Il 1° febbraio 2012, il giorno dopo che il cinquantasettenne artista Mike Kelley era stato trovato morto in casa sua—apparentemente suicida—ma prima che un necrologio annunciasse la sua scomparsa, in un vialetto abbandonato della parte nordorientale del quartiere di Highland Park, a Los Angeles, a un isolato di distanza da dove Kelley lavorava, ha fatto la sua comparsa un giocattolo usato. Accanto, una candela accesa. E sulla parete bianca del garage abbandonato qualcuno aveva scritto: More Love Hours Than Can Ever Be Repaid and The Wages of Sin: "Più ore d'amore di quante se ne potranno mai ripagare e i frutti del peccato". Il giorno dopo, insieme con un gruppo che avrebbe raggiunto il numero di quasi quattrocento componenti, accettai l'amicizia su Facebook dell'anonimo creatore di questo monumento alla memoria. Con lo pseudonimo di Mor Lovehours l'autore pubblicò un post in cui chiedeva, a chi volesse, di aiutarlo a costruire questo "altare di palese sentimentalismo"—così lo definiva—di contribuire aggiungendovi "pupazzi di stoffa imbottita, scialli, pannocchie di granoturco essiccato e candele".
Si riferiva, ovviamente, all'omonima opera di Kelley del 1987. Nella collezione del Whitney Museum di New York l'originale di More Love Hours è composto con la stessa "tecnica mista" dell'altarino in memoria di Kelly, che continua a crescere di giorno in giorno grazie alle offerte di pupazzi e trapunte, contributo di un intenso flusso di visitatori. Come altre opere dell'artista, More Love Hours di Kelley è una collezione di articoli a buon mercato reperiti e manipolati dall'artista: in altre parole un'opera costituita da ricordi impliciti e vite immaginarie. È fatta delle connotazioni, opache e indirette, sepolte nella polvere degli oggetti di seconda mano.
In ricordo di Mike Kelley (1954—2012)—
Un monumento spontaneo, "altare di palese sentimentalismo", continua a crescere di giorno in giorno grazie alle offerte di pupazzi e trapunte, portati da un intenso flusso di visitatori. An art report from Los Angeles by Katya Tylevich
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Il monumento spontaneo, altare, in ricordo di Mike Kelly, comparso il 1° febbraio 2012, nel quartiere di Highland Park a Los Angeles dove l'artista americano abitava
Analogamente, nella ricreazione spontanea di quest'opera fondamentale di un artista fondamentale, si ritrovano cenni e frammenti casuali della vita di Kelley e delle vite che ha incrociato, se non personalmente, attraverso la sua opera. Le parole scritte sulle pareti del vialetto (non più in abbandono) e nel libro dei ricordi ricoperto di stoffa che vi è stato collocato, sono messaggi personali ("Grazie per…", "Mi dispiace che…", "Mi ricordo quando…) o significativamente distanti ("Non ti ho mai incontrato, però…). Alcuni messaggi sono firmati da altri artisti significativi e importanti, altri non recano nessuna firma. Uno pterosauro rosa con la scritta Destroy All Monsters ("Distruggi tutti i mostri") pende da una cordicella nel garage, allusione commemorativa al gruppo "anti rock" così battezzato, creato da Kelley nel 1973 (all'epoca studente dell'accademia d'arte dell'Università del Michigan) con Jim Shaw, Niagara (Lynn Rovner) e Cary Loren. Tra gli altri contributi al monumento pupazzi imbottiti con decorazioni personali, locandine delle mostre di Kelley, fiori secchi, fotografie e una cosa che pare una zebra piñata. Necrologio senza parole, il sito coglie nel segno dove le parole falliscono, e invece di celebrare i momenti più appariscenti della vita dell'artista (i successi professionali, per esempio) esalta gli interstizi che uniscono i punti salienti: l'amicizia, il solitario cammino dell'artista, gli aspetti psicologici complessi e le potenti indicazioni visive che definiscono l'opera di Kelley.
L'anonimo creatore di questo monumento alla memoria ha chiesto la partecipazione delle persona attraverso Facebook con lo pseudonimo di Mor Lovehours
Mike Kelley non avrebbe voluto un funerale formale—così mi dicono molti dei suoi amici e compagni d'arte. Ed è quindi significativo che questo monumento (per quanto altare di "palese sentimentalismo") sia comunque grezzo, non finito, totalmente imprevedibile, alla mercè di chi porta il suo contributo e di chi vive nei dintorni. La ricreazione di More Love Hours è un gesto che ricorda il vandalismo e la trasgressione, e allo stesso tempo è un gesto di lutto, d'amore, di omaggio, tanto più potente nella sua complessità. In fin dei conti questo monumento celebra un artista che, per certi aspetti delle sue multiformi e complicate opere, era noto per 'nascondere' il sentimentalismo. L'ultima mostra importante di Kelley che ho visitato era del 2010, quando a Los Angeles venne esposto il suo lavoro in collaborazione con Michael Smith intitolato A Voyage of Growth and Discovery ("Viaggio di crescita e di scoperta"). L'ampia ed elaborata installazione comprende dei video in cui Smith, nei panni di Baby Ikki (uomo-bambino con il pannolino e la barba lunga) si aggira nell'area del Burning Man Festival. Naturale e coinvolgente, l'azione oscilla tra satira pungente e critica impegnata. Più precisamente, l'originale More Love Hours, in una una poetica mescolanza di fisicità e leggerezza intangibile, porta comunque in primo piano i folli approdi della mente insieme con i cumuli degli scatoloni in soffitta. La vulnerabilità serpeggia nell'opera originale esattamente come nella sua ricreazione.
"Nella ricreazione spontanea di quest'opera fondamentale di un artista fondamentale, si ritrovano cenni e frammenti casuali della vita di Kelley e delle vite che ha incrociato, se non personalmente, attraverso la sua opera."

L'autore del monumento ha pubblicato un post in cui chiedeva, a chi volesse, di aiutarlo a costruire questo "altare di palese sentimentalismo", aggiungendovi "pupazzi di stoffa imbottita, scialli, pannocchie di granoturco essiccato e candele"
Domenica scorsa (12 febbraio) il creatore del monumento ha accettato di incontrarmi, a condizione di conservare l'anonimato. Fra una trapunta verde e un mosaico di candele Mor, come lo chiamerò, mi parla del mattino precedente, quando ha sgomberato il sito dalle bottiglie di birra e da una pipa di marijuana. Non c'è dubbio che fossero state lasciate come offerte, afferma Mor, ma non vuole che il luogo diventi un posto da feste. D'altro lato si è profondamente commosso quando una sera ha trovato un gruppo di studenti d'arte seduti nel garage a discutere animatamente. Gli faccio notare che inevitabilmente, nella ri-creazione di un'opera d'arte, chi celebrava il lutto per Mike Kelley ne ha creata un'altra, dotata di un proprio carico di senso e di connotazioni. E proseguo affermando che ciò fa di lui un curatore anonimo. Non è d'accordo: "Sono il custode anonimo", risponde, "Nulla di più". Mor passa ogni mattina a ripulire il sito e a riaccendere le candele; ogni sera ritorna a spegnerle. Quando vede che sta per piovere copre il vialetto con un telo. Ma un giorno, dice, quando sarà il momento, non coprirà più il sito con il telo. Lascerà che gli elementi facciano il loro corso. Katya Tylevich



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