paese di origine, in cui un lungo muro dal titolo Drawn Togheter è stato realizzato con una azione partecipativa nei giorni dell’inaugurazione e decorato con segni e simboli della tradizione del paese tentando di infondere uno slancio vitale a questa tradizione.

Francia – Situazioni. Strategie per abitare l’instabilità: fenomeni, avvenimenti, coincidenze Curato da Juliette Gelli, Romain Guillet e Pablo Bras, e allestito con una sensibilità rara, modulando superfici e arredi con mattoni fatti a mano, il padiglione non mette in mostra solo semplici oggetti ma spinge il visitatore a considerare ciò che accade fra di loro, rivelando un infinito e rigenerante rinnovarsi di combinazioni a volte inaspettate. Sullo stesso piano interpretativo, e quindi relazionale, si trovano allestiti una pianta di limoni, un data center autocostruito e altri oggetti, tra caraffe e bicchieri, lampade e superfici sonore, mensole e contenitori, formaggi e Kefir e ina installazione di luce naturale riflessa. In questa selezione varia ed eterogenea si rivela una “ecologia senza natura”, ovvero la scoperta di una prassi delle relazioni fra ciò che produciamo e ciò che esiste già, con la constatazione di quanto, seppur in un presente compromesso, il futuro offra la necessità di interagire in modo diverso con gli ambienti in cui abitiamo, osservando ciò che esiste già e ammettendo di non averne ancora esaurito tutte le configurazioni e gli utilizzi, le sue risorse.

Paesi Bassi – Ci siamo incontrati? Umani e non umani su un terreno comune Con la curatela di Klaas Kuitenbrouwer ed Ellen Zoete e un allestimento del giovane e promettente Studio Ossidiana, composto da due progettisti italiani con base in Olanda, questo progetto vuole favorire nuovi modi di intendere il suolo, la terra, come spazio condiviso tra piante, esseri umani e altri animali. Per affrontare le crisi climatiche e ambientali, la terra non può esistere più solo come disponibilità esclusiva degli umani, ma è necessario ricalibrare la relazione tra tutti gli esseri viventi sul pianeta nelle stesse aree di condivisione. Un isolato urbano a Rotterdam, una fattoria rigenerativa nei territori agricoli dell’est del Paese e una piattaforma petrolifera abbandonata nel Mare del Nord, sono tre luoghi dei Paesi Bassi, diversi dal punto di vista ecologico, che aiutano a indagare le possibilità delle relazioni interspecie nel tempo. L’esposizione si fonda sul modello organizzativo del progetto Zoöp, sviluppato dall’Het Nieuwe Instituut. Questo padiglione ha ricevuto il Bee Award, come primo premio per il miglior padiglione internazionale.

Cipro – Hortus Ignotus. Il giardino sconosciuto Il gruppo di curatori Christiana Ioannou, Daphne Kokkini, Spyros Nasainas e Christos Papastergiou, hanno progettato un’installazione architettonica e audiovisiva che reinterpreta l’idea del recinto e della condizione di un giardino segreto celato dietro una barriera semipermeabile. Partendo dalla antica tradizione dei giardini di Nicosia sull’isola di Cipro e dalla sottolineatura dell’isolamento di alcune condizioni ambientale naturalistiche, l’installazione che sostituisce l’idea tradizionale del padiglione, innesca una esperienza fisica e intellettuale con l’obiettivo di ridefinire il giardino come luogo di contemplazione e di introspezione, tra l’immaginario e l’ignoto.

Austria – Relazioni Intrecciate. Corpi animati Partendo dalle prime ricerche anatomiche che si facevano nel passato, alla nascita della scienza moderna, e osservando che erano fatte su corpi inanimati, resti di cadaveri, Sonja Bäumel con una installazione scultorea, performativa e multimediale, dedica il suo lavoro alle incognite dei cambiamenti di natura biologica, climatica e tecnologica, indagando i confini del corpo umano e il loro rapporto vitale con l’universo microbiotico. “L’essere umano è un biotopo ambulante. Centinaia di migliaia di microorganismi, tra cui batteri, archei, eucarioti, virus, lieviti e parassiti, vivono all’interno dei corpi umani, su di essi e intorno a essi, mantenendoli in vita. Per quanto ci si possa sforzare, non possiamo sottrarci agli intrecci vitali che ci legano all’universo microbico.”

