Re-Set: le dodici trasformazioni di un padiglione

Nel padiglione olandese, Petra Blaisse ha creato con materiali 'deboli' un intervento architettonico di grande forza, che evidenzia le potenzialità d'uso degli edifici vacanti, in un momento in cui l'utilizzo consapevole degli spazi è cruciale.

 

Architettura / Rita Capezzuto

Oltre all'interesse e alla curiosità, a chi entra nel padiglione olandese per una visita, in questa edizione della 13. Mostra Internazionale di Architettura, viene richiesta una dote particolare: la disponibilità interiore all'attesa e, quindi, a concedersi un tempo adeguato perché le cose succedano. Sembra banale, ma non è facile cambiare un'attitudine sempre più diffusa negli ultimi tempi: quella della fruizione estremamente rapida di qualsiasi evento culturale, soprattutto se collocato in un ambito più ampio, affollato di molte altre proposte in contemporanea.

L'installazione, disegnata da Petra Blaisse dello studio Inside Outside e curata da Ole Bouman, direttore del NAi, è apparentemente molto semplice: due cortine di tessuto a tutt'altezza scorrono lentamente attraverso lo spazio interno dell'edificio storico di Gerrit Rietveld, prendendone possesso; il loro movimento, guidato da binari fissati al soffitto, è regolato da un timer, programmato per alternare scorrimento e pausa complessivamente 12 volte per 96 secondi. Per essere colto nella sua essenza, l'intervento ha dunque bisogno di tempo.

Dice Blaisse: "Abbiamo cercato di valorizzare la dimensione temporale: il movimento delle cortine, infatti, è intrinsecamente un fenomeno cronologico, così come lo è la stessa luce che penetra all'interno del padiglione. L'installazione si muove durante il giorno; le ombre e le macchie di luce che si creano sui muri, sulle cortine e sul pavimento, cambiano posizione seguendo il sole; abbiamo anche installato degli specchi sul tetto per catturare i raggi del sole in direzioni diverse: la luce riflessa va da ovest a est, mentre il sole si muove da est a ovest. Le cortine di tessuto si spostano all'interno dello spazio espositivo in dodici posizioni, come le dodici ore del giorno e della notte".

Re-Set: installazione nel Padiglione dell'Olanda, Giardini della Biennale. Foto di apertura e sopra: Rob ‘t Hart

Insieme al tempo, elemento comprimario del progetto è lo spazio, modificato fisicamente e percettivamente dalle dodici configurazioni delle tende. Racconta Bouman: "Questo padiglione è un incredibile spazio espositivo, costruito 54 anni fa e usato solamente per tre mesi all'anno per la Biennale. Noi abbiamo voluto mostrare che l'architettura può ancora giocare un ruolo importante nel rianimare e rivitalizzare questo spazio vuoto. Petra Blaisse è riuscita a creare una moltitudine di nuove planimetrie: architettura pura! Da un edificio solo, è riuscita a crearne 12 diversi. Si ha l'impressione che, attraverso la sua immaginazione, la struttura sia stata non solo moltiplicata, ma anche amplificata ed estesa. Con questa installazione, il padiglione è diventato non solo un contenitore materiale ma anche un racconto, un'esperienza personale. Alcuni visitatori dicono che si sentono parte integrante di questa performance, altri si siedono sul pavimento e si mettono a osservare l'installazione come se fosse un film".

Re-Set: installazione nel Padiglione dell'Olanda, Giardini della Biennale. Foto: Alessandra Bello

Per la creazione dei nuovi spazi, Blaisse sottolinea anche il ruolo dei tessuti utilizzati, con trame, inserti e colori differenti: "Lo spazio si trasforma letteralmente in una varietà e moltitudine di stanze e di organizzazioni di spazi: in alcuni momenti si ha una stanza, in altri tre, oppure quattro; altre volte, solamente due, ma di forma differente e con effetti diversi; a volte, abbiamo una stanza trasparente, a volte, una stanza cieca, a volte, una stanza tutta colorata". E aggiunge, alludendo alla possibilità di ricorrere con inventiva a pochi e semplici mezzi per trasformare uno spazio: "Rappresenta anche un invito a economizzare in architettura e nell'economia di mercato".

