Di fronte alla legge
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Di fronte alla legge

L'ampliamento del John Jay College of Criminal Justice di Skidmore Owings & Merrill è un'opera che cerca coscientemente di tessere una gamma di suggestioni: dalla vibrante tela Broadway Boogie-Woogie di Mondrian al potenziale organizzativo offerto dalla griglia viaria cittadina.

 

Architettura / Justin Fowler

Inquadrato nel nitore clinico delle gallerie del Museum of Modern Art di New York, Broadway Boogie-Woogie di Piet Mondrian – che sembra un frammento del piano regolatore cittadino del 1811 animato dall'euforia dell'epoca del jazz, riflessa attraverso la lente di un ansioso emigrato europeo fresco di questi lidi – se ne sta silenziosamente appeso di fronte ai visitatori; figliol prodigo forse riciclato in qualità di memento mori della feticistica griglia di Manhattan. L'opera, concepita tra il 1942 e il 1943, era una dichiarazione d'amore alla città in cui si trovavano in egual misura spirito e rigore. Qui le nere ordinate perpendicolari dell'opera matura di Mondrian si evolvono gradualmente in sincopate gradazioni di giallo, di rosso e di azzurro, suggerendo l'ordine attraverso il ritmo, con percorsi definiti tanto dalla forza e dalla concentrazione delle attività quanto dalla precisione della loro iniziale collocazione. Basta solo osservare appena a sud il Rockefeller Center per capire che il confine fra trasgressione individuale e rispetto per le convenzioni non è mai così evidente come quando si gioca entro gli ambigui confini di Manhattan, dove la condizione dell'isola di "città nella città" ha da tempo superato la soglia del luogo comune fino a includere oggi la sua stessa identità.

A una manciata di isolati a nordest del cuore sepolto di Manhattan, la nuova area di 58.000 metri quadrati del John Jay College of Criminal Justice dello studio Skidmore Owings & Merrill, descritto dal preside Mustafa K. Abadan come "un campus dentro un edificio", è un'opera che cerca coscientemente di tessere una gamma di suggestioni che vanno dalla vibrante tela del Boogie-Woogie al potenziale organizzativo offerto dalla griglia viaria cittadina. È anche un progetto che in virtù del suo pedigree è inevitabilmente destinato a entrare in competizione con la storica eredità della New York di SOM, studio la cui imperscrutabile fierezza cela una lunga vicenda di sforzi per sollevare la banalità a un livello prossimo all'arte in una città dotata in questo senso di una sua storia. In un elenco che non varrebbe la pena di ripetere, ma la cui citazione è richiesta se non altro dall'orgoglio newyorchese, progetti come la Lever House, le sedi del Manufacturers Hanover Trust, della Chase Manhattan Bank, la direzione mondiale della Pepsi-Cola, l'edificio al n. 9 della 57a Strada Ovest, e voci più recenti come il n. 101 di Warren Street, il World Trade Center 7 e il Time Warner Center hanno progressivamente definito l'ambiente costruito della Manhattan del dopoguerra e un canone modernista così tipicamente insulare che un'evoluzione al di fuori di esso appare rischiosa se non delittuosa. Se nel 1947 Henry-Russell Hitchcock propose che le professioni dell'architettura serrassero le file nel segno del dislivello tra 'genio' e 'burocrazia', oggi ci si chiede se, dato che i cosiddetti 'geni' non si sono mai segnalati per la loro capacità di suscitare genuina sorpresa, l'anonima burocrazia di studi come SOM non abbia la sua ragion d'essere nello stornare dal singolo architetto il fardello della perpetua innovazione, dando spazio non solo alla libertà di sbagliare ma anche, se incondizionatamente affrontata, all'occasione di realizzare momenti di qualità, e nel migliore dei casi, di interesse. Sotto molti aspetti, il John Jay offre momenti di questo genere.