Rom e Sinti – l’Una Non si Muove senza l’Altra A cura di Timea Junghaus, esposto in un padiglione ufficiale di uno stato inesistente per le carte geografiche ma rappresentativo dei popoli nomadi Rom e Sinti, e organizzato dall’European Roma Institute for Arts and Culture (ERIAC) di Berlino, il lavoro di Emília Rigová, comprende una installazione site specific, come un wunderkammern carica di video, fotografie, oggetti trovati e un progetto artistico comunitario. Un altare onora l’opera, la carriera, la vita e il successo di Bári Raklóri, alter ego dell'artista che le permette di eludere l’identità collettiva Rom in quanto artista minoritaria ed agevola gli atti di autodefinizione e libertà. Il suo pseudonimo funge da catalizzatore per raccontare ed abbracciare le sue origini Rom, collegando la sua esperienza individuale alle storie condivise dai membri della comunità Rom milanese. Approfondendo la ricchezza delle loro tradizioni spirituali e materiali, Rigová utilizza le storie evocate dagli scambi per sviluppare narrazioni e coltivare un immaginario autodeterminato della più grande minoranza etnica europea.

Mondo Reale: Nature di Artavazd Pelechian (2020) In un ambiente immersivo come in una comoda sala cinematografica l’ultima opera cinematografica, dopo oltre 25 anni, del celebre regista armeno Artavazd Pelechian, con il titolo Nature (2020), ipnotizza i visitatori che vengono attratti prima da suoni della musica classica e poi risucchiati da una sequenza di immagini coinvolgenti che per un’ora circa mettono in scena la grande complessità del pianeta, con la magnificenza dei paesaggi, la commovente energia vitale e contemporaneamente il potere distruttivo della natura.

Portal of Mysteries Dopo l’ingresso al Palazzo dell’Arte, prima dell’atrio centrale si trova un portale, una specie di star gate, curato dal filosofo Emanuele Coccia e fatto con schermi in cui si mostra una videoinstallazione che introduce ai temi dell’esposizione e che parla del nostro pianeta come grande luogo dell’inconscio che si fa spazio, e a cui il filosofo chiede di pensare, ribaltando il punto di vista, come al pianeta che vive in noi. Videoinstallazione e sound design di Dotdotdot, illustrazioni e animazione di propp.

I cataloghi Coccia è anche il curatore dei 2 cataloghi dell’esposizione che hanno l’ambizione di essere una ulteriore sequenza di stanze analogiche e antologiche: un piccolo breviario in cui sono raccolti saggi teorici di giovani esperti internazionali in varie discipline, dalla politica, alla scienza, all’economia, alla statistica, che indagano i fenomeni del contemporaneo. Il secondo volume illustrato, è realizzato raccogliendo degli immaginari tarocchi che diano indizi per orientarci nelle scoperte dei misteri in mostra.

Nel giorno della presentazione al mondo delle più profonde immagini mai viste dello spazio con galassie lontane milioni di anni luce, ritratte dal nuovo Telescopio Spaziale James Webb, prodotto da Nasa e Esa, inaugura la XXIII Esposizione Triennale di Milano con l’incognito e riflessivo titolo “Unknown Unknowns – Una introduzione ai misteri” (di “ciò che non sappiamo di non sapere”). Non poteva esserci coincidenza e occasione migliore per aprire il sipario su questo sconosciuto universo che si espande a ogni riflessione e che riverbera di energia vitale per il sentire sapiente dell’essere umano.

