
Spiagge, parchi, percorsi pedonali e piscine separate. Attraverso i servizi attrezzati sparsi in Sudafrica, il corpus di fotografie di Vincent Bezuidenhout indaga il paesaggio dell’apartheid.

Di recente in mostra al Festival di Hyères, il fotografo greco Petros Efstathiadis nel suo ultimo lavoro esplora la paranoia della società moderna creando pacifiche bombe-giocattolo con oggetti e materiali grezzi provenienti dal villaggio dove è cresciuto.
Il lavoro di Giorgio Buchner, archeologo, e le tracce di vita di uomini vissuti 3.000 anni fa sull'Isola di Ischia s'intrecciano nelle fotografie di Luigi Spina a costruire una drammatica sequenza tassonomica.

Architetto di formazione, Antonio Ottomanelli guarda ai paesaggi abitati come registro delle attività umane: sia di distruzione sia di ricostruzione. Collateral Landscape è una cartografia delle forze scatenate dagli eventi dell'11 settembre 2001.

Né giornalista, né narratore, Luca Campigotto vede New York come una successione di spazi teatrali o scenografie cinematografiche. Il potenziale narrativo delle sue fotografie è poi rafforzato dal fatto che spesso lavora di notte quando “le luci, i contrasti, i colori sono più interpretabili”.
Con linguaggio documentario, Giovanni Hänninen realizza un’indagine dei luoghi che lo sviluppo di Milano ha abbandonato a loro stessi. Come scrive Alberto Amoretti, la sua "è una città dormiente, rannicchiata fra grattacieli e grandi opere di una metropoli affamata di suolo".

Come scrive Ganluca Marziani, Carlo D’Orta è un “biologo” del paesaggio contemporaneo, un ricercatore sottocutaneo che scava sotto il primo strato dell’apparenza urbana.

Il giovane fotografo Delfino Sisto Legnani ci accompagna in un tour a colori della mostra curata da Domus in Casa degli Atellani, riprendendo gli spazi dell'antica dimora sovvertiti dal mondo analogico di Ramak Fazel.

