Sono esposte circa 200 opere tra dipinti, disegni, sculture, grafiche, gioielli e ceramiche dagli esordi metafisico-surreali all’adesione al Movimento Arte Concreta nel decennio 1948-1958, fino alle recenti, originalissime composizioni pervase da una sottile ironia.
“Gillo Dorfles è l’artista che ci regala uno sguardo altro sulla realtà che, attraverso apparenti visioni e allucinazioni, ci conduce nella complessità delle cose, filtrato da un’intelligenza mobile, guidato da un’ironia interrogante insieme a un’apertura alle profondità su cui agisce una strana musa il cui nome non conosciamo. Forse si tratta della musica – spiega l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Massimiliano Finazzer Flory –. Un percorso artistico e umano che "Gillo Dorfles: l’avanguardia tradita" intende esplorare e approfondire ancor di più. Perché con la sua personale storia si racconta quasi un secolo di storia dell’arte, non soltanto italiana”.
Fin dagli anni giovanili – i primi lavori risalgono agli anni Trenta – Dorfles si è dedicato con passione alla pittura, seguendo una vena metafisica surreale. Si tratta di composizioni fantastiche dipinte a tempera grassa all’uovo, una tecnica usata dai maestri del Quattrocento e adottata in tempi moderni da pochi, raffinati pittori.
Nel 1948, con Munari, Soldati e Monnet, è tra i fondatori del Movimento Arte Concreta, movimento d’avanguardia che reagisce polemicamente tanto ai dogmi della figurazione quanto a quelli dell’astrazione postcubista. In quest’ambito, centrale diviene il ruolo di Dorfles quale critico e teorico. I “concretisti italiani” si battono per l’assoluta libertà e indipendenza dell’arte da qualunque ideologia, ponendosi in polemica diretta contro ogni condizionamento esteriore all’arte e soprattutto contro la pittura neorealista, vittima di strumentalizzazioni politiche. Gli aderenti al MAC aspirano a consolidare legami con il mondo della produzione, il loro desiderio di crescita industriale li rende attenti alle nuove tecniche e ai nuovi materiali in una città, come Milano, attraversata da un forte desiderio di ricostruzione e di sviluppo dopo i drammatici eventi bellici.
Altro tema centrale per il MAC è rappresentato dalla sintesi delle arti, un effettivo rinnovamento del gusto alla luce della interdisciplinarientà in tutti i settori della vita moderna, fondendo in un unico corpo pittura, scultura, design, architettura, grafica. Questa auspicata collaborazione tra gli artisti del MAC e il mondo dell’industria italiana porterà alla realizzazione di alcune mostre in cui l’arte viene posta al servizio della tecnica; ricordiamo le due tenutesi alla Saletta dell’Elicottero a Milano, nel 1952, che vedono la partecipazione anche di Dorfles: "Materie plastiche in forme concrete" e "2° Mostra di Esperienze e di Sintesi tra le Arti: Studi per forme concrete nell’Industria Motociclistica". Segue un periodo di inattività artistica, in cui Dorfles pubblica numerosi libri, tra i quali Le oscillazioni del gusto, Il Kitsch, nonché numerosi volumi dedicati all’architettura e al design. Insegna nel frattempo Estetica presso l’Università degli Studi di Milano e l’Università di Cagliari.
Agli inizi degli anni Ottanta riprende a disegnare e a dipingere, creando inediti personaggi, organismi anomali, indefinibili, nati da contaminazioni tra mondo umano, animale e vegetale, fluttuanti e dinamici in un perenne processo di evoluzione: una pittura libera, carica di immagini fantastiche, dove l’immagine torna nell’opera, non più dalla natura esteriore, ma piuttosto da quella interiore dell’artista, assumendo gli infiniti aspetti e la poesia che le relazioni delle forme suggerite dalla fantasia possono determinare.