Non si tratta più e non solo del classico schema offerto dal paradosso socratico di “sapere di non sapere”, quale motore di conoscenza di poche migliaia di anni che riguarda la storia umana, ma il più contemporaneo e complesso – a tratti inquietante e inspiegabile – “non sapere di non sapere”, ovvero la condizione ormai certa del confronto necessario con l’incerto.

Proprio nel 2020, anno nero in cui abbiamo incontrato per la prima il SARS-CoV-2, si iniziavano a tessere le prime riflessioni e confronti per la definizione del tema. Visto che la Triennale si è sempre occupata di temi “emergenti” – nel senso dell’emergenza e dell’affioramento – la decisione si è orientata verso il riconoscimento di una “esplosione dell’ignoto”, dato soprattutto dalla pandemia che ha messo il mondo intero di fronte a qualcosa che si è sviluppato inconsapevolmente dentro i nostri corpi. Da lì sono partite tutte le altre riflessioni urgenti che oggi strutturano questa grande esposizione internazionale, dall’universo più lontano alla materia oscura, dal fondo degli oceani all’origine della nostra coscienza, con l’intenzione di mappare, senza necessariamente geografizzare, i bordi dell’ignoto contemporaneo.

23a Esposizione Internazionale Triennale di Milano. Foto DSL Studio. Courtesy Triennale Milano

Per fare questo viaggio nell’ignoto, il Palazzo dell’Arte si è trasformato in un’astronave in cui si incontrano nuove forme di conoscenza, dove Arti e Scienze sembrano coincidere percorrendo ambiti comuni nei quali si liberano costellazioni di pensieri, idee, opere, documenti, ricerche e voci da un territorio tutto da esplorare. Esplorare ed esporre hanno radici comuni e quindi questo è sicuramente il luogo adatto per porsi delle domande, non preoccupandosi subito delle risposte, allenando il pensiero “non calcolante” libero di speculare, cercando però di non scivolare in quel territorio in cui il misterioso diventa mistico.

Yuri Suzuki, La morte nera, “Unknown Unknowns”. Foto DSL Studio. Courtesy Triennale Milano

Chi meglio di una astrofisica quindi poteva guidare questa astronave atterrata a Milano? Ersilia Vaudo è la curatrice generale della XXIII Triennale, che con la sua chiara visione e alla prova con una esposizione d’arte (e scienza), non vuole cadere negli stereotipi dello sconosciuto. Piuttosto, ha da subito, e forse per deformazione professionale, riconosciuto lo sconosciuto non come antagonista ma come una dimensione da vivere e a cui lasciarsi andare.

Crateri di Encelado e complessi terreni fratturati. Courtesy NASA JPL SpaceScienceInstitute

Al fianco di Vaudo, Francis Kéré, architetto Pritzker 2022, è stato coinvolto come uno speciale ospite d’onore per mettere la sua sensibilità al servizio dell’esposizione, curando, progettando e allestendo opere e spazi in cui ritrovare una visione politica sul mondo per come si conosce o si dovrebbe conoscere. Quasi in antitesi verso un linguaggio iperuranico che caratterizza la maggior parte degli spazi, e per questo complementare, il suo lavoro si rifà a tecniche antiche e popolari, vedendo il passato come qualcosa che informa sempre il futuro attraverso azioni partecipative e di coinvolgimento. Con questo ruolo di rilievo, Kéré si fa inoltre ambasciatore dell’Africa, il più grande e meno noto continente terrestre e vicino di casa poco frequentato dell’Europa.

