L'Aquila 2.0

A tre anni esatti dal sisma, Francesco D'Onghia, studente del Politecnico di Milano, presenta una piattaforma online che mette il cittadino al centro del processo di ricostruzione.

"Soldi spesi finora? Chi lo sa...". Basta la risposta di Fabrizio Barca, Ministro per la coesione territoriale, a restituire il quadro, agghiacciante, di com'è messa L'Aquila tre anni esatti dopo il terremoto del 2009. Nel rimpallo di responsabilità ed emergenze, dopo gli squilli di tromba iniziali, s'è perso il conto. Un numero solo è fisso: lo zero. Quartieri storici restaurati: zero. Palazzetti antichi restaurati: zero. Chiese restaurate: zero. Peggio: prima che fossero rimosse le macerie (zero!), è stata rimossa L'Aquila. Dalla coscienza stessa dell'Italia.

È ancora tutto lì, fermo. Le gonne appese alle grucce degli armadi spalancati nelle case sventrate, i libri caduti da scaffali in bilico sul vuoto, le canottiere che, stese ad asciugare su fili rimasti miracolosamente tesi, sventolano su montagne di detriti e incartamenti burocratici. Decine e decine di ordinanze, delibere, disposizioni, puntualizzazioni, rettifiche e precisazioni che ammucchiate l'una sull'altra hanno fatto un groviglio più insensato e abnorme di certe spropositate impalcature di tubi innocenti e snodi e raccordi che a volte, più che un'opera di messa in sicurezza, sembrano l'opera cervellotica di un artista d'avanguardia
".

A tre anni dal sisma, è questa la 'fotografia' di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo sulla situazione dell'Aquila in un recente articolo pubblicato sul Corriere della Sera.
Frame del video di Manolo Di Pino <i>Fourty seconds – L'Aquila – 7 aprile 2009</i>. Il titolo del video richiama la durata della scossa che ha squassato L'Aquila nella notte del 6 aprile 2009; le immagini sono state scattate la mattina seguente e i giorni successivi. Photo e video © Manolo Di Pino Manolo Di Pino / BlobCG
Frame del video di Manolo Di Pino Fourty seconds – L'Aquila – 7 aprile 2009. Il titolo del video richiama la durata della scossa che ha squassato L'Aquila nella notte del 6 aprile 2009; le immagini sono state scattate la mattina seguente e i giorni successivi. Photo e video © Manolo Di Pino Manolo Di Pino / BlobCG
Nell'era del web 2.0 si è assistito sempre più ad azioni collettive nate e alimentatesi grazie al supporto delle tecnologie digitali, questo vale tanto per le rivolte della Primavera Araba quanto per il mondo delle comunità, creative e non: i principi di comunicazione, condivisione, auto-organizzazione, sostegno reciproco, e interazione stanno crescendo, sempre più veloci ed efficaci, a livello locale, dove gli obiettivi sono più concreti e le motivazioni più forti, e a livello globale, dove lo scambio gratuito di saperi e progettualità sta mettendo a disposizione di chiunque l'accesso a conoscenze e tecnologie.



Potrebbero quindi essere questi gli strumenti attraverso i quali ridare voce a una comunità, quella Aquilana, che sembra essere stata ormai del tutto dimenticata tanto dalla politica quanto dal mondo della creatività e del progetto, del tutto "rimossa dalla coscienza stessa dell'Italia", come dicono Stella e Rizzo, e che, stanca di un approccio assistenzialistico degradante e inefficiente, chiede solo che gli sia data la possibilità di elaborare e portare avanti il proprio progetto di rinnovamento e riscatto?
<i>KiKu, re-imagine the post-disaster reconstruction in the Era of Participation</i>, tesi di laurea di Francesco D'Onghia
KiKu, re-imagine the post-disaster reconstruction in the Era of Participation, tesi di laurea di Francesco D'Onghia
Wired, all'avvicinarsi dell'anniversario del sisma, ha lanciato la campagna Occupy L'Aquila e l'ashtag #occupylaquila su Twitter per raccogliere progetti e proposte su come la ricostruzione della città si possa trasformare in un'opportunità per fare dell'Aquila una città del futuro, una smart city; campagna che confluirà in una prima "occupazione" il 15 aprile nel centro storico dell'Aquila.

Una proposta che va in una direzione ancora più interessante, almeno secondo il parere di chi scrive, è quella, elaborata per il progetto della sua tesi in Product Service System Design, relatore Fabrizio Pierandrei, da Francesco D'Onghia, studente del Politecnico di Milano, istituzione che in questi anni ha condotto un continuo e importante lavoro di ricerca e progetto sulla città, lavoro che, come molti altri, è forse passato in sordina e non ha ricevuto l'attenzione mediatica e il supporto che meritava.
Più che immaginare una città del futuro bisognerebbe forse mettere i residenti e le comunità dell'Aquila nella condizione di costruire la città che vogliono per il loro futuro. La città 2.0 è la soluzione capace di realizzare, con tutti gli strumenti a disposizione, i desideri e le necessità dei suoi abitanti
<i>KiKu, re-imagine the post-disaster reconstruction in the Era of Participation</i>, tesi di laurea di Francesco D'Onghia
KiKu, re-imagine the post-disaster reconstruction in the Era of Participation, tesi di laurea di Francesco D'Onghia
KiKu, re-imagine the post-disaster reconstruction in the Era of Participation verrà presentato al Politecnico di Milano il prossimo 24 aprile, è un progetto per un servizio, una piattaforma online, che supporti e stimoli le attività di auto-sviluppo della comunità, attraverso dinamiche che mettono il cittadino al centro del processo di ricostruzione. È chi vive un territorio che, più di chiunque altro, ne conosce i bisogni reali da ripristinare dopo una calamità; ciò che spesso manca è un mezzo per palesare questi bisogni, per raggrupparli e farli emergere, per renderne consapevoli anche le autorità che si occupano della ricostruzione.

Il progetto è stato ispirato dall'esperienza che Francesco ha vissuto in prima persona a L'Aquila dove ha incontrato persone, associazioni e collettivi che, a scale differenti, dall'orto fino al villaggio autocostruito, come nel caso dell'EVA, e con competenze differenti, portavano avanti il loro progetto di ricostruzione e rinnovamento. Quest'esperienza è confluita, prima, in un piccolo progetto di risistemazione di un minuscolo giardino, realizzato sul campo insieme a tutte le realtà incontrate durante la sua permanenza all'Aquila, poi nel progetto, in realtà pensato per qualsiasi situazione di catastrofe, della sua tesi di laurea.

Più che immaginare una città del futuro bisognerebbe forse mettere i residenti e le comunità dell'Aquila nella condizione di costruire la città che vogliono per il loro futuro. La città 2.0 forse non è la semplice applicazione di un modello perfetto e sostenibile, un'utopia tecnologica, ma piuttosto la soluzione capace di realizzare, con tutti gli strumenti a disposizione, i desideri e le necessità dei suoi abitanti.
<i>KiKu, re-imagine the post-disaster reconstruction in the Era of Participation</i>, tesi di laurea di Francesco D'Onghia
KiKu, re-imagine the post-disaster reconstruction in the Era of Participation, tesi di laurea di Francesco D'Onghia

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