 
Blaisse ha voluto lasciare lo spazio di Rietveld il più vuoto possibile e tenere ben visibile la differenza tra l'esistente e l'implementazione.
 

Re-Set: installazione nel Padiglione dell'Olanda, Giardini della Biennale. Foto: Rob ‘t Hart

Nell'intervento, Blaisse ha voluto lasciare lo spazio di Rietveld il più vuoto possibile e tenere ben visibile la differenza tra l'esistente e l'implementazione: all'esterno ha aggiunto sul basamento una fascia metallica riflettente, grazie alla quale l'edificio sembra essere sollevato dal suolo, leggero e fluttuante. Oltre a montare degli specchi sulla copertura per incanalare la luce solare secondo traiettorie determinate, ha modificato i vetri delle finestre — da opachi a trasparenti.

Re-Set: installazione nel Padiglione dell'Olanda, Giardini della Biennale. Foto: Rob ‘t Hart

All'interno, sul soffitto, il meccanismo di scorrimento delle tende è ben in vista, e ha la valenza di un oggetto d'arte: i binari, la catena, i minuscoli motori compongono un sistema sofisticato dal punto di vista ingegneristico ed esteticamente sono elementi integranti dell'installazione. Per quanto un pregio di tutto l'apparato hi tech fosse la silenziosità, la presenza della catena — simile a quella delle biciclette — ha suggerito alla progettista l'idea di introdurre anche un suono minimale, che si attivasse in concomitanza con il movimento delle cortine, e ha interpellato per questo uno dei collaboratori tecnici, che ha scoperto essere un musicista e compositore professionista.

Re-Set: installazione nel Padiglione dell'Olanda, Giardini della Biennale. Foto: Alessandra Bello

Racconta Blaisse: "Volevo che il suono risultasse puramente meccanico: il musicista, allora, ha realizzato dei pendagli connessi alla cortina di tessuto, e ha integrato degli elementi appositi tra le rotaie. Le tende, quando si muovono, fanno risuonare questi apparecchi, che producono un "tic-tic-tic", oppure un 'bling-bling-bling'…, come se si trattasse di una piccola composizione musicale. Il suono scaturisce in tre punti diversi: a volte, ne senti uno solo; altre volte, due insieme; altre volte, c'è silenzio. Hai quasi la sensazione che questi suoni stiano per annunciare una cerimonia orientale, oppure possono richiamare alla memoria immagini totalmente differenti. Grazie a questa musica, i visitatori che entrano nell'edificio interpretano il suono ciascuno secondo la propria cultura".

Re-Set: installazione nel Padiglione dell'Olanda, Giardini della Biennale. Foto: Alessandra Bello

Padiglione dell'Olanda, 13. Mostra Internazionale di Architettura, Biennale di Venezia
Commissario: Netherlands Architecture Institute (NAi)
Curatore: Ole Bouman
Progetto: Inside Outside — Petra Blaisse
Grafica: Catalogtree
Sistema di guide: Gerriets GmbH
Manifattura tende: Seilemaaker, Theatex
Consulenza ingegneristica: ABT — Rob Nijsse
Realizzazione: Landstra & de Vries
Suono: Hans Jansen

La partecipazione olandese è stata curata dal Nederlands Architetectuurinstitut su incarico del Ministero olandese dell'Istruzione, della Cultura e della Scienza.
Ringraziamenti a: Embassy of the Kingdom of the Netherlands; Foundation Rietveld Pavilion Venice; Gerriets GmbH

Re-Set: installazione nel Padiglione dell'Olanda, Giardini della Biennale. Foto: Gaia Cambiaggi

Re-Set: installazione nel Padiglione dell'Olanda, Giardini della Biennale. Foto: Coen Ruys

Re-Set: installazione nel Padiglione dell'Olanda, Giardini della Biennale. Foto: Inside Outside