Partecipazioni internzionali Francia

Foto DSL Studio. Courtesy Triennale Milano

Partecipazioni internzionali Kenya

Foto DSL Studio. Courtesy Triennale Milano

Mondo Reale

Foto Andrea Rossetti. Courtesy Triennale Milano

Mondo Reale

Foto Andrea Rossetti. Courtesy Triennale Milano

La tradizione del nuovo

Foto DSL Studio. Courtesy Triennale Milano

La tradizione del nuovo

Foto DSL Studio. Courtesy Triennale Milano

  

Oltre alla mostra principale tematica, in linea con la tradizione delle Esposizioni Internazionali, si trova una sezione dedicata alle 23 partecipazioni internazionali organizzate attraverso i canali governativi. Tra tutti gli expo internazionali e universali che girano il mondo ed evidenziano tematiche generali, questo si caratterizza per una duplice sfida oltre a quella posta programmaticamente dal nuovo tema: è necessario tenere elevato il livello di attrazione della città rispetto ai visitatori internazionali, inoltre non volendo specializzarsi come le altre manifestazioni che a cadenza regolare – ogni 2, 3, 4, 5 o 10 anni – tracciano lo stato dell’arti divise per discipline – pittura, scultura, architettura, design, cinema, musica, et al – qui le discipline si mescolano e si moltiplicano diventando veicoli di apertura verso una nuova cultura contemporanea.

Francis Kéré, Yesterday Tomorrow. Foto DSL Studio. Courtesy Triennale Milano

Insieme al lavoro dei main curators, un nutrito gruppo di altri autori sono stati chiamati a curare mostre satellite: “Mondo Reale”, ideata da Hervé Chandès, Direttore Artistico Generale della Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi, e “La Tradizione del Nuovo”, curata da Marco Sammicheli, Direttore del Museo del Design Italiano di Triennale Milano. Parte integrante della manifestazione sono inoltre installazioni di progetti speciali che coinvolgono gli storici dell’arte Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa (Il Corridoio Rosso), il musicista e scrittore Francesco Bianconi (Playing the Unknown), il filosofo Emanuele Coccia (Portal of Mysteries), la ricercatrice del Politecnico di Milano Ingrid Paoletti (Alchemic Laboratory), l’artista e Grand Invité 2021-2024 Romeo Castellucci (domani / EL) e il maestro dell’architettura e del design Andrea Branzi (Mostra in Forma di Prosa).

domani, Luca Del Pia, 23ª Esposizione Internazionale, Romeo Castellucci. Courtesy Triennale Milano

Infine, oltre all’interessante rinnovamento della mostra intorno a Casa Lana di Ettore Sottsass dedicata per l’occasione al tema del “Calcolo”, c’è un nutrito calendario di eventi organizzati nei Public Programs, alcune attività digital come il nuovo capitolo della “Game Collection Vol. 2”, una raccolta di nuovi video giochi sperimentali creati da game designer, e “1923: Past Futures” che consente di ricreare “futuri passati” e propone un viaggio nel tempo per scoprire la storia delle Esposizioni Internazionali.

Nella gallery la nostra guida per punti con tutte le cose essenziali da sapere e tenere presente per la visita a questa esposizione.

Unknown Unknowns

La mostra tematica principale, curata da Ersilia Vaudo, traccia un’orbita intorno ad un immaginario centro di gravità in cui si abbandona la visione antropocentrica e si aprono nuovi gradi di apertura visiva su quello che tradotto suona più o meno chiaramente come ciò che “non sappiamo di non sapere”. Solo 100 anni fa, quando si inaugurava la Biennale di Monza, primogenita dell’istituzione milanese, si pensava che la Via Lattea fosse l’unica galassia esistente. A oggi, se ne sono scoperte altre 250 miliardi. Secondo le parole della curatrice, di fronte al mistero che non si può svelare, che ci prescinde e ci contiene, non bisogna avere l’ansia di conoscere e di svelarlo ma bisogna piuttosto imparare conviverci, elaborando una nuova coabitazione con l’ignoto. La gravità e la matematica, le neuroscienze e l’astronomia, la fisica teorica e la filosofia della biologia diventano così temi in cui l’arte, il design e l’architettura, con anche opere site specific, si confrontano per provare a trovare soluzioni in cui le culture del progetto possano diventare, forse un giorno, degli strumenti attuativi e non solo speculativi.