L'ampliamento del John Jay College of Criminal Justice di SOM a Manhattan. Photo SOM / Eduard Hueber

Situato tra la 58a e la 59a Strada in una breve striscia di isolati che danno sulla West Side Highway – un'area la cui rapidità di ristrutturazione compete per ambizione e proporzioni solo con il progetto dell'Hudson Yard, immediatamente a sud, e con la ben nutrita frenesia dell'High Line, appena un po' più in là nella stessa direzione – il John Jay sorge a fianco della Hareen Hall, sede principale dell'università, edificio caratteristico rivestito di mattoni, di ispirazione barocco-fiamminga, costruito nel 1906 (poi ristrutturato da Rafel Viñoly nel 1988). Si affaccia sulla bella, terrosa centrale elettrica dello studio McKim Mead & White che sta sul lato opposto dell'11a Avenue. L'esterno dell'edificio, benché rivestito quadi interamente d'acciaio e di vetro, crea un collegamento con gli edifici preesistenti grazie all'importante pendenza del sito tra la 10a e l'11a Avenue, per estendere la linea di cornicione della Haaren Hall attraverso il plinto del nuovo edificio, includendo visivamente il tetto della centrale elettrica in un incruento colpo di mano nei confronti dell'isolato adiacente. Questo assemblage urbanistico viene rafforzato dall'uso intelligente di lamine d'alluminio fissate perpendicolarmente ai montanti dei pannelli vetrati. In quella che dovrebbe a buon diritto trovar posto nella serie delle classiche soluzioni a facciata continua di SOM, qui compaiono lamine verticali di tre differenti dimensioni, ciascuna rivestita su un lato da una fitta trama di puntini rossi rifrangenti e disposta in fasce alternate corrispondenti a ciascuno dei quattro piani del podio e dei quattordici della torre. L'effetto combinato, quando ci si avvicina all'ingresso principale dell'edificio dalla 10a Avenue, dalla rampa occidentale lungo la 59a Strada, è quello di uno scintillante monolite rosso che negozia una continuità tonale tra i suoi predecessori.

Modello dell'ampliamento del John Jay College of Criminal Justice di SOM a Manhattan. Photo Jock Pottle / ESTO

Trattandosi di una scuola di giurisprudenza questa giocosa infrazione ai vincoli fisici della griglia attraverso la destrezza retorica appare curiosamente appropriata. Il motivo della convenzione e della trasgressione trascorre per tutto il progetto, immerso com'è nell'applicazione letterale della metafora. La fattispecie è rappresentata dal cuore dell'edificio – una "cascata sociale" –, un percorso interno di vaste proporzioni che da un lato coincide in pianta con l'ampiezza reale di una strada cittadina ed è illuminato dall'alto da un insieme apparentemente casuale di tubi fluorescenti che stanno a suggerire il movimento delle automobili, ma dall'altro vuole evocare in sezione il tragitto obliquo di Broadway nella griglia ortogonale, qui trasposto nelle piattaforme del podio e della torre. Come le collisioni di Broadway con la struttura normale degli isolati di Manhattan ha prodotto una sequenza di eccezioni spaziali casuali nel tessuto cittadino, anche qui ci sono 'momenti alla Times Square' dove l'oscillazione del vuoto entra in conflitto con la cornice in cui è inserito.

 
Se il John Jay può essere considerato assolutamente in antitesi rispetto alla tradizione di SOM, essa sta in questo uso aggressivo della sezione e nel tentativo di spostare il luogo della circolazione dall'ascensore a un ampio viale cui si affidano le funzioni del tempo libero, dello studio e della mobilità.
 

L'ampliamento del John Jay College of Criminal Justice di SOM a Manhattan. Photo SOM / Eduard Hueber

Rappresentata nella facciata dagli intagli trasparenti, l'espressione di questo intenzionale conflitto evoca gesti simili presenti in recenti progetti cittadini del settore della formazione superiore, dal Diana Center del Barnard College di Weiss/Manfredi, alla nuova sede universitaria della Cooper Union di Thom Mayne, allo Student Center della New School dello stresso SOM, attualmente in costruzione, fino ai progetti non ancora realizzati di SHoP e DS+R per il Fashion Institute of Technology e per il Medical Center della Columbia University. In ognuno di questi progetti la continuità delle sezioni è assunta a fattore dinamizzante, e certamente, come suggerisce Abadan, se il John Jay può essere considerato assolutamente "in antitesi" rispetto alla tradizione di SOM (compresa l'eredità del 'manhattanismo'), essa sta in questo uso aggressivo della sezione e nel tentativo di spostare il luogo della circolazione dall'ascensore a un ampio viale cui si affidano le funzioni del tempo libero, dello studio e della mobilità. In un'università di pendolari, i cui studenti spesso ritornano subito a casa dopo le lezioni, questa impostazione ha già iniziato a dar frutti, tra cui un significativo aumento della partecipazione degli studenti ai programmi extracurricolari. Familiarmente ribattezzata dagli studenti "Jaywalk", ("Viale Jay" ma anche "attraversamento a caso"), la sequenza di questi spazi indica che il ripensamento della predominanza dell'ascensore nei complessi universitari urbani (sull'esempio del Newman Vertical Campus del Baruch College, negli edifici degli Affari esteri e del Northwast Corner della Columbia e in gran parte della New York University) sta approdando a una sottile rivisitazione tipologica, che aggira le regole formali non scritte della città al di là dell'opportunità, della necessità e della licenza poetica, come attraversando fuori dalle strisce.

