Bianco + Gotti Architetti: cappelle nel cimitero di Cavernago - Architettura - Domus
Bianco + Gotti Architetti: cappelle nel cimitero di Cavernago
 

Bianco + Gotti Architetti: cappelle nel cimitero di Cavernago

Un'architettura per la morte aiuta i vivi a ricordare.

 

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"C'è vita dopo la morte?": una mano anonima ha tracciato su un muro di Belfast un interrogativo con il quale tutti noi, prima o poi, ci confrontiamo. Un po' per esorcizzare la paura della morte, architetti e artisti hanno formulato nel tempo una loro risposta. Hanno riprodotto la città in uno spazio ad hoc, il cimitero: un luogo cintato punteggiato da costruzioni, stradine, piazzette che rievocano il tessuto urbano e la vita quotidiana. Al Cairo, addirittura, i vivi abitano nella città dei morti.
Ma ci vuole sensibilità per interpretare il tema della morte: Angelo Bianco e Mara Gotti, di cui pubblichiamo due cappelle funerarie nel cimitero di Cavernago, in provincia di Bergamo, usano la luce naturale, la presenza solitaria di un arbusto, la tonalità chiara della pietra per ricordare a noi che restiamo chi non c'è più. Laura Bossi

Le due cappelle, appartenenti a famiglie diverse, sono collocate in un volume unitario, monolitico e appena sollevato da terra, interamente rivestito di pietra d'Istria sabbiata in lastre a correre che risvoltano in copertura. Una lamiera di ottone bronzato segna la separazione dalle cappelle esistenti, arretrando dal filo del fronte e conferendo autonomia alla stereometria del nuovo volume.

Il progetto dispone gli accessi su fronti diversi. La condizione, consentita dalla collocazione d'angolo, garantisce riservatezza a ciascuna delle cappelle. A separare gli spazi di servizio cimiteriale si dispone un muro alto quanto le cappelle e come queste rivestito in pietra d'Istria che,staccandosi dal volume principale, definisce uno stretto, e intimo, spazio verde con una pianta d'acero.

L'ingresso alla prima cappella, sottolineato dallo sbalzo del pavimento, avviene attraverso un corridoio, che termina con una porta a tutta altezza in doghe di rovere. All'interno, una grande croce, pure in rovere, misura altezza e larghezza della cappella scostandosi, appena, dalla parete vetrata di fondo attraverso la quale si percepisce il giardino limitato dalla quinta muraria.

L'ingresso alla seconda cappella è posto sul fronte perpendicolare rispetto alla prima. Il portale contiene un battente in lamiera di ottone bronzato e un vetro fisso complanare, mentre una grande lastra in pietra dorata contrasta la trasparenza del vetro retrostante e controlla l'ingresso della luce. Come nella prima, anche nella seconda cappella una parete completamente trasparente consente di godere della vista di uno stretto giardino. Il sistema di fissaggio delle lastre di chiusura dei loculi invisibile, grazie ad un sistema di ancoraggio a scatto, non interferisce la geometria della pietra in lastre di grande formato a disegnare precise campiture e allineamenti. Semplici elementi d'arredo in legno definiscono le sedute ed i piani.

Angelo Bianco (Bergamo, 1965) e Mara Gotti (Bergamo, 1964), si laureano al Politecnico di Milano nel 1991. Dopo autonome esperienze professionali dal 1997 lavorano stabilmente insieme alla redazione e alla realizzazione di progetti d'ambito residenziale, produttivo, commerciale e d'allestimento d'interni sia per committenti privati che pubblici. Vivono e lavorano a Bergamo (dalla relazione di progetto).

Cappelle nel cimitero di Cavernago, Bergamo
Progetto: Angelo Bianco e Mara Gotti
Progetto strutture: Giampietro Lodetti
Costruzione: Virgilio Gherardi
Opere in pietra: Remuzzi Marmi
Opere in ferro: Rondifer
Opere in bronzo: Bagatti bronzisti
Arredi su disegno: Ferrari Legno
Cronologia: progetto 2008; costruzione 2009 Superficie lotto: mq 47,8
Superficie coperta: mq 47,8
Cubatura costruita: mc 113

Pasquini e Tranfa: laboratorio industriale a Seriate (BG)
 

Pasquini e Tranfa: laboratorio industriale a Seriate (BG)

L'ampliamento di un laboratorio per la lavorazione del legno risolto con grande linearità. Testo di Laura Pasquini e Federico Tranfa. Foto di Paolo Rosselli

 

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