La Tradizione del Nuovo – Padiglione Italia

Seguendo una tesi consolidata della storia del design italiano che vede nel design di “ricerca” una modalità di sperimentazione e quindi di scoperta, tra arte e design, la mostra curata da Marco Sammicheli, direttore del locale Museo del Design che usualmente ha sede negli stessi spazi in cui si trova questa esplorazione e che per l’occasione si trasforma nel Padiglione Italia, indaga il periodo tra la XIII Triennale del 1964 (Tempo Libero) e la XIX del 1996 (Identità e Differenze). Il percorso tematico che intreccia vari documenti, opere e oggetti, individua delle aree comuni di progetti e azioni – La gravità, Contenitori umani, Environments, La Redazione, I movimenti degli anni ’80, Orizzonti, Sinestesia e Musica – e approfondimenti monografici, che illustrano le ricerche e i risultati raggiunti da autori individuali o gruppi e collettivi che hanno iniziato negli anni in cui una visione “radicale” del design poneva l’attenzione su una nuova cultura del progetto.

Il Corridoio Rosso

Il corridoio rosso che si percorre in mostra è la riproduzione fedele (allestita dalla scenografa Margherita Palli) del corridoio della casa di Giovanni Agosti, curatore insieme a Jacopo Stoppa, luogo pieno di opere, libri, oggetti che rappresentano i misteri della sua vita e testimoniano la presenza dell'ignoto negli spazi domestici e quotidiani. Oltre all’ingresso e all’uscita (attraverso un bagno istallato in una immaginaria e verosimile tomba etrusca), dal corridoio si accede a 4 porte aperte su 4 ambienti astratti in cui si indagano temi diversi e molto universali e che si rifanno ai 4 elementi aria, fuoco, acqua, terra e in cui arte antica e arte contemporanea dialogano con opere da Leonardo da Vinci a Galileo Galilei, da Lucio Fontana a Pino Pascali fino ad Alberto Garutti.

Ettore Sottsass, Casa Lana, Il Calcolo

Intorno all’esposizione permanente del soggiorno di Casa Lana, interno originale progettato da Sottsass nel 1967 e riallestito in Triennale nel 2021, si tiene la seconda esposizione temporanea curata da Marco Sammicheli, con oggetti e disegni riordinati secondo un tema specifico che per questa occasione è il “calcolo”. Termine utilizzato per riunire due progetti a testimonianza della ricerca di Sottsass nel tentativo di misurare il “grande numero” e organizzare le nuove tecnologie in cui iniziare ad abitare. In mostra alcuni speciali disegni e rari oggetti del calcolatore ELEA 9003 progettato con l’ingegnere Mario Tchou per Olivetti nel 1959 e alcuni elementi del Microenvironment disegnato nel 1972 per la mostra Italy: The New Domestic Landscape allestita al MoMA di New York.

The Future’s Present

Quattro sono le iniziative che coinvolgono Francis Kéré partendo dalla prima installazione architettonica visibile all’ingresso della Triennale. The Future’s Present è una alta torre come luogo di isolamento e di riflessione, in cui entrare prima, durante o dopo la visita all’esposizione e sedersi guardando in alto. Luogo di compressione e comprensione, e confronto con sé stessi o con altri, dove trovare un proprio contatto tra la terra della conoscenza (cercando di abbandonare i problemi quotidiani) e il cielo del mistero in cui l’immaginazione si fa largo.

Under a Coffee Tree Courtesy Lavazza

Come la torre è tipologicamente e metaforicamente un grande albero, un tronco cavo in cui entrare a meditare per conoscere l’”altro”, anche Under a Coffee Tree, seconda opera di Kèré, in asse con la precedente e interna all’edificio posta all’ingresso della caffetteria, è una interpretazione scultorea e arredativa di un albero del caffè, sotto e intorno al quale i visitatori possono accomodarsi per il rito del caffè come nell’idea di una piazza pubblica.

