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Come il vento

Con un workshop di due settimane, la coppia di artisti Bianco-Valente ha coinvolto gli abitanti di Becharre, Libano, in un progetto socio-antropologico sul racconto e la memoria.

 

Notizie

Come il vento è l’opera realizzata dagli artisti Bianco-Valente durante una residenza di due settimane a Becharre, comunità cristiano-maronita del nord del Libano, dove sono stati invitati per il progetto A place for action, a cura di Katia Baraldi e Laure Keyrouz (Front of Art).

Due sono gli elementi fortemente contrastanti emersi con forza a Becharre: la bellezza del paesaggio naturale e le costruzioni in cemento, molte delle quali non completate, che hanno preso il posto delle antiche costruzioni in pietra locale. “Il Libano”, spiegano Giovanna Bianco e Pino Valente, “è uno snodo nevralgico di tutto il Medio Oriente, dove le varie confessioni religiose convivono pacificamente e dove potrebbero continuare a farlo, se non fosse per l’influenza delle nazioni circostanti che sono state alla base delle varie guerre che ciclicamente hanno afflitto il Paese. Al momento la guerra in Siria (il confine siriano dista solo una sessantina di chilometri da Becharre) è fonte di grandi preoccupazioni per questa comunità”.

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Come il vento, nella fase iniziale del progetto i due artisti, Giovanna Bianco e Pino Valente, hanno incontrato e dialogato con diversi abitanti di Becharre.

L’idea di base del progetto è stata quella di rendere pubblici i sentimenti e le sensazioni che le persone tendono a non manifestare, pur senza mai toccare direttamente il tema della guerra che è veramente uno degli argomenti più controversi da affrontare per un Libanese. “Abbiamo così incontrato diverse persone per farci raccontare la loro storia”, prosegue la coppia di artisti, “in particolare, agli anziani chiedevamo come fosse cambiato il loro modo di vivere negli anni e se ci fosse qualcosa del passato che gli mancasse particolarmente, mentre ai giovani chiedevamo soprattutto delle loro speranze e di come immaginavano il loro futuro a Becharre”.

 

Da questi racconti sono state estratte alcune brevi frasi, particolarmente poetiche o emblematiche e, con l’aiuto di un calligrafo (ogni comunità libanese ha un calligrafo che si occupa di redigere gli avvisi pubblici per la popolazione) e di tanti ragazzi del posto, le frasi sono state dipinte su alcuni muri in cemento della città. La parte più interessante del lavoro è stata proprio il coinvolgimento e il grande entusiasmo delle tante persone coinvolte nel progetto. “Se all’inizio, quando ci siamo recati dal sindaco per avere le autorizzazioni, sembrava impossibile trovare un muro disponibile, alla fine le persone ci pregavano di scrivere una frase sul muro della propria casa”.

 

Lo spirito delle frasi è stato: “Eravamo come un cuore aperto che ride in mezzo ai campi” oppure “Quando t’immergi nella valle, con un solo sguardo puoi abbracciare terra e cielo”. “Per noi è stata una bellissima esperienza di lavoro, ma soprattutto di vita, anche perché le curatrici hanno fatto sì che venissimo ospitati da una famiglia libanese, e questo ci ha catapultati subito nello spirito giusto per sviluppare in così breve tempo il nostro lavoro”.