L'ampliamento del John Jay College of Criminal Justice di SOM a Manhattan. Photo SOM / Eduard Hueber

Mentre prospetto e sezione sono gli elementi più scopertamente teatrali del progetto, il John Jay è un'esercitazione di attenta coreografia intesa a ottenere tutta una gamma di effetti architettonici con mezzi limitati. Con la sua ininterrotta esposizione, il dispiegamento seriale negli interni di elementi e di schemi decorativi generici intesse un'esperienza curiosamente rituale, che tuttavia suggerisce una ricerca puntigliosa delle variazioni su un tema indefinito. I tubi fluorescenti sparsi per tutto il soffitto della sequenza ritornano in essenza sotto forma di lampade verticali allineate lungo il percorso degli uffici dei docenti, e poi ancora come segnali direzionali sul lato inferiore di ognuna delle rampe incrociate della colonna di scale della torre. Le scale stesse, color azzurro brillante, svolgono una duplice funzione, come mezzo di circolazione e come elemento scultoreo, in controluce in modo da apparire come impronte indefinite dietro le pareti translucide delle aule della torre. Alla tinteggiatura è stata attribuita forte importanza per dare varietà agli interni, e il suo uso è sorprendentemente felice all'interno della aule, dove pareti di un giallo sconvolgente fanno da sostituto alla luce naturale, mentre uno specchio di piastrelle verdi sul pavimento della caffetteria superiore, inteso a coordinarsi con il contiguo tetto erboso, è meno convincente.

L'ampliamento del John Jay College of Criminal Justice di SOM a Manhattan: sezione

Ma, come in quest'ultimo caso, ci sono altri gesti in cui la spettacolarità sconfina infelicemente nel didascalico. Una supergrafica da fumetto, che pare presa di peso dalle campagne destinate a ingentilire l'immagine della città (o, a essere generosi, dal New Museum) proclama maiuscole banalità sulla dedizione della scuola alla giurisprudenza. E, mentre questi sentimenti – insieme con il suggerimento dell'architetto che la mole vetrata dell'edificio rappresenti "la trasparenza della giustizia" – sono senza dubbio sinceri, accettarli come oro colato significa perdere gran parte di quello che realmente l'edificio significa, e cioè l'istituzione di un dialogo reale tra l'oggettività simbolica della legge e la realtà della posizione contingente di ciascuno nei suoi confronti. Per tutte le sue evidenti similitudini è una felice ironia che l'ampliamento del John Jay si apprezzi al meglio dall'esterno, obliquamente, nonostante che il suo momento più significativo si verifichi all'ingresso nella Moot Court dal lato orientale della torre. Dalla galleria lo spazio rivestito di legno destinato all'addestramento si ritrae cedendo il posto a una prospettiva ritualmente inquadrata, che spinge lo sguardo oltre la tribuna e sopra i giardini del tetto, arrestandolo per un istante sulle tre bandiere che sventolano al centro, in cima all'Hareen Hall, prima di scioglierlo nell'ampiezza del panorama che dà sull'ordinata completezza di una città che tende a valorizzare l'attraversamento irregolare e le relative, pragmatiche sentenze sui più audaci trasgressori, senza riguardi per la loro genialità e senza garantismi burocratici. Con il John Jay SOM ha creato un'opera ispirata, che innalza la media dell'architettura circostante ben al di sopra dei limiti stabiliti nel consueto gioco cittadino. Mentre un esercito di progetti simili inizia rapidamente a salire sul palcoscenico, i newyorchesi presto potranno giudicare la misura in cui la Manhattan della tela di Mondriaan vada considerata un documento vivo, oppure se i suoi limiti sussistano per una buona ragione.

L'ampliamento del John Jay College of Criminal Justice di SOM a Manhattan. Photo SOM / Eduard Hueber

L'ampliamento del John Jay College of Criminal Justice di SOM a Manhattan. Photo SOM / Eduard Hueber