Kéré ai Padiglioni Internazionali

Nella sezione della Triennale dedicata ai Padiglioni Internazionali, Kéré è il progettista dell’allestimento generale che vede i padiglioni africani al centro e le altre partecipazioni al perimetro, come in un ideale abbraccio comunitario. Il fulcro di questo spazio è Yesterday’s Tomorrow, installazione spaziale che, con 2 pareti decorate da motivi del vernacolo africano, si avvita intorno a un’area centrale da percorrere e abitare ascoltando voci che pongono domande sui temi dell’Esposizione. Infine, sul lato esterno dell’area delle partecipazioni internazionali si trova il padiglione del Burkina Faso, suo paese di origine, in cui un lungo muro dal titolo Drawn Togheter è stato realizzato con una azione partecipativa nei giorni dell’inaugurazione e decorato con segni e simboli della tradizione del paese tentando di infondere uno slancio vitale a questa tradizione.

Francia – Situazioni. Strategie per abitare l’instabilità: fenomeni, avvenimenti, coincidenze

Curato da Juliette Gelli, Romain Guillet e Pablo Bras, e allestito con una sensibilità rara, modulando superfici e arredi con mattoni fatti a mano, il padiglione non mette in mostra solo semplici oggetti ma spinge il visitatore a considerare ciò che accade fra di loro, rivelando un infinito e rigenerante rinnovarsi di combinazioni a volte inaspettate. Sullo stesso piano interpretativo, e quindi relazionale, si trovano allestiti una pianta di limoni, un data center autocostruito e altri oggetti, tra caraffe e bicchieri, lampade e superfici sonore, mensole e contenitori, formaggi e Kefir e ina installazione di luce naturale riflessa. In questa selezione varia ed eterogenea si rivela una “ecologia senza natura”, ovvero la scoperta di una prassi delle relazioni fra ciò che produciamo e ciò che esiste già, con la constatazione di quanto, seppur in un presente compromesso, il futuro offra la necessità di interagire in modo diverso con gli ambienti in cui abitiamo, osservando ciò che esiste già e ammettendo di non averne ancora esaurito tutte le configurazioni e gli utilizzi, le sue risorse.

Paesi Bassi – Ci siamo incontrati? Umani e non umani su un terreno comune

Con la curatela di Klaas Kuitenbrouwer ed Ellen Zoete e un allestimento del giovane e promettente Studio Ossidiana, composto da due progettisti italiani con base in Olanda, questo progetto vuole favorire nuovi modi di intendere il suolo, la terra, come spazio condiviso tra piante, esseri umani e altri animali. Per affrontare le crisi climatiche e ambientali, la terra non può esistere più solo come disponibilità esclusiva degli umani, ma è necessario ricalibrare la relazione tra tutti gli esseri viventi sul pianeta nelle stesse aree di condivisione. Un isolato urbano a Rotterdam, una fattoria rigenerativa nei territori agricoli dell’est del Paese e una piattaforma petrolifera abbandonata nel Mare del Nord, sono tre luoghi dei Paesi Bassi, diversi dal punto di vista ecologico, che aiutano a indagare le possibilità delle relazioni interspecie nel tempo. L’esposizione si fonda sul modello organizzativo del progetto Zoöp, sviluppato dall’Het Nieuwe Instituut. Questo padiglione ha ricevuto il Bee Award, come primo premio per il miglior padiglione internazionale.

Cipro – Hortus Ignotus. Il giardino sconosciuto

Il gruppo di curatori Christiana Ioannou, Daphne Kokkini, Spyros Nasainas e Christos Papastergiou, hanno progettato un’installazione architettonica e audiovisiva che reinterpreta l’idea del recinto e della condizione di un giardino segreto celato dietro una barriera semipermeabile. Partendo dalla antica tradizione dei giardini di Nicosia sull’isola di Cipro e dalla sottolineatura dell’isolamento di alcune condizioni ambientale naturalistiche, l’installazione che sostituisce l’idea tradizionale del padiglione, innesca una esperienza fisica e intellettuale con l’obiettivo di ridefinire il giardino come luogo di contemplazione e di introspezione, tra l’immaginario e l’ignoto.

Austria – Relazioni Intrecciate. Corpi animati

Partendo dalle prime ricerche anatomiche che si facevano nel passato, alla nascita della scienza moderna, e osservando che erano fatte su corpi inanimati, resti di cadaveri, Sonja Bäumel con una installazione scultorea, performativa e multimediale, dedica il suo lavoro alle incognite dei cambiamenti di natura biologica, climatica e tecnologica, indagando i confini del corpo umano e il loro rapporto vitale con l’universo microbiotico. “L’essere umano è un biotopo ambulante. Centinaia di migliaia di microorganismi, tra cui batteri, archei, eucarioti, virus, lieviti e parassiti, vivono all’interno dei corpi umani, su di essi e intorno a essi, mantenendoli in vita. Per quanto ci si possa sforzare, non possiamo sottrarci agli intrecci vitali che ci legano all’universo microbico.”

Rom e Sinti – l’Una Non si Muove senza l’Altra

A cura di Timea Junghaus, esposto in un padiglione ufficiale di uno stato inesistente per le carte geografiche ma rappresentativo dei popoli nomadi Rom e Sinti, e organizzato dall’European Roma Institute for Arts and Culture (ERIAC) di Berlino, il lavoro di Emília Rigová, comprende una installazione site specific, come un wunderkammern carica di video, fotografie, oggetti trovati e un progetto artistico comunitario. Un altare onora l’opera, la carriera, la vita e il successo di Bári Raklóri, alter ego dell'artista che le permette di eludere l’identità collettiva Rom in quanto artista minoritaria ed agevola gli atti di autodefinizione e libertà. Il suo pseudonimo funge da catalizzatore per raccontare ed abbracciare le sue origini Rom, collegando la sua esperienza individuale alle storie condivise dai membri della comunità Rom milanese. Approfondendo la ricchezza delle loro tradizioni spirituali e materiali, Rigová utilizza le storie evocate dagli scambi per sviluppare narrazioni e coltivare un immaginario autodeterminato della più grande minoranza etnica europea.

Mondo Reale: Nature di Artavazd Pelechian (2020)

In un ambiente immersivo come in una comoda sala cinematografica l’ultima opera cinematografica, dopo oltre 25 anni, del celebre regista armeno Artavazd Pelechian, con il titolo Nature (2020), ipnotizza i visitatori che vengono attratti prima da suoni della musica classica e poi risucchiati da una sequenza di immagini coinvolgenti che per un’ora circa mettono in scena la grande complessità del pianeta, con la magnificenza dei paesaggi, la commovente energia vitale e contemporaneamente il potere distruttivo della natura.

Portal of Mysteries

Dopo l’ingresso al Palazzo dell’Arte, prima dell’atrio centrale si trova un portale, una specie di star gate, curato dal filosofo Emanuele Coccia e fatto con schermi in cui si mostra una videoinstallazione che introduce ai temi dell’esposizione e che parla del nostro pianeta come grande luogo dell’inconscio che si fa spazio, e a cui il filosofo chiede di pensare, ribaltando il punto di vista, come al pianeta che vive in noi. Videoinstallazione e sound design di Dotdotdot, illustrazioni e animazione di propp.

I cataloghi

Coccia è anche il curatore dei 2 cataloghi dell’esposizione che hanno l’ambizione di essere una ulteriore sequenza di stanze analogiche e antologiche: un piccolo breviario in cui sono raccolti saggi teorici di giovani esperti internazionali in varie discipline, dalla politica, alla scienza, all’economia, alla statistica, che indagano i fenomeni del contemporaneo. Il secondo volume illustrato, è realizzato raccogliendo degli immaginari tarocchi che diano indizi per orientarci nelle scoperte dei misteri in mostra.